Decreto Scuola, la protesta dei presidi che non vogliono denunciare chi non parla italiano: “Così si alimenta la xenofobia”
I presidi si ribellano al decreto Scuola. In tanti sembrano essere intenzionato a segnalare ai servizi sociali i genitori dei bambini migranti che non parlano italiano. Anzi la parola d’ordine tra i capi d’istituto è una: disobbedienza. Nella nuova norma è infatti previsto che “nei casi in cui le barriere linguistiche dei genitori stranieri costituiscano un ostacolo al dialogo con la scuola l’istituzione scolastica debba segnalare ai servizi sociali territorialmente competenti tali situazioni in modo che venga prescritta ai genitori la frequenza di un percorso di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana, erogato gratuitamente dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia). In caso di mancata frequentazione di tale percorso, si prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1000 euro”.
Un provvedimento “impraticabile” secondo alcuni dirigenti. Per Giusto Catania, dirigente dell’istituto comprensivo “Saladino” di Palermo, “serve solo ad alimentare la xenofobia”. Di fatto, molti presidi hanno deciso di fare obiezione di coscienza e son pronti a subire anche provvedimenti disciplinari pur di non attenersi alle nuove regole.
Tra le più combattive c’è Giovanna Mezzatesta, a capo del liceo “Bottoni” di Milano: “Scherza? Non intendo nemmeno per sogno segnalare i genitori dei miei alunni che non parlano correttamente italiano. Fino a stamattina ero con un padre cinese e abbiamo risolto i problemi con Google traduttore. Stanno solo inseguendo Roberto Vannacci ma non intendo adeguarmi. Se è il caso mi puniscano…”. Gian Paolo Bustreo, dirigente al Iis “Rolando da Piazzola” in provincia di Padova è prudente ma determinato: “Queste persone che arrivano da lontano abbandonando la loro terra hanno già le loro pene e io dovrei pure costringerli a fare un corso di italiano o a prendere una multa qualora non si attengano alle disposizioni? Non ho intenzione di fare barricate ideologiche ma non possiamo stare in silenzio”.
Nei prossimi giorni i presidi del padovano si incontreranno per accordarsi: “Mancano i decreti attuativi e ancora non sappiamo – dice Bustreo – quali saranno le indicazioni dell’ufficio scolastico regionale ma non ho intenzione di ostacolare il ponte che si crea tra scuola e genitori attraverso il figlio”. Al “Rolando da Piazzola” piuttosto intendono lavorare con la scuola Penny Wirton fondata da Eraldo Affinati e continuare ad investire risorse sull’inclusione”.
A puntare il sito contro il decreto è anche Catania, ex assessore nel capoluogo siciliano nella giunta Orlando: “Nella mia scuola ho il 2% circa di stranieri ma sono pronto ad accoglierne ben oltre il 30% per aula. Il governo ha fatto una legge sul nulla perché i casi previsti dalla norma sono pochissimi. Purtroppo non capiscono nulla di Scuola perché nemmeno comprendono che i ragazzi favoriscono il rapporto con i genitori”.
Dalla Sicilia alla Liguria. Tiziano Lucchin, è preside del comprensivo sette di La Spezia: “Se dovremo rispettare la norma lo faremo ma siamo oggettivi: come faremo? Come si giudicherà se un genitore sa a sufficienza l’italiano? Dovremo preparare noi dei test? E i Cpia saranno in grado di accogliere altre persone? Un bambino che arriva a metà anno dal Bangladesh dovrò farlo peregrinare per le scuole che nemmeno conosce?”.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.