Usa: “Per la prima volta abbiamo armi nello spazio”. Scontro con la Cina: “Smettete di prepararvi alla guerra”
Per la prima volta, gli Stati Uniti hanno confermato di avere armi in orbita. Quali siano, non si sa. Di certo i due principali rivali geopolitici degli Usa, anche nello spazio, sono Russia e Cina, che rappresentano potenziali minacce. E proprio da Pechino arriva la risposta a quando dichiarato dalla Us Space Force. “Esortiamo la parte statunitense a smettere di espandere le proprie capacità militari e di prepararsi alla guerra nello spazio e ad adottare azioni concrete per salvaguardare la stabilità strategica globale”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Guo Jiakun durante un briefing, mettendo in guardia contro una “corsa agli armamenti” spaziale. La Cina, ha continuato, “aderisce costantemente al principio dell’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico, salvaguarda la sicurezza dello spazio e si oppone alla sua militarizzazione, alla sua trasformazione in un campo di battaglia e a una corsa agli armamenti”.
Nella nota della Us Space Force diramata il 14 settembre, veniva specificato che “il controllo dello spazio comprende le aree di missione necessarie per contendere e controllare il dominio spaziale, impiegando mezzi cinetici e non cinetici per incidere sulle capacità avversarie”. Queste capacità, proseguiva la nota, possono “essere impiegate sia a fini offensivi che difensivi”. Sia la Russia che la Cina, i due principali rivali geopolitici degli Stati Uniti, rappresentano potenziali minacce per gli interessi statunitensi nello spazio. Secondo la US Space Force, la Cina “sviluppa e gestisce capacità spaziali e anti-spaziali nell’ambito di una strategia di modernizzazione militare“, mentre la Russia “considera lo spazio un dominio di combattimento e ritiene che la supremazia spaziale sarà un fattore decisivo nei conflitti futuri”. La militarizzazione dello spazio è un fenomeno antico quanto la corsa allo spazio stessa: non appena lo Sputnik fu lanciato in orbita nel 1957, Washington e Mosca iniziarono a studiare metodi sia per armare i satelliti sia per distruggerli. Un tempo la preoccupazione maggiore riguardava le armi nucleari nello spazio, ma le superpotenze e altri paesi firmarono nel 1967 il Trattato sullo spazio extra-atmosferico che vieta il dispiegamento di armi di distruzione di massa in orbita. Da allora, Russia, Stati Uniti, Cina e India hanno esplorato modalità di combattimento spaziale al di fuori di tale trattato, inclusa la possibilità di prendere di mira i satelliti asset fondamentali per le comunicazioni militari, la sorveglianza e la navigazione.
Per quanto invece riguarda l’Europa, il 9 settembre, nella prima giornata dell’International Space summit di Parigi, il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa), Josef Aschbacher, ha invocato “un investimento di circa un miliardo di euro all’anno per dieci anni” per consentire al Vecchio Continente di non perdere la sfida spaziale dinanzi a colossi come Usa e Cina. Da parte loro, le tre associazioni dell’industria aerospaziale di Francia, Germania e Italia (Gifas, Bdli e Aiad) hanno invocato l’”unità” continentale con, tra le priorità indicate, “un budget dedicato e ambizioso di almeno 60 miliardi di euro per la componente spaziale del Fondo europeo per la competitività”. “Questo livello di investimento – avvertono in una nota – è la condizione necessaria affinché lo spazio venga riconosciuto come infrastruttura critica, e si traduca in reale capacità industriale e autonomia strategica”. A margine dei lavori sono state firmate due nuove intese industriali per rafforzare la cooperazione tra Italia e Francia nello spazio, puntando su tecnologie strategiche per la competitività continentale. Il summit è stato però disertato da colossi Usa dello Spazio come Space X e segnato dall’assenza del cancelliere tedesco, e co-organizzatore dell’evento, Friederich Merz, alle prese con una difficile situazione interna dopo la vittoria dell’Afd nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt.
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