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Sunday, September 20, 2026

Legge elettorale, al via alla Camera l'ultimo step della riforma

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Torna alla Camera, per l'ultimo lato di poppa prima del traguardo di inizio ottobre, la riforma elettorale. Lo fa con un testo blindato, su cui la stessa premier Giorgia Meloni, ha preannunciato - per questioni "di chiarezza" - la fiducia. Ma che non è al riparo dal voto finale, come ha insegnato il primo passaggio a Montecitorio dello Stabilicum, impallinato dai franchi tiratori. Domani dunque si ricomincia. E lo si fa come se si iniziasse da zero, con tanto di audizioni - peraltro già svolte sia alla Camera che al Senato - e che vedranno audire a partire dalle 11 Michele Ainis, professore emerito di istituzioni di diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tre, Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale presso l'Università degli Studi di Roma "Sapienza", e Mario Staderini, coordinatore del ricorso presso la Corte europea dei diritti dell'uomo in materia di legge elettorale. Alle 12 sarà la volta di Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Andrea Pertici, professore di diritto costituzionale presso l'Università di Pisa, e Francesco Clementi, professore di diritto pubblico comparato presso l'Università degli Studi di Roma "Sapienza".

La legge introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza fisso per chi abbia ottenuto il maggior numero di voti a patto che abbia superato la soglia del 42%. Il meccanismo per la scelta degli eletti è un mix di preferenze e capolista bloccati.

Oltre al proporzionale con premio e alle preferenze, la riforma prevede l'indicazione del premier al momento del deposito del contrassegno, un tetto ai seggi di maggioranza (220 deputati e 113 senatori), le soglie di sbarramento che restano, per l'ingresso in Parlamento, quelle del Rosatellum (10% per le coalizioni e 3% per le liste). Nessuna soglia è invece prevista per contribuire al computo ai fini della cifra elettorale nazionale e dunque del premio di maggioranza.

Novità invece per firme ed esoneri: lo Stabilicum prevede infatti l'aumento da 1.500 a 6mila il numero minimo di firme richieste per collegio per chi non siede già in Parlamento, mentre resta esentato chi ha due gruppi o almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025 (i casi di Italia viva e Azione, non invece di +Europa o FnV). Ridotte poi da 4 a 2 (Europa ed extra Ue), le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero per la Camera e da 4 a una sola area per il Senato. La riforma, infine, rende possibile il voto fuorisede nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno 9 mesi (tre nel caso di persone che sono fuori dal Comune per cure) iscrivendosi entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni nell'apposito Albo. Durante la discussione in Senato questa possibilità è stata estesa ai caregiver.

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