Il Congresso USA: "La guerra all'Iran è già costata 38 miliardi di dollari"

Veicoli militari in fiamme colpiti dal gruppo ad al-Jawf - 15/09/26
Dagli USA a Israele altri 2,8 miliardi di dollari in armi
Quarantamila bombe da 2.000 libbre, circa 900 chilogrammi, e ventimila testate penetranti: è il pacchetto da 2,8 miliardi di dollari di armamenti che l'amministrazione Trump si appresta a vendere a Israele. Lo riporta il Washington Post.
Nella lista figurano 20.000 Blu-117 e 20.000 testate di I-2000 Penetrator. E soprattutto 20.000 Mk-84 soprannominate "il martello", le uniche munizioni che l'amministrazione di Joe Biden aveva smesso di inviare a Israele durante la guerra nella Striscia di Gaza per timore delle conseguenze sui civili. L'esplosione di una Mk-84 proietta frammenti metallici in tutte le direzioni per oltre un chilometro e può perforare strutture metalliche e spessi strati di cemento armato, ricorda il Washington Post.
L'amministrazione Trump sta facendo pressioni sui leader delle commissioni Esteri di Senato e Camera affinché la vendita sia approvata. Ma il passaggio parlamentare, fa notare il quotidiano, sarà un test importante e non solo per i democratici. I sondaggi mostrano costantemente che la maggior parte degli americani si oppone alla guerra in Iran, che ha provocato l'aumento dei costi energetici e dell'inflazione.
A luglio, più di 100 democratici della Camera hanno votato per mettere fine a tutti gli aiuti a Israele, una svolta nella linea del partito. Ma si moltiplicano anche tra i conservatori i critici verso la linea di sostegno incondizionato, da Megyn Kelly a Tucker Carlson e Candace Owens.
"C'è carenza di munizioni", dice un rapporto del dipartimento della Guerra USA
Il Congresso USA: "La guerra è già costata 38 miliardi, 3 miliardi in più ogni mese"
La guerra con L'Iran è già costata agli Stati Uniti 38 miliardi di dollari, rivela un documento pubblicato on line sul suo sito dal Congressional Budget Office (CBO), un organismo indipendente del del Congresso Usa che ha stilato una stima dall'iniizo del conflitto fino ai primi d'agosto.
Il CBO ha valutato i costi sostenuti dal Dipartimento della Difesa per l'attuale conflitto armato contro l'Iran, nonché gli effetti economici e di bilancio del conflitto. Secondo l'agenzia solo il costo della sostituzione delle munizioni utilizzate finora in questo conflitto, iniziato il 28 febbraio, ammonta a 21,7 miliardi di dollari. E se il conflitto va avanti e si intensifica si aggiungeranno tre miliardi di costi ogni mese.
Il gasolio è ai massimi storici, in Italia oltre i 2,3 euro al litro
Media, due morti fra cui una bambina dopo raid Idf a Gaza
Un attacco israeliano contro delle tende improvvisate nella zona di Al-Mawasi a Gaza ha ucciso due persone, tra cui una bambina di otto anni. Lo riporta Al Jazeera citando i suoi corrispondenti sul posto. Almeno altre 14 persone sarebbero rimaste ferite nell'attacco.
Iran, CBO: il costo della guerra giunto a 38 miliardi di dollari, aumenterà di 3 miliardi al mese
La guerra degli Stati Uniti contro l’Iran, in corso da sei mesi, è costata finora 38 miliardi di dollari e si prevede che tale importo aumenti di 3 miliardi di dollari al mese, secondo quanto riferito martedì dall’ufficio contabile del Congresso USA.
Secondo i calcoli del Congressional Budget Office, che ha contabilizzzato le spese fino al 1° agosto, la guerra dovrebbe far aumentare l’inflazione dello 0,5% nei primi tre mesi del 2027.
I crescenti costi hanno messo a dura prova le scorte di munizioni degli Stati Uniti e fatto lievitare i prezzi dell’energia, sollevando preoccupazioni sulla capacità del Paese di rispondere ad altri potenziali conflitti e aggiungendo pressione su un bilancio federale già provato.
Il costo era vicino ai 37,5 miliardi di dollari riportati dal segretario alla Difesa Pete Hegseth durante un’audizione al Senato il 21 luglio.
L’ufficio di bilancio ha affermato che la maggior parte dei costi deriva dal rapido esaurimento delle munizioni e stima che potrebbero essere necessari cinque anni per ricostituire le scorte statunitensi. Reuters ha riferito ad agosto che gli Stati Uniti avevano utilizzato «praticamente tutti» i propri missili di precisione a lungo raggio durante la guerra.
