Ferrari, che rimpianto: la strategia rovina ancora tutto. Hamilton: “Avrei potuto giocarmi la vittoria”. Leclerc: “Red Bull fa scelte più azzeccate di noi”
La Ferrari torna sul podio come non accadeva da luglio, a Spa, ma dalla Malesia si porta a casa soprattutto un rimpianto. Il bicchiere è ‘mezzo vuoto’, perché il terzo posto di Lewis Hamilton e il quarto di Charles Leclerc possono essere letti come un buon risultato soltanto fermandosi alla classifica. Se invece si guarda a quello che la SF-26 avrebbe potuto fare, il giudizio cambia, parecchio. È questa la contraddizione della Ferrari di oggi: una macchina che per questo weekend aveva finalmente il passo per stare con i migliori, ma una squadra che spesso lascia per strada occasioni attraverso le proprie decisioni. E a Sepang il problema non è stato soltanto di prestazione, ma anche la capacità di preparare e leggere la gara meglio degli altri in fatto di strategia.
Fred Vasseur la chiama sempre “preparazione” prima dell’appuntamento, ovvero quei dettagli che rendano un weekend perfetto, quanto meno competitivo. Una parola che rischia di diventare un alibi se non si traduce in un miglioramento concreto. Perché quando le condizioni cambiano, Ferrari continua a sembrare meno pronta di Red Bull e Mercedes. E la strategia non è un dettaglio: in una Formula 1 così equilibrata, può diventare la differenza tra un podio e una vittoria. La scelta iniziale delle Soft su una pista bagnata è l’emblema della domenica Ferrari. Non tanto perché fosse impossibile immaginare quello scenario, ma perché ha costretto entrambi i piloti a costruire una rimonta invece di giocarsi la gara nelle posizioni che meritavano.
E qui, di mezzo, ci sono anche i piloti oltre al muretto box. Hamilton, che partiva dalla prima fila, si è trovato 15esimo, in fondo, prima di risalire fino al terzo posto. Leclerc addirittura 21esimo. Per fortuna si è rivisto l’inglese ‘leone’ della prima parte di campionato, che ha preferito non cambiare le Soft dopo il patatrac iniziale (come invece fatto da Charles) e si è ripreso un podio inaspettato, aiutato anche dalla fortuna della Safety entrata nel finale per l’out della Williams di Alexander Albon. L’inglese di Stevenage ha potuto così rimettere le Soft usate abbandonando le medie, che hanno spento la SF-26 nella fase centrale di gara, e concretizzare il sorpasso sulla Red Bull di Isack Hadjar.
Resta però un peccato, perché se Lewis si fosse trovato al posto di Andrea Kimi Antonelli proprio al momento della Safety avrebbe potuto tentare un attacco a sorpresa contro Max Verstappen, dato che rispetto al bolognese non aveva nulla da perdere. Anche se, va detto, il ritmo dell’olandese era imprendibile per tutti e il risultato probabilmente non sarebbe cambiato. “Potevamo giocarcela con lui (senza l’errore di strategia, ndr) — ha detto Hamilton — Pensavamo che anche Max avrebbe scelto le gomme da asciutto (all’inizio) ma ci sbagliavamo. Alla fine sono sul podio dopo che all’inizio ero un minuto dietro al leader, anche se dobbiamo capire come migliorare questi dettagli per fare meglio, ne parleremo col team”.
Leclerc, invece, è stato molto più prudente, come quasi sempre accaduto in stagione di segno contrario rispetto al compagno a parole: “Penso che meglio di terzo e quarto oggi non fosse possibile fare, anche in una gara normale”. Va da sé che oggi il potenziale di Hamilton era superiore, mentre resta il problema della strategia da migliorare, come lo stesso Leclerc ha ammesso: “Abbiamo scelto male e sicuramente ci sono dei team che stabilmente fanno scelte più azzeccate di noi in quelle condizioni. Penso particolarmente alla Red Bull e su quello noi dobbiamo fare un passo avanti”.
È una frase molto più significativa del quarto posto. Perché ammette che il problema non è soltanto trovare prestazione, ma trasformarla in risultato. Considerando anche i precedenti di Australia e Ungheria che non hanno aiutato il team. A Melbourne il mancato pit a inizio gara, fatto dalla Mercedes. A Budapest l’aver richiamato entrambi i ferraristi a 15 giri dalla fine per un cambio gomme rivelatosi un flop strategico, costato il podio a Hamilton (penalizzato poi di cinque secondi). Se è vero che in altri appuntamenti (Spagna, Silverstone e Spa) la scelte sono state azzeccate, resta un difetto da rimuovere considerando che per vincere un Mondiale di F1 serve essere quasi perfetti.
Anche la gestione delle gomme durante la gara lascia infine la sensazione di un’occasione sprecata. Le medie non hanno dato alla Ferrari il rendimento sperato, mentre le Soft usate hanno permesso a Hamilton di tornare letale quando la Safety Car ha ricompattato il gruppo. Non è necessario riscrivere la gara per capire il punto: la Ferrari ha trovato la soluzione giusta, ma troppo tardi, agevolata dall’incidente di Albon. Quello che preoccupa è il comportamento alterno di una vettura che cambia in base agli abbassamenti della temperatura della pista e a gomme che a volte si accendono e altre no, anche considerando il livello di benzina nel serbatoio.
Sono questi gli aspetti che insomma portano rammarico, con almeno la buona notizia di una McLaren di nuovo lontana nei Costruttori (406-315 il vantaggio di Maranello) e attesa come una delle favorite qui. Tutto il contrario nei fatti, però, dato che il muretto del team di Andrea Stella e Zak Brown ha sbagliato la scelta della slick all’inizio e poi optato per una gomma dura in corsa che mai si è accesa. La Ferrari, però, non può accontentarsi di celebrare un terzo posto se ha altre ambizioni, specie dopo aver avuto la sensazione di poter puntare più in alto a Sepang. A Singapore, prossimo weekend, serve proseguire il trend positivo, ma con un pizzico di cattiveria in più.
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