L'AI verso una nuova bolla? Gli scenari e i timori sugli investimenti

Per lungo tempo le aziende dietro al boom dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti hanno raccolto centinaia di miliardi di dollari con estrema facilità. Ma ora, come rivela un approfondimento del Wall Street Journal, gli equilibri di potere stanno cambiando. I finanziatori e gli investitori stanno diventando più severi e richiedono condizioni più rigide.
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Quello che devi sapere
Le preoccupazioni degli investitori sui data center
Tra le preoccupazioni di investitori e finanziatori c'è prima di tutto la prospettiva di ritardi nei grandi progetti, a causa della crescente opposizione politica ai data center, cioè di quelle strutture fisiche che ospitano grandi quantità di computer, server, sistemi di archiviazione e apparecchiature di rete per elaborare, conservare e distribuire ingenti quantità di dati digitali. Negli ultimi mesi, dagli Usa fino alla Finlandia, si sono moltiplicate le proteste di cittadini e ambientalisti, e sono arrivati anche alcuni importanti stop alla costruzione di queste strutture.
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I dubbi sui profitti
E poi c'è il rischio che i profitti legati all'AI per i grandi operatori e le startup come Anthropic e OpenAI non si concretizzino con la rapidità promessa. Inoltre, l'ondata di offerte di azioni e obbligazioni sta alimentando il timore di un'eccessiva esposizione all’Intelligenza artificiale.
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Le difficoltà tra prestiti e quotazioni in borsa
Il nuovo scenario ha poi recentemente spinto l'azionario a riflettere il nervosismo degli investitori per i ritardi, almeno a breve termine, nell'arrivo dei profitti dall'IA. Persino colossi come Broadcom sono stati costretti a rendere più allettanti le condizioni offerte alle banche per ottenere prestiti. Intanto, le speranze di Nscale di quotarsi in borsa il mese prossimo sono svanite, mentre la rivale Lambda ha ridotto la valutazione che stava cercando di ottenere per aver un nuovo round di prestiti.
Il caso di OpenAI
Un capitolo a parte riguarda poi OpenAI che, secondo quanto anticipato dal Financial Times, ha ridotto di 10 miliardi di dollari l'obiettivo della sua ultima raccolta di capitali, nel tentativo di chiudere un'operazione che è stata offuscata dal sell-off sui titoli legati all'AI sui mercati azionari e dall'imminente quotazione in Borsa della sua principale rivale, Anthropic. Il gruppo che sviluppa ChatGpt puntava il mese scorso a raccogliere 30 miliardi di dollari, sulla base di una valutazione di 1.400 miliardi, presentando l'operazione come l'ultima opportunità per gli investitori di entrare nel capitale prima della propria Ipo, prevista per il prossimo anno. OpenAI aveva indicato la rapida crescita dei ricavi registrata da luglio come giustificazione per una valutazione quasi doppia rispetto agli 852 miliardi di dollari precedenti. Da allora, però, la società ha ridimensionato le proprie ambizioni, in seguito alla pesante ondata di vendite sui titoli tecnologici e alla crescente preoccupazione per il ritmo e l'entità degli investimenti nell'intelligenza artificiale.
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Il ruolo delle banche
Le banche ora prevedono di distribuire metà del loro debito, circa 22 miliardi di dollari, sul mercato obbligazionario investment grade, il più grande bacino di capitali al mondo, impegnandosi a mantenere un tetto massimo al tasso di interesse dei prestiti, il che potrebbe indebolirle se i tassi di interesse dovessero aumentare. Inoltre 18 miliardi di dollari di debito più rischioso, metà dei quali sarà finanziato da Blackstone, non godranno della garanzia di Broadcom e quindi dipenderanno interamente da Anthropic. Anche Apollo ha finanziato l'operazione ma non avrebbe ancora concluso alcuni accordi con gli investitori per la cessione del debito.
I prestiti già concessi
Intanto, molte banche stanno ancora cercando di liquidare i prestiti già concessi, limitando la loro capacità di erogarne di nuovi, affermano i gestori dei fondi obbligazionari. L'eccesso di offerta, unito ai crescenti timori degli investitori che alcuni investimenti nell'AI possano rivelarsi fallimentari, ha reso più difficile la vendita di questi prestiti. Alcune banche li hanno ceduti ai clienti in perdita per liberare capitale, mentre altre li stanno trattenendo, limitando la loro capacità di concludere nuove operazioni. Questa situazione di stallo sta lasciando alcune banche bloccate con prestiti concessi a operatori più rischiosi nell'ecosistema dell'AI.
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