Dopo la chiamata alle armi Rutte ‘rassicura’: “Nessun rischio imminente per il territorio Nato. Atomica russa? Non la useranno”
L’ultima assemblea generale dell’Onu ha riconsegnato all’opinione pubblica un mondo più impegnato a farsi la guerra che a favorire la diplomazia. Così, in questo picco di tensione internazionale, con Trump che promette di annientare l’Iran, Netanyahu che si vanta del sangue versato in Palestina, Libano e Siria, Ucraina e Russia che continuano a scambiarsi accuse senza spiragli per il dialogo e Javier Milei che chiede di smantellare le Nazioni Unite, tocca al falco delle armi Mark Rutte, segretario generale della Nato, vestire i panni del moderato. Così, intervistato durante un convegno organizzato da Euronews a Bruxelles, mentre in Europa si parla di possibile scontro militare con Mosca a causa delle “continue provocazioni” della Federazione, che in parte si sono però rivelate false, l’ex premier olandese ha dichiarato che “non vi è alcuna minaccia imminente per il territorio della Nato“. E sulla situazione di Kaliningrad ha precisato: “Nessun rischio che Mosca usi l’atomica, Putin sa che non potrebbe vincere”.
Resta da capire che fine abbia fatto il Rutte che parlava di “fare la pace con la forza“, il leader dell’Alleanza che invocava più spesa militare anche al costo di tagli al welfare, l’uomo che ha spinto affinché venisse soddisfatta la richiesta di Donald Trump di alzare la spesa militare degli Stati membri fino al 5% del Pil. Con le dichiarazioni di mercoledì smentisce che per il blocco Nato esista una reale emergenza di sicurezza rispetto al rapporto con Mosca. “Se dovesse verificarsi un accumulo di forze (russe, ndr) – ha spiegato – lo noteremo e sapremo come affrontarlo. Qualora dovesse accadere altro, sapremo gestire anche quella situazione, poiché ci siamo preparati e addestrati proprio per questo. Siamo perfettamente preparati, sia per quanto riguarda le minacce ibride sia per qualsiasi altro scenario possibile. Dobbiamo però mantenere la lucidità. La Russia è in difficoltà in Ucraina ed è proprio questo il punto cruciale”.
Addirittura il leader dell’Alleanza chiede che sulle tensioni tra la Russia e i Paesi membri si abbassi l’attenzione, che si eviti di parlarne in toni troppo allarmistici. “Ogni minuto che dedichiamo a questo argomento – continua – è esattamente ciò che Vladimir Putin vorrebbe. Vederci agitati a chiederci cosa stia succedendo qui o là. Manteniamo la calma. Siamo più forti. Andiamo avanti. Continuiamo a investire. E, soprattutto, assicuriamoci che l’Ucraina disponga di ciò che le serve per continuare a combattere. Hanno bisogno di sostegno, in particolare di sistemi di difesa aerea, ma anche di ogni altra risorsa disponibile”. I Paesi europei che hanno intercettori a sufficienza dovrebbero così mandarli in Ucraina: “Per il prossimo inverno e per le settimane e i mesi a venire hanno semplicemente bisogno di più intercettori. Vi prego di fornire tutto ciò che potete ancora offrire, si tratta di salvare vite umane”.
È su questo, a suo parere, che si dovrebbe lavorare a testa bassa: sostegno militare ed economico incrollabile a Kiev. Anche dopo le parole di Mosca che ha denunciato ripetute provocazioni sulla sicurezza dell’exclave di Kaliningrad, minacciando di “usare tutto l’arsenale”, anche quello atomico, per difenderla. In Europa, tranquillizza Rutte, non c’è un serio rischio di escalation e che si arrivi a usare le armi atomiche, “Vladimir Putin sa che non potrà mai vincere contro la Nato. Perciò non prendo la cosa troppo sul serio“.
Un quadro del genere dovrebbe rassicurare gli abitanti dell’Europa. Allora non è chiaro perché l’acquisto massiccio di armamenti debba andare avanti come se un confronto militare con Mosca fosse imminente. Il ‘vecchio’ Rutte torna proprio quando si parla di armi, in particolare nel dibattito sulla precedenza ai prodotti europei nei Paesi Ue. Su questo, il capo della Nato torna a parlare da alleato di Trump: “Magari potessimo permetterci il lusso di discutere se acquistare prodotti europei o americani. In linea di massima, da politico sostenitore del libero mercato, ritengo sia sempre preferibile che i mercati operino in modo quanto più aperto e indipendente possibile. Tuttavia al momento credo che la scelta tra acquistare europeo o americano sia un lusso che non possiamo permetterci, poiché non siamo in grado di rifornirci da entrambe le parti. Non c’è una capacità produttiva sufficiente, né in Europa né negli Stati Uniti, per soddisfare l’attuale domanda”.
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