The Jerusalem PostIDF reinforces West Bank troop deployment amid concern of terror attacks over holidaysESPNTaylor Swift 12, Purdue 0: Boilermakers' album release curse continuesInquirerMarcos meets with Eastern Visayas troops; lauds security, peace effortsBollywood HungamaAnubhav Sinha launches music label ‘Benaras Beat’ with exclusive songs to be unveiledPunchHaaland leads Ronaldo, Mitrović, Gyokeres in Nations League all-time scoring chartUN NewsThe Takeaway: UN General Assembly debate Day 5CNN TürkSON DAKİKA... Antalya Milletvekili Erdem hakkında 'rüşvet' suçundan soruşturma한겨레추석 연휴 마지막날 한강공원 흉기소지 40대 검거…다친 사람은 없어UOLMulher é agredida com soco e ameaçada de morte por namorada em Jandaia do SulColliderTom Hardy’s 8-Episode 'Peaky Blinders' Follow-Up Officially Lands on Free StreamingCBS NewsSeveral arrested, bomb disposal deployed near air base used by U.S. forcesAnime News NetworkMonster Strike Franchise Gets New Mera×Death: Shinigami to Boku no Ijō na Koi TV Anime Starting on January 5
The Daily Newsstand · Free, Always
Sunday, September 27, 2026

“Mi sono trasferita a Parigi ho dovuto rinunciare ad altri impegni. Il vero conflitto è dentro di noi: quanto costa aderire a un sistema che non condividi?”: parla Alba Rohrwacher

Translate
“Mi sono trasferita a Parigi ho dovuto rinunciare ad altri impegni. Il vero conflitto è dentro di noi: quanto costa aderire a un sistema che non condividi?”: parla Alba Rohrwacher

A Venezia 83 Alba Rohrwacher si è presentata con due film “Un bon petit soldat”, premiato per la migliore sceneggiatura, e “Una storia”, esordio alla regia dell’amica Anna Foglietta. Due film, due donne, ma un’unica domanda di fondo che l’attrice porta addosso come un pensiero fisso: si può davvero essere felici?

Nel film di Foglietta interpreta Erika, moglie e madre dalla vita abitudinaria che, senza preavviso, si ritrova a fare i conti con uno spaesamento profondo. All’inizio lo scambia per semplice stanchezza, il peso della routine fatta di gesti ripetuti. Ma poi arriva il momento in cui non può più evitare la domanda vera, quella che mette in discussione tutto: è davvero capace di essere felice?

Rohrwacher racconta a Sette de Il Corriere della Sera di essersi sentita inizialmente lontana da questo personaggio, vite ed educazioni diverse dalla sua, salvo poi scoprire, con un certo turbamento, quanto quella condizione le appartenesse più di quanto pensasse. Il rischio, spiega, è scivolare in automatismi quotidiani senza nemmeno accorgersene, perdendo il contatto non solo con chi si ama ma soprattutto con se stessi.

Un tema, quello del prezzo psicologico da pagare per restare fedeli a se stessi, che ritorna identico, ma trasposto sul piano professionale, in “Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé. Qui interpreta Carla, responsabile delle risorse umane in un’azienda francese, stretta tra i propri principi e le pressioni feroci della direzione. Un conflitto che finisce per intaccare il suo equilibrio psicologico al punto da condizionare pesantemente anche il rapporto con il figlio. Il film, dice Rohrwacher, non fa sconti a nessuno e pone una domanda scomoda: quanto costa umanamente aderire a un sistema che non si condivide?

Per dare credibilità a quel ruolo, l’attrice non si è limitata a recitare: “Mi sono trasferita a Parigi per cinque mesi, per studiare meglio la lingua e dare credibilità a un’italiana che ricopre un ruolo importante in un’azienda francese. Per fermarmi tanto, ho dovuto rinunciare ad altri impegni. Sono molto felice di aver dato tanto a questo progetto. Tre anni fa ho girato con lui Le occasioni dell’amore accanto a Guillaume Canet: Brizé è un maestro, un regista che mi ha insegnato moltissimo”.

E ancora: “È un film radicale che non fa sconti. Arriva dopo una trilogia sul mondo del lavoro ma a differenza dei precedenti ha una protagonista femminile: Carla, responsabile delle risorse umane . Il conflitto tra i suoi principi e le feroci pressioni della direzione minaccia il suo equilibrio psicologico al punto da condizionare pesantemente anche il rapporto con suo figlio. E alla fine ci si chiede quanto costi umanamente aderire a un sistema che non si condivide”.

Tra un film e l’altro, il filo che lega le due esperienze resta lo stesso: la fatica, privata o professionale che sia, di restare se stessi dentro strutture, relazioni o sistemi che chiedono continuamente di piegarsi.

View the original on Il Fatto Quotidiano →

KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.