Salman Rushdie: "Non si può imporre la democrazia con le armi puntate"

Reduce da una fatwa per blasfemia per il suo libro I versetti satanici emessa dall'allora guida suprema iraniana Khomeini e con il corpo segnato dalle quindici coltellate con cui Hadi Matar, un cittadino americano di origini libanesi, estremista islamico provò a ucciderlo nell'agosto del 2022 durante una conferenza a Chautauqua, nello stato di New York, oggi Salman Rushdie si racconta con un documentario, in uscita in America, girato nei giorni successivi all'attentato.
“È difficile per me rivedere quelle immagini”, dice. “Ma penso che sia importante mostrare alla gente come sia fatto un attentato terroristico.”
Oggi, che ha ricominciato a scrivere romanzi, Rushdie racconta un mondo segnato dalle guerre, convinto che, in Iran, le armi non abbiano scalfito il regime.
“Nessuna delle parti è interessata al benessere degli iraniani. Sono interessate al petrolio, forse. Ma il popolo ne esce sconfitto. Il regime oggi è più attaccato al potere che prima della guerra. Non si può imporre la democrazia con le armi puntate.” conclude lo scrittore.
La fatwa iraniana e l'attentato l'hanno reso un baluardo di quella libertà di espressione che oggi considera in pericolo più che in passato, minacciata non solo nei paesi sotto dittatura, ma anche, dice, in stati democratici come gli USA: “Ma non è solo una questione di governi. Le posizioni della gente sono radicalizzate. Anche i più liberali sono meno disposti ad accettare idee diverse dalle proprie.”
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