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Monday, November 2, 2026

Da Schumi ad Antonelli, Italia patria mondiale del karting per campioni F1

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C'è una cosa che accomuna il passato agonistico di molti grandi campioni della Formula 1, da Senna a Verstappen passando per Schumacher e ora Kimi Antonelli: il karting. Correre sui go-kart, infatti, è il primo approccio che gli aspiranti piloti hanno con la pista e con la velocità. Il kartodromo è una sorta di palestra che si può cominciare a frequentare già in giovane età (si può iniziare a 6 anni).
    Per questo motivo, il karting è molto di più che una corsa a bordo di curiose "macchinette", ma uno sport vero e proprio, con le sue regole e le sue competizioni internazionali, e soprattutto con grande valore agonistico. E l'Italia è considerata la patria mondiale di questa specialita', grazie alla presenza dei costruttori più prestigiosi (come Crg, Tony Kart, Birel Art) e di campionati di livello internazionale (come la Wsk e il Campionato Italiano Aci Karting). Di conseguenza, moltissimi fuoriclasse e campioni del mondo sono cresciuti, si sono allenati o hanno trionfato sui kartodromi italiani.
    Oltre ai piloti italiani celebri come Riccardo Patrese, Giancarlo Fisichella, Jarno Trulli e Alessandro Zanardi anche gli stessi Max Verstappen, Lewis Hamilton e Robert Kubica, pur essendo stranieri, hanno vissuto e sono cresciuti agonisticamente sui circuiti del nord Italia (come Lonato del Garda o la Conca), correndo per scuderie e costruttori italiani che gestiscono i talenti mondiali.
    Andrea Kimi Antonelli ha dominato la scena internazionale del karting fin da giovanissimo (vincendo il Trofeo Italiano Easykart e i titoli europei Cik-FIA Okj e Ok). Questa formazione sui circuiti italiani lo ha portato a essere selezionato prima dalla scuola federale Aci Sport e poi dalla Mercedes Academy, fino all'incredibile record che lo ha consacrato campione del Mondo di Formula 1.
    "Lewis Hamilton, sto arrivando", si lasciò andare un giovanissimo Antonelli in una vecchia intervista ai tempi in cui correva sui kart quando nessuno, forse nemeno i suoi familiari, avrebbero mai creduto che quella affermazione scherzosa si sarebbe trasformata nella realtà che ieri a Città del Messico ha riscritto la storia della Formula 1. Una storia, quella del prodigio bolognese, cominciata già a un anno tra le braccia del padre Marco, mentre debuttò ufficialmente nelle gare intorno al 2014-2015 con le prime esperienze nella categoria Easykart insieme al team MLG Racing. "Tutto è iniziato da mio padre pilota di super turismo e che gestisce un team - racconta lo stesso Antonelli a 14 anni in una vecchia intervista - da quando sono nato e ho capito che lui era un pilota che gestiva un team di macchine è scoppiata la passione".
    Un futuro nel segno dei motori già scritto tra le piste di kart da Forlì ad Adria passando anche per Sarno nel Salernitano e che comincia sbocciare nel 2014 quando partecipa alle attività della scuola Federale Aci Sport, iniziando un percorso di crescita che lo ha portato a primeggiare a livello nazionale e internazionale. Qui nelle pirme gare da 11enne si distingueva per una velocità straordinaria sia sull'asciutto che sul bagnato, impresioando gli addetti ai lavori. Tra questi i primi a credere veramente nel talento bolognese furono Giancarlo e Giovanni Minardi che, come racconta in varie interviste dell'epoca lo stesso Antonelli, lo fanno conoscere anche ai talent scout della Mercedes che credono in lui portandolo nella Accademy della scuderia di Stoccarda. Fino a farlo finire sotto l'ala protettiva di Toto Wolf, per la scalata alla Formula 1 
   

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