I rappresentanti della Casa Bianca e del Dipartimento della Difesa non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.
L’indagine è stata condotta su richiesta del principale esponente democratico della Commissione Bilancio della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Brendan Boyle della Pennsylvania.
Tv Iran: “L'Idf ha sequestrato Naqaa Hamed, una nostra cronista in Cisgiordania”
Naqaa Hamed, corrispondente di Press Tv in Cisgiordania, è stata rapita dalle forze del regime israeliano vicino a Betlemme". Lo scrive su X la stessa Press Tv, emittente all-news iraniana.
ONU: "Le migliaia di corpi recuperati dalle macerie di Gaza potrebbero essere solo la 'punta dell’iceberg' "
L’agenzia delle Nazioni Unite per i diritti umani ha avvertito che i recenti ritrovamenti di salme a Gaza, per lo più donne e bambini, indicano potenziali violazioni del diritto internazionale e potrebbero costituire crimini di guerra. «I resti recuperati finora potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Gran parte di Gaza è stata rasa al suolo dai bombardamenti israeliani o dalle operazioni di demolizione e sgombero effettuate con macchinari pesanti ed esplosivi», ha affermato Thameen Al-Kheetan, portavoce dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ajith Sunghay, a capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha sottolineato che si stima che circa 8.000 salme rimangano intrappolate sotto le macerie in tutta la Striscia. Lo sgombero dell’area potrebbe protrarsi per un decennio o più». «Israele sta bloccando l’ingresso di strumenti forensi e di identificazione, quali kit per il DNA e le impronte digitali, costringendo le famiglie a identificare i resti in base alle caratteristiche fisiche o a fare supposizioni basate sul luogo del ritrovamento», ha affermato Sunghay. «Ciò comporta, com’era prevedibile, il rischio di perdere le prove necessarie per garantire che ogni individuo responsabile di crimini atroci sia chiamato a rispondere delle proprie azioni. Loro (le famiglie) hanno il diritto di conoscere la sorte dei propri figli, genitori, fratelli e cugini. Hanno il diritto di piangerli con dignità». Gli attacchi israeliani in tutta la Striscia di Gaza di lunedì hanno ucciso due persone e ferito diverse altre, secondo quanto riferito dai funzionari ospedalieri e dal ministero della Salute. I combattimenti più intensi tra Israele e Hamas si sono placati dopo il cessate il fuoco dello scorso ottobre, ma i bombardamenti israeliani hanno ucciso più di 1.360 palestinesi a Gaza, secondo i funzionari sanitari del territorio.
Cardinale Pizzaballa: "Dopo il cessate il fuoco a Gaza ancora enormi sofferenze"
A Gaza "la sofferenza è ancora grande, il cessate il fuoco non ha segnato l'inizio della ricostruzione. Le scuole sono ancora in gran parte chiuse, lasciando centinaia migliaia di bambini senza scuola per il terzo anno consecutivo. Gli ospedali sono malfunzionanti, mentre la popolazione vive in una porzione molto ridotta del territorio originale, in situazioni di estrema precarietà, senza servizi essenziali come acqua, elettrictà".
Lo dice il cardinale Pierbattista Pizzaballa, intervenendo al convegno "Il XXI secolo un nuovo secolo di martiri?", promosso dal Dicastero per le Cause dei Santi.
"Ma a Gaza - ha continuato il Patriarca portando una testimonianza di chi è potuto entrare nella Striscia - ho accettato anche di incontrare i giovani dell'università locale che insistevano perchè io andassi. Mi chiedevo se fosse opportuno, perchè vedete a Gaza non sai mai chi incontri, erano circa 600 studenti tutti musulmani, mi aspettavo domande di carattere politico legate alla guerra. Quasi tutti hanno perso casa e le persone care. Invece le domande erano tutte sulla vita sulla fede, sul cristianesimo. Quando dissi che il cristianesimo vieta la violenza in qualsiasi forma e da qualunque parte venga, si sono alzati per applaudire e confermare che anche loro sono stanchi di violenza e non vogliono più vivere in quel sistema".
"Detto da chi ha perso tutto e vive in condizioni non dignitose in estrema precarietà - ha sottolineato - non è scontato. Gaza è anche questo. In mezzo alla macerie e alla paura continua a emergere una domanda di vita che nessuna guerra riesce a sopprimere".
