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Sunday, September 27, 2026

The Other Bennet Sister, la sorella dimenticata da Jane Austen. Recensione

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Per oltre due secoli Mary Bennet è stata “l’altra sorella”, la nota a margine di Orgoglio e pregiudizio: la figlia pedante, poco avvenente, sempre con un libro in mano, destinata a sparire dietro il carisma di Lizzy, la bellezza di Jane, la dolcezza di Kitty e la ribellione di Lydia. La serie BBC The Other Bennet Sister, tratta dall'omonimo bestseller di Janice Hadlow e ora disponibile su Sky e NOW, ribalta completamente quella prospettiva senza tradire Jane Austen. Più che uno spin-off, è una riflessione sull'invisibilità femminile, sul diritto di essere imperfette e su quanto i classici possano ancora raccontare il presente.

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Quello che devi sapere

La rivincita di Mary Bennet

The Other Bennet Sister è uno period drama elegante e intelligente. Non cerca di competere con le grandi trasposizioni di Orgoglio e pregiudizio, ma sceglie una strada più ambiziosa: dimostrare che anche un personaggio secondario può custodire la storia più universale. Una serie delicata, romantica e sorprendentemente moderna, capace di parlare tanto agli appassionati di Jane Austen quanto a chi cerca un racconto di formazione femminile autentico.

La serie sceglie di trasformare il personaggio meno memorabile di Austen nella sua nuova protagonista. Mary non viene reinventata come un'eroina ribelle né come una versione alternativa di Elizabeth Bennet.

Mentre le sorelle trovano il proprio posto nel mondo, Mary intraprende un viaggio fatto di musica, indipendenza e amore, alla ricerca di un'identità che non sia definita dal confronto con Elizabeth, ma dalla scoperta di sé.

Rimane impacciata, colta, spesso fuori luogo, incapace di interpretare le regole della mondanità georgiana. Ella Bruccoleri evita una trasformazione spettacolare e costruisce un percorso fatto di piccole conquiste interiori: uno sguardo sostenuto, una risposta finalmente pronunciata, la decisione di non chiedere più il permesso di esistere. 

Guarda anche: The Other Bennet Sister, il cast della serie tv tratta dal libro di Janice Hadlow. FOTO

Il romanzo che Austen non ha mai scritto

Negli ultimi anni ogni classico britannico sembra destinato a diventare più sensuale, più pop o più spettacolare. The Other Bennet Sister percorre la strada opposta. Le sceneggiatrici Sarah Quintrell e Maddie Dai conservano il linguaggio ironico, i tempi delicati e l'eleganza narrativa di Austen, limitando al minimo le modernizzazioni forzate.

La critica sociale rimane intatta: il matrimonio continua a essere l'unica reale prospettiva economica per una donna, la reputazione vale più del talento e la famiglia può trasformarsi nel primo luogo di esclusione. La serie aggiorna queste riflessioni senza trasformarle in manifesto ideologico. L'impressione è quella di leggere una pagina perduta di Austen più che assistere a una riscrittura contemporanea. È un equilibrio raro, che spiega perché la produzione BBC sia stata accolta con particolare favore dalla critica britannica.

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Le donne, il vero motore del racconto

Se il romanzo originale privilegiava soprattutto Elizabeth, qui ogni figura femminile riceve uno spazio emotivo preciso.

La forza di Mary non nasce dalla bellezza, ma dalla consapevolezza. Conquista lo spettatore proprio perché resta profondamente umana.

Tanya Reynolds regala a Caroline Bingley una complessità inattesa, rendendola meno antagonista e più prodotto delle convenzioni sociali.

Indira Varma interpreta una Mrs Gardiner autorevole, colta e indipendente, forse il modello adulto che Mary non ha mai avuto. Persino le sorelle minori smettono di essere semplici caratteri funzionali: Kitty, Lydia e Jane acquistano sfumature che raccontano tre modi diversi di abitare la femminilità nell'Inghilterra Regency.

Ogni donna rappresenta una diversa strategia di sopravvivenza dentro una società costruita quasi esclusivamente per gli uomini.

