Michael Jackson, battaglia per l'eredità: la figlia Paris in tribunale, vuole 600 milioni

La 28enne ha chiesto a un giudice di Los Angeles di autorizzare il trasferimento della somma al fondo familiare destinato a lei e ai fratelli Prince e Bigi
04 Nov 2026 - 11:51
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A quasi 17 anni dalla morte di Michael Jackson, la gestione dell'eredità del cantante torna al centro di una disputa giudiziaria. La figlia Paris ha chiesto a un giudice di Los Angeles di autorizzare il trasferimento di 600 milioni di dollari al fondo familiare destinato a lei e ai fratelli Prince e Bigi. Secondo la sua ricostruzione, il patrimonio del padre avrebbe generato miliardi di dollari attraverso accordi commerciali e cessioni di beni, ma il trust istituito per garantire il futuro economico dei tre figli non sarebbe ancora stato finanziato. Gli amministratori dell'eredità contestano però questa versione e sostengono che alcune questioni legali ancora aperte impediscano di completare l'operazione.
La richiesta di Paris Jackson al tribunale di Los Angeles
La richiesta è contenuta in un'istanza depositata il 29 ottobre. Paris, che ha 28 anni, vuole che il tribunale disponga una distribuzione parziale degli asset dell'eredità di Michael Jackson a favore del Michael Jackson Family Trust. La somma indicata è di 600 milioni di dollari, anche se la cantante ha lasciato al giudice la possibilità di stabilire un importo differente. Nell'atto legale viene sottolineato come siano trascorsi oltre 17 anni dalla scomparsa del padre, avvenuta nel 2009, senza che il fondo familiare abbia ricevuto le risorse previste.
Quando sarebbero dovuti arrivare i soldi ai tre figli
Il fondo era stato creato per tutelare economicamente i tre figli del cantante: Prince, oggi 29enne, Paris e Bigi, che ha 24 anni. Le disposizioni prevedevano che ciascuno cominciasse a percepire i proventi della propria quota al compimento dei 21 anni. Erano inoltre stabiliti ulteriori versamenti del capitale a partire dai 30 anni, con nuove distribuzioni previste al raggiungimento dei 35 e dei 40 anni.
Secondo Paris, tuttavia, il meccanismo non sarebbe stato attuato secondo le intenzioni del padre. Nell'istanza viene ricordato che Prince si avvicina al trentesimo compleanno, mentre Paris compirà 29 anni ad aprile e Bigi ne farà 25 a febbraio. La mancata disponibilità delle somme previste, sostiene la figlia del cantante, avrebbe lasciato i tre fratelli nella condizione di dipendere dalle decisioni dell'unico amministratore esecutore rimasto, John Branca, per quanto riguarda tempi e importi dei pagamenti.
Le operazioni che avrebbero portato miliardi nelle casse dell'eredità
A sostegno della propria richiesta, gli avvocati di Paris richiamano una serie di operazioni commerciali e cessioni immobiliari che avrebbero garantito all'eredità importanti entrate. Tra queste figura la vendita, nel 2018, della partecipazione detenuta dal patrimonio di Michael Jackson in EMI Music Publishing, conclusa per 287,5 milioni di dollari. Due anni più tardi è stata ceduta anche Neverland Ranch, la celebre proprietà del cantante, per 22 milioni di dollari.
La petizione cita inoltre l'accordo raggiunto nel 2023 con Sony, relativo alla musica di Michael Jackson e ad altri asset legati alla sua proprietà intellettuale. Nel complesso, secondo i legali di Paris, queste operazioni avrebbero generato oltre un miliardo di dollari in liquidità, prima di imposte e spese. Gli stessi esecutori testamentari avrebbero in passato stimato il valore complessivo dell'eredità in una cifra compresa tra i 2 e i 3 miliardi di dollari.
Un ulteriore elemento indicato nell'istanza riguarda la rendicontazione patrimoniale riferita al dicembre 2024, dalla quale risulterebbero circa 850 milioni di dollari tra liquidità e attività equivalenti. Una volta considerate le possibili passività, Paris ritiene che circa 600 milioni possano essere destinati al trust familiare.