Gaza, israeliani uccidono Abu Osama, comandante Brigate Essedin di Hamas
Un attacco israeliano a un veicolo nella Striscia di Gaza ha causato ieri la morte di Ahmed al-Batsh, al secolo 'Abu Osama', comandante del battaglione Jabaliya delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio militare di Hamas. Lo riferiscono fonti palestinesi, riporta Ynet.
Cisgiordania: un palestinese ucciso dall’esercito israeliano durante un raid a Ramallah
L’esercito israeliano ha ucciso un palestinese durante un raid nella Cisgiordania occupata, ha annunciato il ministero della Salute palestinese. Ziad Mohammad Jaber, 54 anni, è stato ucciso da «colpi d’arma da fuoco dell’esercito israeliano (...) nella città di Al-Bireh», vicino a Ramallah, nel centro della Cisgiordania, secondo quanto riferito dal ministero. Nelle prime ore del mattino, la Mezzaluna Rossa palestinese ha riferito che i propri soccorritori stavano prestando soccorso a un uomo gravemente ferito da colpi d’arma da fuoco all’addome e alla coscia in seguito a un raid militare, annunciandone poi il trasferimento in ospedale. Un portavoce del ministero ha precisato che il decesso è stato constatato al suo arrivo in ospedale. Interpellata dall’AFP, l’esercito israeliano ha dichiarato di stare effettuando delle verifiche. Il fratello della vittima, Ramadan Mohammad Jaber, ha riferito all’AFP che i militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione verso le 04:00 del mattino, dopo aver fatto saltare in aria la porta d’ingresso. Ha raccontato di essere stato ammanettato e trattenuto in una stanza insieme alla figlia, mentre suo figlio veniva arrestato. I soldati hanno poi fatto saltare in aria la porta dell’appartamento adiacente dove viveva suo fratello. «L’ho sentito urlare, ma non ho sentito spari», ha testimoniato, precisando che suo fratello, ferito, «è stato lasciato nell’appartamento per un’ora e mezza prima che l’esercito autorizzasse l’ambulanza a portarlo in ospedale». Israele occupa la Cisgiordania dal 1967 e le violenze nella regione sono aumentate notevolmente dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha scatenato la guerra a Gaza. Secondo un conteggio dell’AFP basato sui dati del ministero della Salute palestinese, i soldati o i coloni israeliani hanno ucciso almeno 1.109 palestinesi – combattenti e civili – dal 7 ottobre. Le violenze perpetrate dai coloni contro i palestinesi si sono moltiplicate negli ultimi mesi, ma raramente danno luogo a procedimenti giudiziari. Secondo i dati israeliani, nello stesso periodo, almeno 48 israeliani – civili e membri delle forze di sicurezza – sono stati uccisi in attacchi palestinesi o durante operazioni militari israeliane.
Gaza, ONU chiede accesso per i suoi investigatori dopo ritrovamento corpi sotto macerie
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto che agli investigatori internazionali sia consentito l’accesso alla Striscia di Gaza «per contribuire alla raccolta di prove», sospettando possibili violazioni e crimini di guerra da parte di Israele.
«Attualmente, in luoghi rasi al suolo dagli attacchi israeliani, si stanno riesumando i resti di quelle che sembrano essere intere famiglie», ha dichiarato Volker Türk in un comunicato, affermando che «il ritrovamento di un gran numero di salme sotto le macerie a Gaza City riaccende le preoccupazioni riguardo a crimini di guerra e altri crimini atroci».
«Temo che i resti ritrovati finora rappresentino solo la punta dell’iceberg. Gran parte di Gaza è stata rasa al suolo dai bombardamenti israeliani o da operazioni di demolizione e sgombero effettuate con macchinari pesanti ed esplosivi. Ancora oggi, numerose zone di Gaza in cui è schierato l’esercito israeliano continuano a essere rase al suolo dai bulldozer, senza alcun rispetto per i morti che giacciono sotto le macerie”, ha aggiunto.
Pertanto, al fine di «preservare le prove delle violazioni, anche nei siti distrutti», Türk ha chiesto «che agli investigatori internazionali sia consentito l’accesso a tutte le zone di Gaza per contribuire alla raccolta delle prove», ha indicato l’Alto Commissariato, ricordando che «Israele nega l’ingresso di macchinari pesanti destinati alla rimozione delle macerie».
L’Alto Commissariato riferisce che la Protezione civile palestinese ha segnalato oltre 630 salme e altri resti umani estratti dalle macerie di edifici distrutti in tutta Gaza tra novembre 2025 e settembre 2026. Stima che il numero totale delle persone disperse sotto le macerie superi le 8.000.
