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Tuesday, September 15, 2026

Lo "Stabilicum" passa al Senato, ecco cosa prevede la legge elettorale che ora torna alla Camera

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Proporzionale, premio di maggioranza alla coalizione che ottiene almeno il 42 per cento, indicazione del  candidato presidente del Consiglio, inserimento di un meccanismo di  preferenze. Oggi il Senato ha approvato la nuova legge elettorale, che dovrà poi tornare alla Camera, che ha già calendarizzato l'approdo in Aula per il prossimo 28 settembre.

Addio dunque ai collegi uninominali. Il 'Melonellum', cosi' ribattezzato dalle opposizioni, o 'Stabilicum', come invece preferisce chiamarlo la maggioranza, è un sistema proporzionale corretto da una quota maggioritaria data dai seggi assegnati attraverso un premio, pari a 70 deputati e 35 senatori. Ma solo se a toccare quota 42% di voti sia la stessa lista o coalizione in entrambi i due rami del Parlamento. Altrimenti, il premio non scatta e la ripartizione dei seggi avviene con il proporzionale puro. Durante l'esame al Senato sono state apportate alcune modifiche: la piu' significativa e' l'introduzione delle preferenze, anche se non 'pure'. Ovvero restano i capilista bloccati e senza obbligo di parità di genere, mentre possono essere date fino a un massimo di tre preferenze, ma dal secondo candidato a scendere (in una lista di sei nomi con alternanza di genere se viene assegnata piu' di una preferenza). 

I fuori sede potranno votare nel comune di domicilio purche' vi abitino da almeno 9 mesi, possibilità estesa anche ai caregiver familiari. Infine, il nuovo sistema elettorale introduce l'obbligo di indicare il candidato premier al momento del deposito dei programmi, pena la non ammissibilità delle liste, ma il nome non comparira' sulla scheda elettorale, fatte salve le prerogative del Capo dello Stato e senza intaccare il divieto di vincolo di mandato. Sempre durante l'esame al Senato, è stata introdotta una stretta sulle firme, ovvero e' stato aumentato a 6mila per ogni collegio il numero delle sottoscrizioni da raccogliere per i partiti non presenti in Parlamento.

Sale da 1.500 a 6mila il numero minimo di firme per collegio che chi non è in Parlamento deve raccogliere per correre alle elezioni. Si tratta, quindi, di 450mila sottoscrizioni (sommando quelle necessarie nei 49 collegi della Camera ai 26 del Senato) se si vuole correre ovunque (almeno 225mila per l'obbligo di correre in almeno metà dei collegi).

 Resta esentato, come previsto nella legge attuale, chi ha due gruppi in Parlamento, così come, in base a una modifica introdotta alla Camera e confermata in Senato, ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025, come, ad esempio Italia viva e Azione.

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