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Wednesday, October 28, 2026

Il beauty punta tutto sulla medicina rigenerativa. Il chirurgo Victor Urzola: “Il segreto della longevità? E’ importante anche il rapporto con Dio, non siamo solo corpi”

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La medicina rigenerativa è la nuova frontiera della medicina estetica. Se prima l’obiettivo era minimizzare i segni del tempo – distendere le rughe, schiarire le macchie e dare più tono dove serve – ora il settore della bellezza abbraccia i concetti di longevità, di terapia rigenerativa e l’idea di “anticipare l’invecchiamento”. Lo dimostra il congresso di medicina estetica Agorà, che ha radunato a Milano esperti e professionisti da tutto il mondo. A spingere ancora più avanti il discorso sulla longevità è stato il dottor Victor Urzola, chirurgo plastico, cofondatore e amministratore delegato del Regenerative Medicine Institute (RMI) di San José, in Costa Rica: una clinica privata che offre terapie con cellule staminali per la longevità, per l’ortopedia e per la medicina estetica.

Al congresso ha portato alcune delle promesse più ambiziose e più discusse del settore. Il lavoro di RMI, spiega Urzola ai giornalisti, ruota intorno all’impiego delle cellule staminali mesenchimali derivate da cordone ombelicale, prelevate da donatori e moltiplicate in laboratorio. Accanto a queste terapie, la clinica propone anche di conservare le cellule staminali del paziente stesso, per usarle in futuro. “Cosa succede se prendiamo tutte queste cellule a un’età molto precoce, le crioconserviamo e poi le reintroduciamo più avanti?”, spiega. “Però, prima di reintrodurle, le moltiplichiamo, in modo da poter contare su una quantità più alta di cellule staminali quando invecchiamo”. Le cellule staminali adulte sono infatti il serbatoio che il corpo usa per riparare i tessuti, e il loro declino è considerato uno dei “segni” dell’invecchiamento. L’idea di conservare le proprie cellule da giovani, moltiplicarle in laboratorio e reinfonderle anni dopo è ciò che RMI chiama “bioinsurance“, una sorta di “assicurazione biologica” sul futuro, ma la comunità scientifica sta ancora discutendo sull’efficacia e su eventuali rischi.

Al congresso Agorà di Milano, il dottor Urzola ha presentato insieme al professor Luciano Lanfranchi, chirurgo plastico che lavora a Milano, due approfondimenti dedicati alle applicazioni cliniche del lavoro con le cellule staminali. La prima presentazione (intitolata “One Stem Cell, Many Solutions“) riguardava i risultati raggiunti su 174 pazienti. Secondo l’abstract, i miglioramenti più netti si sono visti nel dolore cronico al ginocchio (23 pazienti su 28) e nel ringiovanimento del viso, il gruppo più numeroso: 88 pazienti su 104 sono stati giudicati migliorati su una scala estetica. In questo caso le cellule sono state usate insieme a laser e radiofrequenza. Sono risultati che gli stessi autori definiscono “esplorativi”: lo studio si basa su questionari compilati dai pazienti, con un controllo a tre mesi. La seconda relazione ha presentato una tecnica di lifting “rigenerativo” che utilizza l’ecografia ad alta risoluzione per guidare la somministrazione di tessuto adiposo micronizzato in specifiche aree del volto.

Da chirurgo plastico, Urzola sostiene che si possano avere eccellenti risultati anche in medicina estetica, soprattutto nel miglioramento dell’aspetto della pelle. “Abbiamo incorporato le terapie cellulari con cellule mesenchimali del cordone ombelicale anche nella chirurgia del volto. Le pazienti guariscono molto più velocemente, e la cosa interessante è che il risultato si mantiene di più nel tempo”.

Il caso Costa Rica e il quadro normativo in Italia

“Stiamo già facendo questo tipo di terapie in Costa Rica, e magari in futuro potremo portarle anche in Europa“, aggiunge il dott. Urzola. Il quadro normativo, infatti, al momento non lo permette: in Unione Europea le cellule staminali mesenchimali moltiplicate in laboratorio sono considerate medicinali per terapie avanzate (ATMP, dal Regolamento CE 1394/2007). Si possono quindi usare solo all’interno di sperimentazioni cliniche autorizzate o dopo un’autorizzazione dell’Agenzia europea per i medicinali. In Italia, la conservazione del sangue cordonale per uso personale non è consentita nelle banche nazionali, che lavorano per la donazione solidaristica. È permesso però esportarlo, a proprie spese, verso banche private estere.

La Costa Rica ha una storia particolare su questo fronte. Fino a una quindicina di anni fa le autorità sanitarie consideravano queste terapie sperimentali e non consentite. In seguito il Paese si è dotato di un regolamento specifico, che autorizza le terapie con staminali adulte in tre categorie: quelle che comportano una manipolazione importante delle cellule richiedono l’autorizzazione del ministero e prove precliniche di sicurezza ed efficacia. Le nuove regole hanno favorito il turismo medico, soprattutto dagli Stati Uniti. Secondo il suo CV, il dottor Urzola ha contribuito in prima persona alla stesura della normativa sulle cellule staminali.

Mangiare bene, dormire bene, vivere bene

Durante l’intervista, Urzola ribadisce più volte l’importanza dello stile di vita: “È molto importante mangiare bene, dormire bene, avere un livello basso di stress, esporsi al sole, ed è molto importante un rapporto con Dio“. È un’affermazione rara per uno scienziato, e gli chiediamo perché: “Perché, organicamente, non siamo solo corpi: abbiamo anche uno spirito, e lo spirito è legatissimo al corpo. E questo lo dico da scienziato: io amo la scienza, però Dio è fondamentale in questo“. Il peso dello stile di vita è tra i dati più solidi della medicina preventiva: fumo, alimentazione, attività fisica e sonno influiscono in modo misurabile sulla durata e sulla qualità della vita. Ma sono altrettanto importanti anche aspetti emotivi, psicologici e sociali: appartenere a una comunità, sentire di avere uno scopo, prendersi cura della propria salute mentale, coltivare le amicizie.

L’obiettivo, spiega Urzola, è “incrementare il tempo di vita e anche incrementare il tempo di salute”. E aggiunge: “Dopo una certa età si diventa dipendenti da un’altra persona anche per le cose più banali, come mangiare, lavarsi e andare in bagno. Questo ha un costo sulle famiglie e sul sistema sanitario”. Aumentare l’healthspan, cioè gli anni in salute, significa vivere una vita autonoma.

Nel libro Escape Velocity from Human Aging, scritto insieme a Vincent Giampapa, cofondatore e direttore scientifico di RMI, e a Liz Parrish, fondatrice e ceo dell’azienda specializzata in terapie geniche BioViva Science, Urzola sostiene che “l’invecchiamento è una malattia e, come ogni malattia, può essere trattata”. Parrish è nota per aver dichiarato, nel 2015, di essersi sottoposta in Colombia, quindi fuori dal controllo dell’agenzia americana del farmaco (FDA), a due terapie geniche sperimentali contro l’invecchiamento: una scelta criticata da diversi scienziati per l’assenza di dati sulla sicurezza.

Il titolo fa riferimento all’idea della “velocità di fuga dall’invecchiamento”. È il momento in cui la medicina riuscirebbe ad allungare l’aspettativa di vita di più di un anno per ogni anno che passa. Il concetto, reso popolare da Aubrey de Grey e Ray Kurzweil, è un’ipotesi affascinante ma ancora molto controversa, e apre un dibattito etico, oltre che scientifico. Solo perché tecnicamente potremmo farlo, allora dovremmo farlo?

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