Perché Sinner ha scelto Norman: “Siamo tutti degli sciocchi a non averci pensato prima”. Il commento di Roddick
Per Jannik Sinner “è una scelta ovvia. Siamo tutti degli sciocchi a non averci pensato prima”. Così Andy Roddick commenta la decisione del campione altoatesino di affidarsi a coach Magnus Norman dopo l’addio a Darren Cahill. Lo statunitense ex numero 1 del mondo nell’ultima puntata del suo podcast Served with Andy Roddick ha analizzato le ragioni che possono aver portato Sinner a scegliere l’allenatore svedese. Ed è arrivato a una conclusione netta: “Com’è possibile che questo coach non sia sistematicamente il primo nome che viene in mente quando si parla dei migliori strateghi del circuito negli ultimi vent’anni? Dovrebbe esserlo“.
Norman in effetti non è mai stato considerato nella rosa dei possibili successori di Cahill: da quando l’australiano ha manifestato la volontà di prendersi una pausa, sono state fatte tante ipotesi. Ma il nome di Norman è sempre rimasto sotto traccia. Eppure la sua carriera, soprattutto da coach, dovrebbe suggerire il contrario. Da giocatore lo svedese ha raggiunto la posizione numero 2 del ranking Atp nel 2000, lo stesso anno in cui ha perso la finale del Roland Garros contro Gustavo Kuerten e ha vinto gli Internazionali d’Italia a Roma.
Si è ritirato nel 2004 e da allora ha costruito una seconda carriera da allenatore. Il primo capolavoro porta il nome di Robin Söderling, che ha portato fino al quarto posto mondiale e a due finali consecutive al Roland Garros di Parigi nel 2009 e nel 2010. “Ha scelto Robin Söderling, che era un ottimo giocatore, ma che si aggirava intorno alla ventesima posizione nella classifica mondiale”, ricorda Roddick. Che aggiunge: “Lo ha trasformato in un giocatore capace di battere Rafael Nadal al Roland-Garros, di raggiungere due finali consecutive a Parigi e di diventare un vero incubo per i suoi avversari per tre anni, prima che infortuni e problemi di salute prendessero il sopravvento”.
“Passare dalla posizione numero 30 alla numero 4 del mondo: ecco cosa è riuscito a fare con Söderling”, sottolinea Roddick. Norman non è mai riuscito a far vincere un titolo Slam al suo connazionale, che ha perso le due finali contro Federer e Nadal. L’impresa però gli è riuscita con lo svizzero Stan Wawrinka. “Stan era già un ottimo giocatore. Aveva forse raggiunto la decima posizione nella classifica mondiale, prima di scendere intorno alla trentesima, per poi risalire fino alla venticinquesima posizione, e Norman riuscì a trasformarlo in un campione capace di vincere tre titoli del Grande Slam“, ricorda ancora Roddick.
Norman ha seguito Wawrinka dal 2013 al settembre 2020. In quegli anni lo svizzero ha vinto tutti e tre i suoi titoli del Grande Slam, sempre battendo in finale il numero 1 del mondo: Rafael Nadal all’Australian Open 2014, Novak Djokovic al Roland Garros 2015 e agli Us Open 2016. Con Norman in panchina, Wawrinka è arrivato al terzo posto del ranking e ha vinto anche il Masters 1000 di Montecarlo nel 2014.
Insomma, sotto la cura Norman due ottimi giocatori sono diventati due campioni. E allora viene da chiedersi cosà potrà fare lo svedese con un giocatore come Sinner, che è già un campionissimo. Certo, il tipo di lavoro sarà diverso, ma è anche vero che lo svedese è uno specialista della terra rossa, proprio la superficie su cui l’altoatesino ha ancora più margini di miglioramento. Roddick comunque è certo che la scelta sia vincente: “Vorrei sottolineare questo – dice – Magnus Norman è probabilmente uno dei migliori coach al mondo, al pari di Cahill e pochi altri”. L’ex numero 1 statunitense aggiunge: “Eppure negli ultimi quindici anni il suo nome è stato raramente menzionato, il che rappresenta una vera ingiustizia“. Ora, entrando nel team di Sinner, Norman ha la grande occasione per rifarsi.
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