Trap e violenza, parola agli esperti: “Non credo che i ragazzi che vanno a manifestare abbiano la trap come colonna sonora. Non è che la realtà fa schifo perché c’è Baby Gang, ma c’è Baby Gang perché la realtà fa schifo”
“Tengo solo una mentalité: o gli sparo o mi spara. Vivo solo di illegalité, io imparo, lui in para (…). Da bimbo il mio giocattolo preferito era una pistola giocattolo. Ora gioco ma, fra’, ogni bossolo calcolo (…). Cresciuti in fretta perché qua non c’è chi ti aspetta e ti porta con sé. Vivo la vie, fin quando mon frè-è-ère, morirò da rich, morirò in street”, rappa Baby Gang in “Mentalité”, uno dei brani più conosciuti e cantati dai giovanissimi. La traccia, se sommati i soli ascolti su Spotify e su YouTube, conta ben 416 milioni di ascoltatori. Un dato impressionante, “dopato” dal bilinguismo italo-francofono del trapper ma che, comunque, è sintomo di quanto il brano, crudo nel linguaggio, abbia fatto breccia nelle generazioni più giovani. Ed è proprio questa la tipologia di testi che vengono presi di mira quando, in Italia, succede qualcosa di grosso, che scuote e divide l’opinione pubblica.Ultimo in ordine temporale: i disordini milanesi di sabato e domenica, 17 e 18 ottobre. Il copione è sempre lo stesso. La trap e i trapper finiscono nelle agende di politici, nel caos dei dibattici algoritmici da social e nei talk show, diventando il capro espiatorio di (enormi) problemi sociali di cui, forse, non sono responsabili.
Ma facciamo qualche passo indietro. Come spiegato dal giornalista Damir Ivic, “lo spartiacque è stato il 2016 che, per convenzione, è considerato l’anno dell’avvento reale della trap in Italia”. Ai vertici della nuova ondata musicale c’erano Milano e Roma, rispettivamente con Sfera Ebbasta e il suo produttore, Charlie Charles, e la Dark Polo Gang, collettivo composto da Tony Effe, Pyrex, Side Baby, Wayne Santana e il producer Sick Luke. “La trap – come aggiunto da Claudio Cabona – è una sfumatura, un sottogenere del rap. In Italia, sbagliando, abbiamo sempre voluto semplificare il tutto, considerandoli dei pianeti a sé stanti. Ma in realtà non è così: rispetto al rap, cambiano alcune forme sonore e tematiche. La trap sicuramente è più nichilista, dark”. Nel 2017, grazie al disco d’esordio di Ghali, “Album”, c’è stato uno snodo cruciale per il genere. Il rapper italo-tunisino, infatti, è stato il primo artista di seconda generazione a raggiungere le vette più alte delle classifiche streaming aprendo, di fatto, la strada a molti altri colleghi più giovani. Basti pensare, per citarne alcuni, a Baby Gang, Simba La Rue ed Astro. “Raccoglievo le lattine al mio Paese, le rivendevo a un tizio solo per pochi centesimi (Come un barbone). Io davvero non avevo niente di niente (…). I soldi fanno la felicità e chi dice il contrario mente (…). Devo uscire dal tunnel, ma sto bene nelle tenebre (…). Ci ho provato pure a fare palestra ma mi piacciono le armi, ti piace la mia Beretta? Mi piace quando vado nel bosco e la testo. Vado matto per le armi, mi mandano fuori di testa”, dice Simba La Rue nell’intro e nel primo ritornello di “Mi piacciono le armi”, uno dei suoi brani più streammati che, solo su Spotify, conta più di 60 milioni di riproduzioni.
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