Trump caccia la portavoce della Casa Bianca dopo solo cinque giorni
A soli 5 giorni giorni dal suo debutto dal palco della sala stampa della Casa Bianca, Donald Trump silura la nuova portavoce Katie Zacharia, battendo il record precedente di Anthony Scaramucci, durato solo 10 giorni nell'incarico durante il primo mandato del presidente. La sua uscita va anche ad allungare la lista delle donne cacciate da Trump da ruoli di prestigio nell'amministrazione, che include da Pam Bondi a Kristi Noem. Zacharia aveva assunto ufficialmente l'incarico lunedì, dopo che Trump aveva annunciato orgogliosamente la sua nomina su Truth alla fine della scorsa settimana. Nel corso del suo primo briefing martedì, uno dei più brevi della storia, Zacharia non aveva brillato e si era attirata molte critiche per non essere adeguatamente preparata. Il colpo definito, però, è arrivato quando è emerso che non aveva superato l'esame per diventare avvocato pur presentandosi come tale.
La bufera l'ha travolta, irritando il presidente. "Dovrebbe riconsiderare l'incarico. Se fossi in lei ci penserei due volte", ha detto il tycoon poco prima che i media americani rivelassero il suo licenziamento. La nomina di Zacharia aveva suscitato non poche perplessità all'interno della Casa Bianca. Trump l'aveva scelta senza consultarsi con la capa di gabinetto, scavalcandola e alimentando i rumors su una possibile uscita di Susie Wiles dopo le elezioni di metà mandato. Al momento, Wiles non ha manifestato alcuna intenzione di lasciare il suo incarico ma la battaglia per prendere il suo posto dopo le midterm e la possibile vittoria dei democratici è già partita fra liti e faide che stanno creando non pochi problemi all'interno della Casa Bianca. Gli aspiranti al suo incarico sono molti, incluso il suo vice Stephen Miller, l'architetto della stretta sui migranti fiore all'occhiello di Trump. Ad agitare l'amministrazione è anche la lite in corso fra Alina Habba Mildon e Richard Grenell, due stretti alleati di Trump coinvolti in un'accesa disputa che affonda le radici nella battaglia per accaparrarsi una parte del bottino in Venezuela.
Se all'interno della Casa Bianca sono già in corso le grandi manovre per stabilire i nuovi equilibri di potere dopo le midterm, a prepararsi a una possibile vittoria dei democratici è anche il presidente, che sta affilando le sue armi. Trump si è detto pronto a svelare i dossier in suo possesso su Hillary Clinton, Joe Biden e Barack Obama qualora i liberal dovessero procedere con un nuovo impeachment. "Ho informazioni su di loro", ha detto sibillino durante un'intervista a Newsmax rispondendo a chi gli chiedeva di una sua possibile nuova messa in stato d'accusa, la terza. Trump ha quindi spiegato che in passato ha evitato di usare i dossier in suo possesso che avrebbero potuto "distruggere la loro reputazione. Non l'ho fatto". Ora, però, "potrei se dovessero" procedere con un nuovo impeachment. Parole che lasciano intravedere uno scontro potenzialmente frontale fra il nuovo Congresso e l'amministrazione, con un Trump che in caso di vittoria dei democratici alle midterm sarebbe 'un'anatra zoppa', con nulla da perdere e quindi più aperto ad assumersi rischi. Al voto di novembre si preparano anche gli alleati Maga del tycoon. In una serie di riunioni nelle ultime settimane hanno ipotizzato vari scenari possibili di brogli alle urne, e paventato al presidente la possibilità di invocare la legge marziale qualora ritenessero che le elezioni di metà mandato siano "truccate". Gli attivisti del movimento Maga, molti dei quali alleati di Trump, stanno facendo pressione sul presidente affinchè alzi la guardia sulla sicurezza elettorale e adotti contromisure. Le varie iniziative in questo senso avviate dall'amministrazione sono finora state bocciate dai tribunali americani, che hanno ribadito come l'autorità sul voto spetta agli stati e non al presidente, lasciandolo di fatto con le mani in parte legate.
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