“In affari con la camorra”, maxi sequestro da 220 milioni di euro per l’imprenditore di Melito Giuseppe Rostan
È riconducibile all’imprenditore edile Giuseppe Rostan e ai componenti del suo nucleo familiare il patrimonio immobiliare del valore di circa 220 milioni di euro sequestrato questa mattina dai nuclei Pef della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna. Il provvedimento arriva al termine di una attività investigativa economico-patrimoniale che ha accertato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati dal costruttore e il patrimonio accumulato.
Giuseppe Rostan è lo zio di Michela Rostan, consigliera regionale campana della Lega e in passato parlamentare del Pd, Articolo 1, Liberi e Uguali, Italia Viva e Forza Italia. Il fratello di Giuseppe Rostan, Emilio Rostan, padre della consigliera regionale, ad aprile è stato condannato in appello a sette anni e quattro mesi con accuse di corruzione, nell’ambito di un’indagine sul voto di scambio politico-mafioso alle elezioni comunali di Melito (Napoli) del 2021.
Il decreto di sequestro delle proprietà di Giuseppe Rostan è stato emesso dalla sezione dell’applicazione delle misure di prevenzione del Tribunale di Napoli, su proposta della Dda guidata da Nicola Gratteri.
Le indagini – si legge in una nota diffusa dalla Procura – hanno ricostruito i rapporti d’affari e le cointeressenze societarie con soggetti “riconducibili ad ambienti camorristici”. E sono state rinforzate dalle dichiarazioni di pentiti che hanno consentito di ricostruire i rapporti tessuti dietro alla realizzazione del Parco Primavera a Melito e di altre operazioni immobiliari. Per il Parco Primavera ci fu anche un processo per lottizzazione abusiva e altri reati con l’aggravante camorristica, concluso in primo grado nel 2024 con l’assoluzione di Giuseppe Rostan e degli altri imputati.
Il Pef di Bologna e lo Scico hanno passato al setaccio i redditi di Rostan a partire dal 1999 fino al 2016, rilevando una sproporzione tra i redditi dichiarati e le proprietà a lui riconducibili: partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie e immobili sparsi tra il Lazio e la Campania.
Sono stati quindi sequestrate quote di tre società operanti nel settore immobiliare e sanitario, e ulteriori beni mobili e immobili, oltre a 394 unità immobiliari tra case, negozi, uffici, depositi, autorimesse, terreni e immobili in corso di costruzione, tra le province di Napoli e Roma. Il decreto riguarda inoltre 12 beni mobili registrati e 28 rapporti finanziari tra conti correnti, polizze e assicurazioni.
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