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Thursday, September 10, 2026

Mostra di Venezia, Tutte o Nessuna: il corto con Violante Placido e Donatella Finocchiaro

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Presentato a Venezia durante l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, Tutte o Nessuna è il cortometraggio diretto da Giovanni B. Algieri e Jonathan Elia che affronta il tumore al seno dal punto di vista dell’accesso tempestivo alle terapie. Con Violante Placido, Donatella Finocchiaro, Filippo Librando e la partecipazione di William Baldwin, il corto intreccia burocrazia, politica e sentimenti per raccontare quanto il tempo diventi decisivo quando una cura esiste, ma non arriva ancora a chi ne ha bisogno.

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Ci sono tempi che il cinema può permettersi di manipolare. Può accelerarli, dilatarli, farli tornare indietro, persino sospenderli per qualche secondo prima dei titoli di coda.

Poi esiste il tempo della malattia.

Quello, purtroppo, non conosce montaggio.

Parte da questa distanza Tutte o Nessuna, cortometraggio italiano del 2026 scritto da Giovanni B. Algieri e diretto da Giovanni B. Algieri e Jonathan Elia, presentato il 10 settembre allo Spazio Incontri dell’Hotel Excelsior del Lido, nell’ambito delle attività del Venice Production Bridge durante l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un progetto che parla di tumore al seno, prevenzione e innovazione terapeutica, ma sceglie soprattutto di raccontare ciò che spesso rimane fuori dall’inquadratura: il percorso che separa l’esistenza di una cura dalla possibilità concreta di riceverla.

Perché una terapia può essere stata scoperta, approvata, persino celebrata dalla scienza. Ma per chi la aspetta conta soprattutto una cosa: quando arriverà.

Dal linguaggio della burocrazia a quello dei sentimenti

Tutte o Nessuna nasce nell’ambito dell’iniziativa We Breast – Nuove frontiere terapeutiche nei tumori della mammella, progetto che mette in dialogo istituzioni, comunità scientifica, associazioni dei pazienti e protagonisti del percorso di cura, con l’obiettivo di riflettere sull’accesso alle terapie e sulle disparità ancora esistenti.

Ed è proprio il tempo uno dei protagonisti invisibili del cortometraggio.

Secondo l’ultima edizione dell’EFPIA Patients W.A.I.T. Indicator, relativa ai medicinali approvati tra il 2021 e il 2024 e con dati aggiornati al 5 gennaio 2026, nell’Unione Europea trascorrono mediamente 597 giorni tra l’autorizzazione e la disponibilità di un nuovo farmaco per i pazienti. In Italia la media è di 441 giorni.

Numeri. E dunque, almeno in apparenza, materia poco cinematografica.

Eppure Algieri ha raccontato durante la presentazione veneziana di avere individuato proprio qui la sfida principale del film: «La sfida è sempre, nel cinema, il come raccontare una cosa». Per arrivare alla sceneggiatura ha svolto un lungo lavoro di ricerca e ascoltato per circa un anno le storie di numerose donne, cercando continuamente un equilibrio tra la dimensione burocratica e quella dei sentimenti. Alcune delle persone che gli avevano affidato la propria esperienza, ha ricordato, non hanno fatto in tempo a vedere il progetto arrivare sullo schermo.

Ed è forse qui che Tutte o Nessuna trova la propria necessità: trasformare un ritardo amministrativo in qualcosa che abbia nuovamente un volto, un corpo, una paura, una speranza.

Violante Placido: «Fare politica è una missione»

Nel cast figurano Violante Placido, Donatella Finocchiaro e Filippo Librando, con la partecipazione straordinaria di William Baldwin. Completano il cast Paolo Mauro e Carmine Alfano.

Durante l’incontro veneziano Violante Placido si è soffermata soprattutto sulla dimensione politica della storia e sulla responsabilità di chi ricopre un ruolo pubblico.

Il suo personaggio le ha permesso di interrogarsi sulla distanza che talvolta separa le dichiarazioni istituzionali dalla realtà concreta delle persone. Un problema può apparire enorme ma astratto finché lo si osserva da lontano. Basta però entrare nella vita di qualcuno perché improvvisamente assuma un peso diverso.

«Non dico che è facile fare il politico, però è una missione», ha osservato Placido, sottolineando come chi affronta questioni che riguardano direttamente la vita delle persone dovrebbe «attivarsi al massimo ogni giorno».

È uno dei passaggi più interessanti dell’incontro, perché sposta il discorso dalla medicina alla responsabilità.

