Riarmo, ad Augusta la Flotilla blocca una nave che rifornisce la base Usa di Sigonella. Poi il blitz della Finanza
Per oltre sei ore, nella mattinata di lunedì 26 ottobre, due barche a vela della Global Sumud Flotilla hanno impedito l’accesso al porto siciliano di Augusta alla Sunaid X, una nave cargo di 129 metri battente bandiera portoghese che deve scaricare materiali destinati alla base Usa di di Sigonella. Il blocco è iniziato alle 5 del mattino, sono intervenute la Guardia di finanza e la Guardia costiera. Poco prima delle 11.30, raccontano gli attivisti, la nave “è ripartita a tutta velocità” e i finanzieri “hanno minacciato di salire a bordo” delle due barche, che hanno preferito seguire la motovedetta in porto.
“Su quella nave sono materiali dual use, civile e militare, prodotti chimici, roba destinata ai doni che partono da lì a supporto delle operazioni militari di Stati Uniti e Israele”, dicono gli attivisti. Secondo la campagna “No Harbour For Genocide” la nave avrebbe preso il posto della Vm Vita nei trasporti per la Defence Logistics Agency (Dla), l’agenzia del Dipartimento della Difesa Usa che gestisce gli approvvigionamenti per le basi statunitensi nel mondo. Il supporto almeno logistico fornito da Sigonella alle forze armate israeliane che hanno devastato Gaza e alla guerra israelo-statunitense contro l’Iran è largamente documentato.
La Sunaid X è la stessa nave fermata giovedì 22 per quattro ore davanti al porto di Livorno, in un’azione organizzata dagli attivisti della Flotilla con il Gap (Gruppo autonomo portuali) e l’Usb (Unione sindacale di base), che per venerdì 30 ha proclamato lo sciopero generale in Italia a supporto della giornata mondiale di lotta dei portuali contro i traffici d’armi. Coinvolgerà un centinaio di scali marittimi in 17 Paesi di tutto il pianeta, da San Francisco all’India passando per numerosi porti europei.
A bordo delle due barche, con le bandiere palestinesi e le vele e gli scafi dipinti secondo la tradizione della Flotilla per Gaza, c’erano attivisti italiani e di altri Paesi europei. Tra gli altri Spagna, Grecia e Regno Unito. In un filmato diffuso su Instagram uno di loro, con la kefiah, chiama la nave, che si vede in lontananza, sulla radio Vhf: “Sunaid X, Sunaid X, qui è Sumud, mi ricevete?”. Dal cargo rispondono e l’attivista avverte: “State trasportando forniture a una base militare che è profondamente coivolta nella guerra sionista e nel genocidio del popolo palestinese, il porto è bloccato per voi, non siete i benvenuti qui, siamo contro la macchina della guerra. I lavoratori portuali – aggiunge l’attivista della Sumud – sono in sciopero e non scaricheranno i vostri materiali, non vogliono essere complici di un genocidio, lavorano per dare da mangiare alle loro famiglie, non per uccidere bambini innocenti”.
Le altre navi, ovviamente, entravano e uscivano liberamente dalla grande rada del Porto Megarese di Augusta, dove c’è la base della Marina militare oltre ai terminal del Petrolchimico di Priolo. Per oltre sei ore la Guardia di Finanza e la Guardia costiera hanno chiesto agli attivisti di togliere il blocco, poi la minaccia di un’azione di forza. A Livorno è finita con il sequestro di tre barche e la denuncia dei partecipanti all’azione per interruzione di pubblico servizio.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.