“Armi all’Ucraina? L’Italia non può tirarsi indietro. Andare contro l’Ue? Telefonare a Orbán e chiedere come gli è andata”. L’avvertimento di Gentiloni a In Onda
“Escludo che in Europa l’Italia possa tirarsi indietro nel sostegno all’Ucraina. È molto complicato che un Paese vada frontalmente contro l’orientamento europeo. Telefonare a Orbán e chiedere come gli è andata”. Lo ha detto Paolo Gentiloni, ospite della puntata di In Onda (La7) lo scorso 4 ottobre. L’ex presidente del Consiglio e già commissario europeo per gli Affari economici e monetari ha usato parole ferme sul sostegno militare all’Ucraina e sul riarmo europeo, in un passaggio che oggi risuona in modo particolare dopo le recenti dichiarazioni pronunciate all’Assemblea di Assolombarda da Giorgia Meloni, secondo cui “l’Italia non è nell’Ue per dire sempre di sì”.
Interpellato dalla conduttrice Marianna Aprile sulle parole del leader del M5s Giuseppe Conte (che aveva sostenuto che il 60-70% dell’elettorato di sinistra sarebbe contrario agli aiuti militari a Kiev), Gentiloni ha escluso che sia così. Ha poi posto una domanda diretta: “Secondo voi, l’Italia può cambiare la sua posizione di sostegno all’Ucraina? Mettiamo che le opposizioni attuali, come mi auguro, vincano le prossime elezioni e vadano al governo: che facciamo? L’Italia prende la parte di Orbán?”.
Nel contesto attuale, ha aggiunto, “sul sostegno all’Ucraina l’Unione Europea, tranne Orbán che poi ha perso le elezioni, è stata unita”. Ha ricordato che dall’ottobre 2024 gli Stati Uniti hanno smesso di dare sostegno all’Ucraina e che la resistenza di Kiev da quasi cinque anni si deve in larga parte all’Europa.
Gentiloni ha poi citato la visita di Friedrich Merz a Kiev con gli amministratori delegati delle principali industrie della difesa tedesche e la promessa di un impegno tedesco da 1,3 miliardi, oltre ai 100 miliardi stanziati dall’Unione Europea quattro mesi fa. E ha ribadito: “In questo campo l’Europa ha fatto molto ed escludo che l’Italia possa tirarsi indietro”.
A Luca Telese, che ha obiettato che ci si può tirare indietro “perché siamo in democrazia, quindi non è che c’è un obbligo o un vincolo”, Gentiloni ha risposto con toni perentori escludendo questa eventualità e richiamando la sorte dell’ex premier ungherese, sconfitto nelle elezioni del 12 aprile 2026 dopo sedici anni al potere e per anni il principale elemento di frizione all’interno dell’Unione, sia sul piano dello stato di diritto, sia sulle politiche relative all’Ucraina. Il suo isolamento politico e le conseguenze economiche (fondi europei congelati) sono diventati, nelle parole di Gentiloni, un esempio concreto di cosa succede a chi si mette “frontalmente” contro la linea europea dominante.
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