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Sunday, November 8, 2026

Media, Mosca ad Abu Dhabi con delegazione ampliata. Ucraina al gelo sotto i raid russi

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Mosca parteciperà ai colloqui di pace di Abu Dhabi mediati dagli Usa, il 10-11 novembre, con una delegazione ampliata. Nella delegazione saranno  presenti, come anticipato dallo stesso portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, alti diplomatici e ufficiali militari russi. La delegazione sarà guidata dal  consigliere di Putin, Vladimir Medinsky e comprenderà i viceministri degli Esteri, Sergei Ryabkov e Mikhail Galuzin, il capo dell'intelligence militare, Igor  Kostyukov, e l'alto ufficiale dello Stato Maggiore, Yury Zhigarlovsky. "Ryabkov, responsabile delle relazioni tra Russia e Stati Uniti e delle questioni  relative al controllo degli armamenti - sottolinea la testata ucraina - parteciperà ai negoziati per la prima volta,  mentre Medinsky, Galuzin e Kostyukov  hanno già preso parte ai precedenti cicli di negoziati". Secondo quanto riportato da media statunitensi, l'ampliamento della delegazione potrebbe  indicare la volontà di Mosca di impegnarsi in discussioni più sostanziali su questioni politiche e militari. Il 6 novembre - viene rammentato - il   presidente russo Putin ha discusso con i membri del suo Consiglio di Sicurezza i preparativi per i colloqui, ai quali hanno partecipato anche i funzionari selezionati per la delegazione. I preparativi per la prossima conferenza trilaterale, tuttavia, si stanno svolgendo in un clima di crescente tensione, con diverse città ucraine e Kiev soprattutto, continuamente bersaglio di droni e missili balistici russi

Mélenchon apre la campagna elettorale: "All'Eliseo con i palestinesi e referendum per i territori contesi in Ucraina"

Sostegno netto alla causa palestinese e una soluzione per l'Ucraina subordinata alla volontà delle popolazioni locali: sono i capisaldi di politica estera tracciati da Jean-Luc Mélenchon durante il comizio di apertura della sua campagna elettorale a Le Bourget, nella periferia nord di Parigi. Davanti a circa 20.000 sostenitori, il leader de La France Insoumise (LFI), indicato come uno dei principali contendenti nella corsa contro Marine Le Pen per l'Eliseo, ha delineato le priorità diplomatiche di un eventuale governo degli Insoumis.

Sul fronte mediorientale, Mélenchon ha promesso che la sua presidenza agirà «frontalmente» a difesa dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Spostandosi poi sul conflitto nell'Europa orientale, ha affrontato il nodo delle concessioni territoriali alla Russia, concentrandosi in particolare sul Donbass: “Noi non accettiamo che si immagini una pace con concessioni territoriali in Ucraina senza che si chieda alle popolazioni coinvolte se sono d'accordo per ritrovarsi da questo lato della frontiera o dall'altra parte. Chi ha il diritto di sapere se quella popolazione vuole essere ucraina o russa?”. Un intervento che rilancia l'ipotesi di consultazioni popolari nelle aree occupate come condizione per definire i confini post-bellici, inserendosi nel dibattito internazionale sui possibili sbocchi negoziali della crisi.

Ucraina: Zelensky denuncia l'impatto dei raid sui ponti del Dnipro e la carenza di Patriot

“La campagna balistica della Russia contro l'Ucraina continua e, purtroppo, a causa della carenza di missili Patriot, ci sono stati colpi significativi”. Lo ha dichiarato su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, tracciando un quadro critico delle conseguenze dei recenti attacchi russi sulle infrastrutture strategiche del Paese.

Il capo di Stato ha evidenziato il paradosso del sistema energetico nazionale: “Oggi l'Ucraina genera più elettricità di quanta ne consumi, ma poiché la Russia sta colpendo sottostazioni e reti elettriche, stiamo assistendo a carenze significative a Kiev e in altre regioni”. Tra i principali bersagli dell'offensiva figurano ora le vie di collegamento essenziali: "I russi stanno colpendo ponti attraverso il Dnipro, da Kiev fino a Zaporizhzhia. Durante la notte che ha portato a oggi, il Ponte Settentrionale di Kiev è stato colpito: sei missili balistici sono stati lanciati contro l'infrastruttura, e quattro sono andati a segno".

Guardando ai prossimi appuntamenti internazionali, Zelensky ha ribadito l'urgenza di nuovi rifornimenti occidentali: “Il nostro Paese sarà rappresentato in diversi formati a novembre che possono portare all'Ucraina una maggiore forza: il G7, la Coalizione dei Volenterosi e il vertice di Ramstein. Stiamo lavorando affinché ciascuno di questi tavoli sia il più produttivo possibile, con risultati che devono concentrarsi prima di tutto sul potenziamento delle difese aeree e sulla tenuta del sistema energetico”.

Volodymyr Zelensky in Norvegia

Volodymyr Zelensky in Norvegia (Afp)

Ucraina al gelo sotto i raid russi, Berlino frena sui Patriot mentre incombe il vertice di Abu Dhabi

Mentre Donald Trump evoca un imminente «grande accordo» che potrebbe ridefinire gli equilibri dell'intera Europa, l'Ucraina affronta una delle notti più critiche dall'inizio del conflitto, stretta tra il gelo e la devastazione della propria rete energetica. Con le temperature prossime allo zero, massicci bombardamenti russi condotti con missili e droni hanno colpito duramente le infrastrutture strategiche attorno a Kiev e in altre cinque regioni, danneggiando le linee di trasmissione collegate a due centrali nucleari e lesionando perfino il Ponte Nord sul fiume Dnipro. Il bilancio provvisorio è di almeno due vittime e una dozzina di feriti, con gravi danni a palazzine residenziali, attività commerciali e un asilo.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato l'impiego di 172 droni e 36 missili balistici — inclusi vettori KN-23 di fabbricazione nordcoreana —, accusando apertamente Mosca di voler «esercitare pressione sul tavolo negoziale a colpi di missili» a fronte di un'offensiva terrestre ormai impantanata. A rendere il quadro ancora più allarmante per Kiev è giunta la doccia fredda della Germania: il ministro della Difesa Boris Pistorius ha dichiarato che Berlino non è temporaneamente in grado di inviare ulteriori batterie Patriot per non compromettere la sicurezza dei propri arsenali, rimandando ogni discussione al Gruppo di contatto di metà novembre e sollecitando gli altri alleati a fare la propria parte.

Sullo sfondo resta l'attesa per l'incontro trilaterale in programma tra martedì e mercoledì ad Abu Dhabi. Il Cremlino ha schierato una delegazione di altissimo profilo guidata dal consigliere Vladimir Medinsky e composta da figure chiave dell'intelligence militare e della diplomazia russa, tra cui il capo del GRU Igor Kostyukov e i viceministri degli Esteri Sergei Ryabkov e Mikhail Galuzin. Al contempo, il vero canale operativo di Mosca sembra convergere sulla figura di Kirill Dmitriev, recentemente ricevuto alla Casa Bianca dallo stesso Trump. Nonostante le dichiarazioni ottimistiche del leader statunitense sui progressi in corso verso un'intesa a vasto raggio, tra le capitali europee e a Kiev cresce l'apprensione per trattative parallele i cui effettivi termini restano ancora nell'ombra.

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