Boosta, l'album Pianorama: "Per stare bene devo continuare sempre a sorprendermi"

Davide da cosa è nata l’esigenza per questa nuova sfida in presa diretta? Pianorama è un progetto che era nell’aria da tempo o si è trattato di una urgenza creativa?
Entrambe le cose, l’urgenza creativa è un percorso che dura da tutta la mia vita, più cresci e la strada si allunga più maturi e sviluppi quella maturità per stare bene con quello che fai e dunque continuare a sorprenderti. Questo è un mestiere che regala emozioni e sogni. Sono rimasto curioso e posso giocare con grammatiche diverse, non solo Pop, sono un fiume carsico.
Lavorare in studio in presa diretta significa mettere in primo piano lo strumento: per uno che arriva dal Conservatorio e che già a 15 anni suonava in una band cosa rappresenta questa nudità artistica e sonora?
Uno specchio crudo che toglie deformazioni e imbellettamento, la tecnologia aiuta a cesellare, aiuta anche nella scrittura. Ma solo davanti al piano rimangono le imperfezioni, ho registrato con le mie tastiere che amo e conosco e sono arroganti per la tanta voce che hanno, senti gli scricchiolii del legno, la ghisa del martelletto del pedale. John Cage disse che l’imprevisto è composizione.
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In alcune composizioni ho percepito lo sperimentalismo di Ryūichi Sakamoto e anche gli azzardi di Pat Metheny in Orchestrion: sono musicisti che rientrano nei tuoi ascolti?
Pat Metheny no ma lo amato da adolescente, nel periodo fusion della mia vita: quello che ami della musica ti rimane dentro e lo metabolizzi, essere appassionati di musica significa che qualunque cosa ascolti ti rimane dentro e poi riaffiora. Sakamoto è sperimentale e aspetto di leggere la sua biografia che ho già acquistato. E’ sempre un esempio.
Non so quale era la tua missione ma quando parli di suono che diventa paesaggio a me è arrivata forte l’immagine di Amarcord di Federico Fellini e Novecento di Bernardo Bertolucci con quegli orizzonti sfuocati dalla nebbia in inverno e dall’afa in estate: ci sta?
Mi piace questa tua visione, della musica amo che qualunque motivo che porta a scrivere una canzone rimane poi di chi lo ascolta e quando entra nelle orecchie, nel cuore e nella mente ognuno fa il su viaggio, nessuna canzone ha lo stesso valore per tutti e varia anche in base ai giorni della vita. E’ una questione di prospettive, il paesaggio sembra uno ma in realtà si sta spostando, sposto costantemente il fuoco dell’obiettivo e questo è il dono della musica strumentale.
La composizione N 4, per restare nelle suggestioni, mi ha riportato ai film in bianco e nero di Charlot e Buster Keaton con quella nota quasi ossessiva che ritma l’impatto del bastone sull’asfalto e una suola delle scarpe a passo veloce sul marciapiede.
Lang Lang ha scritto tante composizioni ripetitive; la ripetizione mi affascina e anche la grammatica di scrittura delle composizioni.
Per chiudere con l’ambito cinematografico, la parte elettronica mi ha portato in mondi più oscuri, che vanno da Blade Runner a Waterworld: quanto l’elettronica ti permette di osare nel lato oscuro della tua arte?
Con molta facilità e lo vedo riascoltando le cose, ho una predilezione per suoni scuri come riflesso della personalità, non amo la sintesi campanellosa degli anni Ottanta che si trova nei pezzi dei Berlin. Rumore e interferenze mi affascinano, invecchiando sono poi più sensibile alle frequenze basse.
Il concetto di Pianorama ha tra le sue accezioni quella di sposare la musica a performance visive: nella sua trasposizione live andrai in quella direzione?
Nella prima fase ci sarà solo il piano e poi gli strumenti elettronici che deciderò di portare, sono nel mio parco giochi preferito, ho ricomprato oscillatori degli anni Sessanta, e qui dove mi vedi ora faccio esercizi. E’ un concerto libero senza obblighi, voglio viaggiare anche io.
Quest’anno compie dieci anni La Stanza Intelligente, era il 2016, poi sono arrivati Facile, Post Piano Session e Soloist lo scorso anno: con Pianorama siamo a quota cinque, possiamo considerate chiuso un ciclo e dal 2027 si esplorano altri mondi?
Continuo a esplorare, nel 2027 parto a indagare la parte sinfonica, il 18 gennaio verrà eseguito un concerto che mi è stato commissionato, scrivere per una grande orchestra coinvolgendo l’elettronica è uno step impegnativo. Credo che i cicli durino 11 anni per la mia storia personale. La crisi di mezza età sarebbe a 55 anni ma la rimanderò.
Infine ti chiedo come equilibrerai i tuoi concerti con il repertorio del tuo passato e cosa accadrà di altro nelle prossime settimane della tua vita artistica?
Non suonerei tutto quello che ho fatto ma ci sono cose che voglio riproporre, lo spettacolo diventa un discorso, allarghi la prospettiva e la chiacchiera. Nei concerti parlo pochissimo, deve essere un flusso ma nella presentazione vorrei suonare tre pezzi molto amati del repertorio del Novecento e per me seminali, tra cui Mompou e Bartòk, poi torno al mio passato con pezzi cui sono affezionato.
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