Le imprese del Centro Italia: Regioni fondamentali per la nuova programmazione dei fondi Ue

Garantire risorse adeguate alla competitività del sistema produttivo e una netta semplificazione delle regole sugli aiuti di Stato. Le Regioni, poi, devono mantenere un ruolo attivo nella programmazione e nella gestione dei fondi strutturali. Sono queste le principali richieste emerse durante l’incontro “Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028–2034: priorità per l’industria italiana tra crescita, coesione e competitività”, promosso da Confindustria e ospitato ieri da Unindustria Lazio a Roma. L’iniziativa, tappa dedicata al Centro Italia del percorso di confronto promosso da Confindustria nelle cinque circoscrizioni elettorali del Parlamento europeo, ha riunito gli eurodeputati della Circoscrizione Italia Centrale, i rappresentanti delle Confindustrie regionali e le istituzioni del territorio, per approfondire le prospettive del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, il principale strumento di programmazione.
I partecipanti
Per le imprese, in dettaglio, sono intervenuti Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria; Fabrizio Bernini, presidente di Confindustria Toscana; Paolo Ceci, presidente del Comitato Regionale della Piccola Industria di Confindustria Marche; Giammarco Urbani, presidente Confindustria Umbria. C’erano poi Antonio Matonti, direttore divisione Policy e Advocacy di Confindustria; Annalisa Sassi, presidente del Consiglio delle Rappresentanze Regionali di Confindustria; Francesco De Santis, vicepresidente Confindustria per Ricerca e Sviluppo; Matteo Borsani, direttore Area Affari Europei Confindustria e Pierpaolo Pontecorvo, delegato di Unindustria agli Affari Europei. All’incontro è intervenuta inoltre Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo, nonché i parlamentari europei Salvatore De Meo (Forza Italia), Nicola Procaccini (Fratelli d’Italia), Camilla Laureti (Partito Democratico), Francesco Torselli (Fratelli d’Italia), Dario Nardella (Partito Democratico).
Il nuovo bilancio Ue
Nel corso dell’incontro è emerso che per le imprese la politica di coesione rappresenta uno strumento centrale per la competitività, favorendo una maggiore integrazione tra obiettivi di sviluppo regionale e politiche industriali europee. La definizione del nuovo bilancio europeo rappresenta un passaggio cruciale per il sistema produttivo italiano: le scelte europee avranno un impatto diretto sulla capacità delle imprese di investire, innovare e competere sui mercati globali. Particolare attenzione è stata dedicata all’evoluzione della politica di coesione e ai nuovi strumenti europei per finanziare la competitività, la ricerca e l’innovazione. Il confronto ha consentito di mettere in dialogo le esigenze dei territori e del sistema produttivo del Centro Italia con gli europarlamentari coinvolti nel negoziato.
Priorità alla semplificazione
«La programmazione europea 2028–2034 deve garantire risorse adeguate alla competitività del sistema produttivo, sostenendo investimenti ad alto impatto industriale anche delle grandi imprese», ha detto Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria. «Occorre – ha aggiunto – una netta semplificazione delle regole sugli aiuti di Stato, superando i vincoli territoriali e le rigidità che oggi impediscono a troppe imprese e troppi progetti di investimento di beneficiare dei sostegni e delle risorse europee che potrebbero generare più innovazione e aumenti della produttività del tessuto produttivo dei territori».
Il ruolo delle Regioni
Per una regione come il Lazio «le risorse Fesr sono decisive per sostenere la competitività, la digitalizzazione e la transizione ecologica, ridurre i divari tra Roma e le province e rafforzare filiere industriali strategiche per il Paese e l’Europa, come il biomedicale e l’aerospazio», ha rimarcato il presidente di Unindustria. «È fondamentale – ha aggiunto – che le Regioni mantengano un ruolo attivo nella programmazione e nella gestione dei Fondi strutturali, seppur migliorando le sinergie con le strategie nazionali, valorizzando progetti interregionali e misurando con più efficacia le performance. Lazio, Toscana, Umbria e Marche meritano un’attenzione unitaria alle loro esigenze e potenzialità».
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