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Friday, September 18, 2026

Uomini pagati il 12% in più delle donne nelle fabbriche, il report Fiom: “Differenza media di oltre 5.000 euro”

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Uomini pagati il 12% in più delle donne nelle fabbriche, il report Fiom: “Differenza media di oltre 5.000 euro”

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Le dirigenti delle aziende metalmeccaniche italiane guadagnano in media quasi 30mila euro in meno rispetto ai manager uomini. Il divario di retribuzione generale nelle fabbriche del nostro Paese è pari al 12% e nasce soprattutto da un abissale squilibrio negli straordinari e in altre voci degli stipendi come i premi di produttività. La Fiom Cgil ha analizzato più di 1.300 rapporti periodici sulla situazione del personale maschile e femminile di imprese del settore, documenti che mostrano ancora pesanti disparità di genere.

Intanto, gli stereotipi che allontanano le donne dal settore metalmeccanico producono ancora effetti evidenti. Su quasi 476.500 occupati nelle aziende coinvolte dallo studio, solo 102.623 sono di sesso femminile. Parliamo del 12,2% degli operai, del 30,5% degli impiegati, del 23,1% dei quadri e del 17,5% dei dirigenti. Le donne sono appena il 21,5% della forza lavoro in queste imprese e sono perlopiù “schiacciate” nelle mansioni impiegatizie. I posti di lavoro occupati dalle donne sono nettamente più deboli: mentre solo l’1,3% degli uomini è part time, per la parte femminile la percentuale arriva al 12,2%. Parliamo di un settore che, per fortuna, mantiene in generale un’alta quota di full time, eppure per le donne il tempo parziale resta una quota rilevante. Questo è uno dei motivi alla base della netta differenza di retribuzione.

Lo stipendio medio annuo tra tutti i lavoratori interessati è pari a 43.814 euro, ma mentre per gli uomini è pari a 44.985 euro, per le donne si ferma a 39.584 euro. Il gap è quindi pari a 5.401 euro, il 12% di cui si diceva. Malgrado le donne siano il 21,5% del personale di queste aziende, a loro va solo il 19,6% del monte retributivo totale. Se scendiamo nelle singole categorie professionali, la differenza cresce: il gap medio tra operai e operaie è 6.173 euro, che diventa pari a 29.977 euro tra dirigenti uomini e dirigenti donne.

Considerando che, ovviamente, il contratto nazionale dei metalmeccanici non permette alcuna differenza di salario tra uomini e donne nelle paghe base, è nel salario accessorio che nascono le significative disparità. Se prendiamo la quota di retribuzione dovuta agli straordinari, per gli operai è pari al 66,7% in più rispetto alle operaie. Estremamente alta è anche la differenza nei superminimi individuali, che sono voci integrative dello stipendio spesso negoziate a livello individuale. Tra i dirigenti spiccano le differenza nei premi di produttività, che per gli uomini sono più alti del 47,7%. In sostanza, il salario accessorio vede un gap del 23,6%.

Questo spiega come mai, malgrado la tutela di base data dal contratto nazionale, il divario di genere rimanga così elevato. Il contratto è quindi un pavimento, ma nelle realtà aziendali le scelte dei datori, in particolare quelle frutto di trattative singole, fanno rispuntare il gap retributivo sotto diversa forma. Sembra evidente che la sproporzione nei carichi di cura famigliare continui a incidere in modo decisivo, al punto da costringere le donne a rinunciare a straordinari e a rendersi meno “produttive” per potersi dedicare alle faccende domestiche.

La Fiom sostiene che l’Italia abbia recepito in modo sbagliato la direttiva sulla trasparenza salariale, che infatti prevede obblighi molto deboli soprattutto nelle imprese più piccole, oltre a numerose deroghe per ragioni di privacy. “La contrattazione collettiva è una leva importante ma da sola non basta – ha spiegato il segretario generale Michele De Palma – è necessario un quadro legislativo coerente. Da un punto di vista normativo, il governo deve intervenire sul decreto legislativo del 7 maggio del 2026, poiché non ha garantito la piena attuazione della direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza salariale”.

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