Una cura, infatti, non esiste davvero soltanto perché la ricerca l’ha resa possibile. Esiste quando il sistema riesce a farla arrivare alla persona che ne ha bisogno.

Donatella Finocchiaro e la memoria della madre

Se Placido porta Tutte o Nessuna sul terreno della politica, Donatella Finocchiaro conduce invece il racconto in una zona più intima.

L’attrice ha spiegato di aver trovato l’ispirazione più profonda per il proprio personaggio nella sua esperienza personale. Sua madre è morta nel 2008 a causa di un tumore e Finocchiaro le è rimasta accanto durante gli anni della malattia, attraversando con lei ospedali, cure e attese.

«L’ispirazione più grande è stata quella di mia madre», ha raccontato.

C’è allora un altro punto di vista che il film prova a intercettare: quello di chi resta accanto alla persona malata.

Perché la malattia possiede una curiosa e terribile geometria. Colpisce un corpo, ma raramente soltanto una vita. Intorno ci sono figli, compagni, genitori, amici. Persone che aspettano una risposta insieme al paziente, cercano una possibilità e finiscono per imparare il vocabolario delle diagnosi e delle terapie senza aver mai desiderato conoscerlo.

Finocchiaro racconta proprio questa esperienza: non soltanto il dolore di chi combatte contro la malattia, ma anche quello di chi accompagna.

Filippo Librando: «È bello quando diverse esperienze si incontrano»

A riportare il discorso alla dimensione collettiva del progetto è stato Filippo Librando.

«È bello quando diverse esperienze si incontrano», ha osservato l’attore durante la presentazione, ricordando il lavoro svolto sul personaggio e il confronto avvenuto durante la lavorazione. L’esperienza del corto, ha aggiunto, lo ha portato anche a riflettere sull’importanza dell’attenzione e della prevenzione.

Una frase semplice, ma perfettamente coerente con un progetto che nasce dall’incontro di mondi differenti: cinema, medicina, istituzioni, ricerca e associazionismo.

Non per trasformare il film in una lezione, ma per ricordare che dietro parole come prevenzione, accessibilità e innovazione terapeutica ci sono sempre persone.

William Baldwin e un progetto che guarda oltre l’Italia

Accanto agli interpreti italiani compare William Baldwin, presenza internazionale del cortometraggio.

La sua partecipazione contribuisce ad allargare l’orizzonte di una storia nata in Calabria ma costruita intorno a un problema che non appartiene soltanto a un territorio: l’accesso alle cure e la necessità che l’innovazione scientifica non resti confinata nei laboratori o nei documenti amministrativi.

Tutte o Nessuna prova così a mettere insieme prospettive differenti senza perdere di vista il proprio centro: la persona.

Un cortometraggio girato interamente in Calabria

Il film è stato girato interamente a Corigliano-Rossano, coinvolgendo una troupe di circa 35 professionisti, oltre la metà dei quali appartenenti alle maestranze calabresi. Tra le location utilizzate figurano Piazza Salotto, il Liceo Classico G. Colosimo, la Collina del Gelso di Rossano e altri luoghi dell’area urbana e costiera.

Il progetto coinvolge Immaginazione APS, Summeet e Baluma Productions, con il sostegno della Calabria Film Commission.

La Calabria diventa così qualcosa di più di una semplice location: è il luogo dal quale parte un racconto destinato a misurarsi con una questione nazionale e internazionale.

Il carcinoma della mammella resta infatti la neoplasia più frequentemente diagnosticata nelle donne in Italia. Secondo i dati ufficiali più recenti, nel 2024 sono state stimate 53.686 nuove diagnosi complessive di tumore della mammella, 53.065 nelle donne e 621 negli uomini.

Ma Tutte o Nessuna non vuole lasciare che siano le cifre ad avere l’ultima parola.

Quando una cura esiste ma bisogna ancora aspettarla

Il titolo possiede qualcosa di definitivo.

Tutte o Nessuna.

Quasi un aut aut.

Eppure il senso del progetto sta proprio nel tentativo di eliminare quell’alternativa. Perché di fronte al diritto alla salute non dovrebbero esistere pazienti fortunate e pazienti meno fortunate, territori veloci e territori lenti, possibilità disponibili per alcuni e ancora lontane per altri.

La domanda posta dal film non riguarda soltanto quanto rapidamente proceda la ricerca scientifica.

Riguarda quanto velocemente siamo capaci di seguirla.

Perché ci sono attese che fanno parte della vita e altre che non dovrebbero farne parte.

E quando si parla di una cura, un giorno non è mai soltanto un giorno.

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