Non è un caso che questa rilettura di Orgoglio e pregiudizio abbia uno sguardo così sensibile sulle sue protagoniste: la serie è ideata e scritta da Sarah Quintrell e Maddie Dai, mentre metà degli episodi è diretta da Jennifer Sheridan. Insieme mettono al centro l'esperienza femminile senza trasformarla in un manifesto, ma restituendole complessità, ironia e autenticità.

Il romanticismo cambia regole e gli uomini imparano ad ascoltare

Uno degli aspetti più originali della serie riguarda i personaggi maschili. Dónal Finn e Laurie Davidson interpretano figure romantiche lontane dall'archetipo del principe azzurro: non arrivano per completare Mary, ma per riconoscerne l'intelligenza quando tutti gli altri la ignorano.

Persino Mr Collins, affidato a Ryan Sampson, abbandona parte della caricatura tradizionale per diventare il simbolo di un patriarcato tanto ridicolo quanto profondamente radicato.

Emblematica è una frase pronunciata nel secondo episodio, il consiglio di un'amica: "Ricorda, Mary: matrimonio o miseria". In quelle tre parole si concentra tutta la condizione femminile dell'Inghilterra Regency, dove sposarsi non è un ideale romantico, ma l'unica garanzia di sopravvivenza economica.

L'amore esiste, eccome, ma non è più il premio finale della protagonista. È una possibilità che può esistere solo dopo un autentico percorso di emancipazione personale, rendendo il romanticismo sorprendentemente più maturo e moderno della sua ambientazione.

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L'eleganza del non detto

Visivamente The Other Bennet Sister è l'antitesi di Bridgerton. Niente colori esasperati, coreografie iperboliche o sensualità ostentata.

Alla regia Jennifer Sheridan e Asim Abbasi costruiscono un'estetica profondamente britannica, fatta di luce naturale, interni sobri e paesaggi che sembrano usciti dagli acquerelli del primo Ottocento. Anche la colonna sonora evita l'enfasi, accompagnando il racconto con discrezione.

La regia comprende che il vero spettacolo è il cambiamento impercettibile di Mary: una ragazza che all'inizio occupa sempre il bordo dell'inquadratura e che, episodio dopo episodio, conquista lentamente il centro della scena. È una grammatica visiva coerente con il tema dell'invisibilità e uno dei maggiori punti di forza della serie.

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Un cast tutto britannico

Il punto di forza della serie è anche il suo cast, capace di far convivere giovani talenti e icone della recitazione britannica. A guidare la serie è Ella Bruccoleri, già vista in Bridgerton e Call the Midwife. Accanto a lei brillano Dónal Finn, protagonista di Young Sherlock e The Wheel of Time, e Laurie Davidson, volto di Mary & George e The Great, interpreti delle due figure maschili più importanti del suo percorso.

Il versante femminile è impreziosito da Tanya Reynolds, indimenticabile Lily di Sex Education, mentre Indira Varma porta l'eleganza di produzioni come Game of Thrones, Obi-Wan Kenobi e The Night Manager. A completare il quadro ci sono due veterani amatissimi: Richard E. Grant (Copia originale, Saltburn) e Richard Coyle (Le terrificanti avventure di Sabrina), che danno ironia all'universo della famiglia Bennet.

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Un period drama che parla sorprendentemente del presente

Il merito più grande della serie è dimostrare che Jane Austen non ha bisogno di essere stravolta per risultare attuale. Mary Bennet diventa il simbolo di tutte le persone cresciute sentendosi "meno": meno belle, meno brillanti agli occhi degli altri, meno adatte alle aspettative della propria famiglia.

Il suo riscatto non consiste nel diventare diversa, ma nel riconoscere il valore della propria voce. Certo, la sceneggiatura indulge talvolta in un romanticismo quasi fiabesco e alcune svolte risultano più concilianti della satira austera di Austen. Ma è un difetto marginale rispetto alla sensibilità con cui affronta temi come autostima, educazione, indipendenza economica e sorellanza.

The Other Bennet Sister non sostituisce Orgoglio e pregiudizio: lo completa, restituendo finalmente dignità alla sorella che la letteratura aveva lasciato in fondo alla stanza.

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