«Occorre fare tutto il possibile per documentare e identificare queste vittime, preservare i dati medico-legali e i campioni biologici, registrare i luoghi di sepoltura e informare le famiglie», ha sottolineato Türk.
Tra il 27 giugno e il 27 agosto, la Protezione civile palestinese ha segnalato il recupero di 233 salme dalle macerie di 20 edifici distrutti, principalmente nella città di Gaza. Tra queste salme sono stati contati 74 bambini e 106 donne.
«Il diritto delle famiglie di conoscere la sorte dei propri cari non si limita all’identificazione e a una sepoltura dignitosa. Esse meritano di conoscere tutta la verità», ha dichiarato l’Alto Commissario.
Yemen, l’Unhcr: Almeno 100mila sfollati in 15 giorni
Almeno 100mila persone sono fuggite dalle loro case da quando, all’inizio di settembre, sono ripresi i combattimenti tra il gruppo armato degli Houthi e le forze filogovernative nello Yemen occidentale. Lo evidenzia l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).
“L’Unhcr avverte che la rapida escalation delle ostilità lungo la costa occidentale dello Yemen ha causato lo sfollamento interno di oltre 100mila persone e ha costretto migliaia di altre a cercare rifugio a Gibuti, oltre lo Stretto di Bab Al-Mandab”, spiega l’organizzazione in un comunicato. Gli scontri delle ultime settimane hanno causato centinaia di vittime e l’Unhcr teme nuovi movimenti di sfollati “se le ostilità si intensificassero”.
Negli ultimi quattro giorni, l’agenzia ha contato più di 2.400 persone che hanno attraversato il Mare dello Yemen per trovare rifugio a Gibuti, sulla costa orientale dell’Africa. “Più del 60 per cento di loro sono donne, bambini e anziani”, aggiunge. In questo contesto, le operazioni umanitarie sono ostacolate da “insicurezza, strade danneggiate, interruzioni nelle telecomunicazioni e restrizioni al traffico, in particolare lungo la costa occidentale”, precisa l’agenzia Onu.
Per l’Unhcr, l’aggravarsi dei combattimenti potrebbe avere “un impatto sulla logistica umanitaria globale, già messa a dura prova dalle continue interruzioni intorno allo Stretto di Hormuz”, poiché lo Stretto di Bab Al-Mandab è un corridoio marittimo chiave e potrebbero esservi ripercussioni su “trasporto umanitario e commerciale verso Yemen, Sudan e altre aree di crisi nella regione e oltre”.
Abbattuto un quarto drone Usa MQ-1 sullo stretto di Hormuz
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver abbattuto un drone statunitense MQ-1 sopra il settore orientale dello Stretto di Hormuz. Secondo la nota, citata dall'agenzia Fars, si tratta del quarto drone MQ-1 abbattuto negli ultimi giorni nei pressi di questo strategico passaggio marittimo.
Esercito Usa, guerra ha causato carenza munizioni
L'ispettore generale del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha rivelato che il Paese sta affrontando una carenza di munizioni a seguito della costosa guerra in Iran. In un rapporto obbligatorio al Congresso, il primo del suo genere, l'ispettore ha dichiarato che tra il 28 febbraio e il 30 giugno l'Operazione Epic Fury (Oef) ha comportato un costo stimato di 33,4 miliardi di dollari; di questi, 22,3 miliardi sono stati spesi esclusivamente per le munizioni impiegate. Il rapporto ha rilevato che "il consumo di munizioni per l'Oef ha causato carenze strategiche nelle scorte e ha evidenziato colli di bottiglia nella base industriale per il rifornimento di munizioni". Vengono inoltre elencate le perdite subite dalla flotta americana, tra cui quattro F-15 distrutti, un F-35 danneggiato, sette aerei cisterna KC-135 danneggiati e fino a 30 droni MQ-9 Reaper distrutti. Il presidente Donald Trump ha piu' volte minimizzato le preoccupazioni circa l'esaurimento delle scorte di armi durante i sei mesi di guerra in Medio Oriente, affermando appena un paio di settimane fa che gli Stati Uniti dispongono di munizioni "praticamente illimitate".
