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Friday, August 28, 2026

West Nile – 432 casi in Italia e 17 morti da inizio anno: secondo decesso a Oristano. “Caldo e siccità alimentano la circolazione”

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West Nile – 432 casi in Italia, 17 morti: secondo decesso a Oristano. “Caldo e siccità alimentano la circolazione”

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Sono saliti a 25 i casi umani di infezione da virus West Nile nella provincia di Oristano, dove si registra anche il secondo decesso dall’inizio della stagione. L’ultimo caso riguarda un ultraottantenne ricoverato all’ospedale San Martino di Oristano. La seconda vittima è invece un uomo di oltre 70 anni, ricoverato inizialmente nello stesso presidio e successivamente trasferito all’ospedale Brotzu di Cagliari. Al San Martino restano ricoverate dieci persone, distribuite in diversi reparti. Dopo la nuova diagnosi, il dipartimento di Prevenzione della Asl 5 di Oristano ha avviato l’inchiesta epidemiologica e le attività di profilassi. Tra gli interventi previsti c’è la disinfestazione nelle aree di residenza delle persone che hanno contratto il virus. “Il numero dei contagi sale ancora e purtroppo si è verificato anche il secondo decesso”, ha sottolineato la direttrice generale della Asl 5, Grazia Cattina, invitando in particolare chi assiste anziani e bambini a prestare attenzione alle misure di protezione.

La direttrice del dipartimento di Prevenzione, Maria Valentina Marras, ha ricordato che per ridurre il rischio di punture è importante evitare i ristagni d’acqua, utilizzare repellenti, indossare abiti lunghi quando si sta all’aperto e proteggere le abitazioni con le zanzariere. Particolare cautela è raccomandata alle persone anziane e ai soggetti fragili.

Il quadro nazionale mostra una circolazione ormai estesa del virus. Secondo l’ultimo bollettino della sorveglianza coordinata dall’Istituto superiore di sanità, aggiornato al 26 agosto, dall’inizio dell’anno sono stati segnalati 432 casi confermati di infezione da West Nile nell’uomo, contro i 312 del precedente aggiornamento. Di questi, 223 hanno sviluppato una forma neuro-invasiva, 144 una forma febbrile, mentre 63 infezioni sono state individuate in donatori di sangue asintomatici. Sono inoltre stati segnalati due casi con altri sintomi. I decessi complessivi sono 17, uno dei quali relativo a un caso importato.

Il numero delle province nelle quali è stata dimostrata la circolazione del virus è salito a 66, distribuite in 17 regioni. La Lombardia è la regione con più casi, 114, seguita dal Veneto con 74, dal Lazio con 63, dal Piemonte con 60 e dall’Emilia-Romagna con 42. In Sardegna i casi indicati nel bollettino erano 20, un dato destinato ad aggiornarsi con le nuove segnalazioni dell’Oristanese. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, i casi sono sostanzialmente sullo stesso livello: erano 430 al 26 agosto 2025. Sono invece diminuiti i decessi, che lo scorso anno erano 27. La letalità delle forme neuro-invasive si attesta quest’anno al 7,2%, contro il 13,9% registrato nello stesso periodo del 2025.

La circolazione favorita dal caldo

A indicare una maggiore circolazione del virus rispetto agli anni precedenti è anche il monitoraggio delle zanzare condotto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. In Veneto e Friuli Venezia Giulia sono stati individuati 73 pool di zanzare positive su 2.131 analizzati, corrispondenti a circa 168mila insetti catturati.

Secondo Fabrizio Montarsi, biologo entomologo dell’IzsVe, le temperature elevate e il prolungamento della stagione calda favoriscono sia la proliferazione delle zanzare sia la circolazione del virus. A incidere sarebbe anche la siccità: la riduzione delle riserve d’acqua può concentrare uccelli e zanzare negli stessi punti, facilitando il passaggio del virus tra il serbatoio animale e il vettore.

Anche l’infettivologo Gianni Rezza, commentando i dati dell’Iss, ha osservato che il West Nile “circola sulla maggior parte del territorio nazionale” ed è ormai endemico in molte aree. La Pianura Padana rimane la zona più colpita, ma la presenza del virus si è estesa anche al Centro-Sud, in particolare nel Lazio e in Campania. Rezza ha inoltre richiamato l’attenzione sulla crescente presenza di focolai nelle aree periurbane, dove sono state rilevate positività nelle zanzare e nell’avifauna anche in prossimità dei centri abitati. La fase di massima circolazione del virus è attesa, come ogni anno, fino ai primi di settembre: l’andamento delle prossime settimane dipenderà soprattutto dalle temperature. “I cambiamenti climatici, allungando la stagione calda, possono contribuire ad alimentare più a lungo il ciclo di trasmissione uccelli-zanzara- uomo/equide, ospiti finali non in grado di trasmettere”.

Un fenomeno relativamente nuovo, spiega Rezza, “è rappresentato dall’interessamento delle aree periurbane. Sebbene per ora le città siano state relativamente risparmiate in termini di casi umani, sono segnalati diversi hotspot intorno alle aree urbane, con riscontro di positività in avifauna o pool di zanzare anche all’interno delle stesse. Tale fenomeno è da tenere sotto osservazione anche a memoria futura, ricordiamo che in passato si sono verificati eventi epidemici ad esempio a Bucarest e New York“. Nelle città infatti c’è “un’abbondante presenza di avifauna potenzialmente suscettibile all’infezione virale nel contesto urbano, dove certo non mancano i vettori”.

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