Russia, prime elezioni Duma da guerra in Ucraina: partiti candidati e scenario politico

La Russia è chiamata a votare per rinnovare la Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento: le elezioni si terranno dal 18 al 20 settembre. In ballo ci sono i seggi di 450 deputati. L’unico partito apertamente contrario alla guerra contro Kiev, Yabloko, è stato escluso da questa tornata elettorale, come deciso dalla Corte Suprema sulla base di una richiesta del partito di ispirazione nazionalista Rodina. Saranno le prime elezioni parlamentari dall’invasione dell’Ucraina, mentre nel Paese si fanno più forti i malumori causati dalla guerra che ormai va avanti dal 24 febbraio 2022, a partire dai rincari e dal numero di morti sia tra i militari che tra i civili deceduti negli attacchi di Kiev. Anche per questo, Putin ha apertamente collegato l'esito del voto al supporto al conflitto.
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Quello che devi sapere
Elezioni in Russia, i partiti candidati per la Duma
A mantenere il maggior numero di seggi dovrebbe essere Yer (Russia Unita), che – si leggeva ad agosto sulla testata di opposizione Meduza – potrebbe chiudere con circa il 55% delle preferenze. Altre fonti lo danno intorno al 46%. In entrambi i casi risulterebbe la prima forza politica, seppur in calo rispetto ad adesso (316 seggi). Lo Yer è il partito più vicino al presidente Vladimir Putin. Anche se formalmente non ne fa parte, viene considerato la sua espressione alla Duma. Tra le formazioni principali in corsa ci sono anche il Kprf (Partito comunista della Federazione Russa), che dovrebbe confermarsi come il secondo partito, seguito da Ldpr (Partito Liberal-Democratico di Russia), Nuova Gente e Srzp (Russia Giusta- Per la Verità). Chi più chi meno, sono tutti considerati vicini al Cremlino, in un voto che - ancora una volta - da molti viene considerato una farsa.
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Putin chiama i russi alle urne: "Nessuno riuscirà a dividerci"
“La vostra scelta dimostrerà ancora una volta che milioni di persone sono al fianco dei nostri combattenti, che siamo un popolo unito, unito da valori condivisi, dalla memoria storica e dall'amore per la Patria, e che nessuno riuscirà a dividerci e a intimidirci", ha detto Putin nel suo discorso prima delle elezioni, diventato ormai una tradizione. C’è però una grande novità in questa tornata: per la prima volta, ha sottolineato, si voterà anche in quelle che Mosca chiama le sue “nuove regioni”, cioè le quattro parzialmente occupate dalle truppe russe in Ucraina e annesse unilateralmente dalla Federazione Russa dopo referendum tenuti nel settembre di quatto anni fa. "Il nostro grande Paese sta attraversando una campagna elettorale significativa, per molti versi decisiva", ha detto, sottolineando che la partecipazione alle elezioni è un contributo alla vittoria delle truppe sul campo e dicendosi convinto che dalle urne usciranno eletti dei veri patrioti. "Questa - ha aggiunto - sarà la nostra risposta comune a coloro che vogliono indebolire la Russia, frenarne lo sviluppo e privarci della nostra sovranità e del diritto di determinare autonomamente il nostro destino". "I nostri eroi stanno forgiando la vittoria sul campo di battaglia", ha detto ancora Putin, ma la vittoria è "avvicinata da tutti coloro che lavorano onestamente per la Madrepatria e capiscono la loro responsabilità per il suo futuro".
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L’esclusione di Yabloko
Niente da fare per Yabloko, nonostante il ricorso presentato contro la sua esclusione dalle elezioni. Per attaccare il partito, che avrebbe corso con lo slogan “Per la pace e libertà”, sono state mosse varie accuse, dalla “propaganda LGBTQ” a presunti finanziamenti ricevuti dall’estero, oltre che presunte violazioni del diritto d’autore: il partito di opposizione non avrebbe ottenuto il consenso dei detentori del copyright per utilizzare una frase tratta da un'opera teatrale e avrebbe pubblicato illegalmente sul proprio sito gli emblemi di altri partiti, le immagini dell'ex presidente Dmitry Medvedev e della blogger Victoria Bonya, nonché fotogrammi del film Guerra e pace del 1967.
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La condanna dei vicepresidenti di Yabloko
A giugno, il tribunale Zamoskvoretsky di Mosca ha condannato il vicepresidente di Yabloko, Maksim Kruglov, a sette anni di reclusione, giudicandolo colpevole di aver diffuso informazioni sulle forze armate ritenute false dalle autorità. Secondo gli inquirenti, nell'aprile del 2022 Kruglov avrebbe pubblicato deliberatamente informazioni non vere su un canale Telegram riguardo alle azioni dell'esercito russo contro i civili ucraini. È stato arrestato nell’ottobre 2025. Kruglov ha guidato il gruppo di Yabloko alla Duma cittadina di Mosca dal 2019 al 2024, per poi ricoprire la carica di vicepresidente dal dicembre 2023. Ad agosto un giudice della regione di Pskov ha condannato anche Lev Shlosberg, altro vicepresidente di Yabloko, a 11 anni e un mese di carcere per aver "screditato" e diffuso "notizie false" sull'esercito russo.
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Lev Shlosberg in aula, 17 agosto 2026 - ©Ansa
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Niente osservatori dell’Ocse per le elezioni
Sulle elezioni in Russia sono puntati gli occhi dell’Ocse, che critica la decisione della Federazione Russa di non invitare i propri osservatori per verificare la legittimità delle operazioni di voto. “È motivo di seria preoccupazione e dimostra ulteriormente un modello di disprezzo per gli impegni assunti da tutti gli Stati partecipanti all'Osce", ha dichiarato l'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Osce (Odihr). La Federazione Russa non aveva invitato gli osservatori nemmeno per le elezioni del 2021 o per le presidenziali del 2024.
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Il sistema elettorale per la Duma in Russia
Dei 450 deputati della Duma, 225 vengono eletti secondo un sistema proporzionale a lista chiusa di partito, all’interno di un unico collegio nazionale con soglia di sbarramento al 5%. In questo caso i candidati possono essere nominati solamente dai partiti. I seggi vengono poi divisi seguendo il metodo Hare. Gli altri 225 sono eletti con sistema maggioritario secco in collegi uninominali ed è ammessa la partecipazione di candidati indipendenti. Per partecipare alle elezioni serve però raccogliere il 3% delle firme degli elettori residenti nella propria circoscrizione o 3mila firme se la circoscrizione è sotto i 100mila cittadini. La Duma si rinnova ogni cinque anni.
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