Ieri, Trump ha pubblicato un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social ribadendo che gli Stati Uniti stanno producendo "piu' armi d'eccellenza e di elite rispetto a qualsiasi altro momento della nostra storia". La Cnn aveva gia' riferito in precedenza che la carenza di missili guidati a lungo raggio e di intercettori per la difesa aerea aveva influenzato la strategia di Trump nel conflitto con l'Iran, con l'esercito statunitense che aveva "quasi esaurito l'80%" delle proprie scorte di intercettori Thaad. Durante le prime 24 ore di guerra contro l'Iran, gli Stati Uniti hanno colpito oltre 1.000 obiettivi - secondo quanto dichiarato dal Comando Centrale USA (Centcom) - senza pero' ripetere attacchi di tale portata nei mesi successivi. Il rapporto osserva che "gli attacchi iraniani hanno danneggiato e distrutto centinaia di edifici e strutture presso le basi Usa in Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania durante il conflitto", ma non include tali costi nelle stime complessive, affermando che non è ancora chiaro se tutte le basi verranno ricostruite nè è chi ne sosterrà le spese.
Netanyahu attacca il film Naza: "E' intollerabile"
In un video pubblicato sui social media il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha attaccato il documentario 'Naza' premiato alla Mostra del Cinema di Venezia e diretto da due registi israeliani. "Ne ho sentito parlare ed è sconvolgente", ha affermato senza dare nessuna indicazione di aver visto la pellicola. "Stiamo combattendo l'incitamento all'antisemitismo in tutto il mondo, ma quando proviene da dentro di noi, è intollerabile", ha aggiunto
Media: l'oleodotto saudita colpito sarà fuori servizio per diverse settimane
L'importante oleodotto saudita colpito da un attacco la scorsa settimana rimarrà in gran parte fuori servizio per diverse settimane a causa delle riparazioni necessarie: lo hanno riferito due funzionari della regione. Lo scrive sul suo sito l'Ap. L'oleodotto Est-Ovest, che attraversa il Regno, è fondamentale per la strategia dell'Arabia Saudita di spostare le esportazioni di petrolio verso il Mar Rosso, evitando così lo Stretto di Hormuz (nel Golfo Persico), dove gli attacchi iraniani hanno ostacolato il traffico marittimo. L'infrastruttura, lunga 1.200 chilometri, ha una capacità di trasporto fino a 7 milioni di barili di petrolio al giorno. Giovedì, l'oleodotto è stato chiuso in seguito a un attacco che l'Arabia Saudita ha attribuito a droni appartenenti a milizie irachene sostenute dall'Iran. I funzionari, informati sulla vicenda, hanno dichiarato che la riparazione dei danni, compresi quelli a un'importante stazione di pompaggio, potrebbe richiedere dalle tre alle cinque settimane. Uno di loro ha aggiunto che la linea potrebbe funzionare parzialmente mentre le squadre eseguono i lavori di riparazione. I funzionari hanno parlato a condizione di anonimato, non essendo autorizzati a rilasciare dichiarazioni ai media. La compagnia petrolifera saudita Aramco, che gestisce l'oleodotto, non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Il Centro per la Comunicazione Internazionale, ente governativo che supervisiona i rapporti con i media esteri nel Regno, ha fatto sapere di stare esaminando la richiesta di informazioni dell'AP riguardo alle tempistiche di riparazione dell'impianto.
Al-Jazeera: gli Houthi avanzano verso le roccaforti del governo
Gli Houthi dello Yemen avanzano verso le roccaforti controllate dal governo di Marib e Taiz, nello Yemen sud-occidentale. Lo riferisce l'emittente Al Jazeera sottolineando che "si stanno intensificando gli scontri con i ribelli, sostenuti da Teheran, verso le zone controllate dal governo sostenuto dall'Arabia Saudita", lungo le coste dello Yemen. In particolare, i combattenti stanno puntando la provincia strategica di Marib, ricca di petrolio e gas, e la citta' di Taiz, capoluogo dell'omonimo governatorato. Il gruppo sciita ha conquistato tre isole, consolidando cosi' la possibilita' di controllare lo stretto di Bab el-Mandeb.
Il ministro della Cultura israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di "Naza"
Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar vuole revocare la cittadinanza a Yuval Abraham e Rachel Szor, registi del documentario 'Naza' che ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia raccontando i metodi di sterminio dei civili attuati dall'esercito israeliano a Gaza.
In un post su X, Zohar ha descritto il film come "vile", affermando che "costituisce un tradimento dello Stato". "Proprio per questo motivo ho guidato l'importante riforma del cinema, affinché i cittadini israeliani non debbano più pagare di tasca propria per i danni arrecati ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane e allo Stato di Israele", ha dichiarato Zohar riferendosi alla sua riforma dei finanziamenti governativi per l'industria cinematografica locale.
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