Anm: “Miope rispondere ai fatti di cronaca con nuovi reati che intasano le aule giudiziarie e esasperano i problemi degli istituti di pena”
“Miope” rispondere ai fatti di cronaca introducendo nuovi reati o inasprendo le pene. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, torna a criticare la linea del governo sulla giustizia e punta il dito contro il nuovo decreto sicurezza, contestando la scelta di affrontare problemi sociali complessi attraverso la stretta penale. Un intervento che arriva mentre resta aperto lo scontro con Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi ha annunciato di non voler firmare il Dpcm necessario a dare attuazione agli aumenti retributivi e agli arretrati spettanti ai magistrati in base alle sentenze del Consiglio di Stato.
“Troppo spesso assistiamo alla tentazione di rispondere a complessi problemi sociali o a contingenti fatti di cronaca attraverso la creazione di nuove figure di reato o di un inasprimento sconsiderato delle pene“, ha detto Tango nella sua relazione al Comitato direttivo centrale dell’Anm. “Si tratta di una scorciatoia che non risolve i problemi, ma intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena“.
Il presidente dell’associazione delle toghe ha precisato che la critica non implica alcuna indulgenza nei confronti delle violenze. “Ferma restando la condanna degli atti vandalici, delle violenze e delle devastazioni, oltre alla solidarietà agli agenti rimasti feriti”, ha sottolineato, occorre interrogarsi sulle cause dei fenomeni e individuare strategie di contrasto efficaci. “Far prevalere una logica emergenziale e meramente punitiva che pretende di rispondere alla complessità del disagio giovanile e dei reati commessi da minorenni è abbastanza miope e non porta alla risoluzione del problema”, ha concluso Tango.
Il 18 ottobre Meloni ha annunciato che non avrebbe firmato il Dpcm con il ricalcolo degli adeguamenti retributivi dei magistrati, arrivati dopo una serie di pronunce favorevoli ai ricorrenti. Il conto per le casse pubbliche è stimato in circa 979 milioni di euro, in larga parte per gli arretrati relativi agli anni passati. La replica dell’Anm è stata netta: non si tratterebbe di un regalo né di un nuovo bonus, ma di differenze retributive previste dalla legge e rimaste non corrisposte per anni.
KioskNews shows a cleaned-up reading view extracted from the publisher’s page — the original always lives on their site, not ours.