Il precedente del 2011 e lo scontro sulla gestione del patrimonio
Gli avvocati della 28enne hanno richiamato anche un impegno assunto dagli amministratori nel 2011. In quell'occasione, gli esecutori testamentari avevano comunicato al tribunale di valutare la possibilità di presentare una richiesta separata per distribuire parte delle risorse. Secondo la ricostruzione contenuta nella nuova petizione, però, quell'istanza non sarebbe mai stata depositata.
La figlia di Michael Jackson sostiene che, dopo aver iniziato a contestare la gestione del patrimonio lo scorso anno, le sue obiezioni siano state seguite da critiche pubbliche, iniziative legali e da una riduzione di diversi milioni di dollari delle somme messe a disposizione sua e dei fratelli.
La replica degli amministratori
Il Michael Jackson Estate respinge le contestazioni e sostiene che il finanziamento completo dei trust non possa avvenire finché non saranno risolte alcune questioni giudiziarie. Tra queste c'è il contenzioso ancora aperto con l'Internal Revenue Service (IRS), l'agenzia fiscale statunitense, che aveva avanzato una richiesta da 700 milioni di dollari tra imposte e sanzioni.
In una dichiarazione inviata alla rivista People, gli amministratori hanno spiegato di essere riusciti a ottenere una decisione che ha ridotto in maniera significativa l'importo contestato, ma hanno precisato che la vicenda non è ancora conclusa e che la cifra potrebbe subire ulteriori modifiche.
Hanno inoltre negato di aver trattenuto o ridotto i pagamenti destinati ai beneficiari, definendo questa accusa "una completa invenzione". Secondo la loro versione, oltre 200 milioni di dollari sarebbero già stati distribuiti a beneficio dei figli. Gli amministratori hanno anche richiamato le disposizioni testamentarie di Michael Jackson, sostenendo che "nessuno dei suoi figli riceve una distribuzione prima dei trent'anni". La dichiarazione si conclude con l'auspicio che tutte le questioni ancora aperte possano essere risolte, così da finanziare integralmente i trust secondo le volontà del cantante.
La controreplica di Paris
La portavoce di Paris ha contestato la risposta degli amministratori, accusandoli di non affrontare il problema sollevato dalla cantante. "Gli amministratori stanno ancora una volta cercando di distogliere l'attenzione dalla propria incompetenza", ha dichiarato. Secondo la rappresentante, Paris non avrebbe chiesto altro che un finanziamento parziale del trust, un'operazione che John Branca avrebbe avuto da tempo la possibilità e il dovere di realizzare. Dopo anni di rinvii, ha aggiunto la portavoce, la figlia di Michael Jackson sarebbe stata costretta a intervenire direttamente.
La precedente vittoria legale sui bonus agli studi legali
La nuova iniziativa arriva dopo un'altra controversia giudiziaria che ha coinvolto l'eredità nel corso di quest'anno. A maggio, un giudice di Los Angeles ha stabilito che 625.000 dollari versati nel 2018 come bonus dagli amministratori a studi legali esterni dovessero essere restituiti al patrimonio del cantante. La decisione ha accolto l'obiezione presentata da Paris contro quei pagamenti. All'epoca, gli avvocati del Michael Jackson Estate avevano dichiarato di non condividere la pronuncia, pur rispettandola e assicurando che si sarebbero adeguati. Avevano inoltre precisato che i bonus contestati non erano stati incassati direttamente dagli esecutori testamentari.
John Branca è rimasto l'unico esecutore testamentario
Le controversie sulla gestione del patrimonio di Michael Jackson proseguono da anni. Dopo la morte del cantante, la responsabilità dell'eredità era stata affidata a due co-esecutori: John Branca e John McClain. Quest'ultimo è morto nel maggio 2026, lasciando Branca come unico amministratore esecutore rimasto. Il tribunale di Los Angeles dovrà ora esaminare la nuova richiesta di Paris. L'udienza è stata fissata per il 4 dicembre.
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