Levante: "La paura fa fallire l'amore. Grazie a mio padre l'ho capito"

A quasi 40 anni, mi sono ritrovata a interrogarmi su cosa significasse l'amore, se l'avessi realmente capito. Sono andata a scomodare intellettuali, filosofi, persone molto più intelligenti e colte di me per comprendere attraverso saggi e varie letture come lo potessero descrivere e se io potessi accedere a quel tipo di sapere in modo da metterlo in pratica. La verità è che in questa ricerca io non ho trovato nessuna risposta, nessuno psicoterapeuta, nessuno psicologo, nessun filosofo, nessun saggista, nessun semiota, nessuno è riuscito a dire che cos'è l'amore, perché in effetti poi mi sono detta: "Basta cercare di definirlo, vivilo semplicemente". Quindi, una volta arresami all'idea che l'amore non si potesse definire, mi sono detta: "Allora andiamo a vedere perché fai fallire l'amore, cioè quali sono le cause per cui il tuo amore ha una data di scadenza e spesso è quasi sempre la stessa". E, dunque, ho iniziato prima a farmi questa domanda tramite la canzone che apre l'album, "Dell'amore il fallimento". Poi, sono entrata nella casa un po' labirintica dei fallimenti amorosi, passando attraverso storie più o meno pesanti e, successivamente, però, durante la scrittura del disco, ho vissuto un episodio privato molto forte che mi ha scosso. Ho quindi scoperto attraverso il solito istinto di mettere nero su bianco davanti alla tastiera che stavo scrivendo la risposta alla domanda sul fallimento dell'amore: "Abissale", il brano che chiude il disco. Fondamentalmente, sono dovuta tornare a scavare nel mio passato per capire che l'inghippo era dove l'amore mi era stato trasmesso, nel modo e nei tempi in cui mi era stato insegnato e anche rubato. Perché io ho perso mio papà che avevo nove anni e questa figura paterna così tanto assente nella mia vita e poi però così tanto anche presente nella sua assenza ha determinato il mio modo di accettare l'amore e di viverlo e quindi a questo padre, in "Abissale", faccio dire: "Non devi uccidere l'amore, l'amore non lo devi meritare, lo puoi avere senza farti spaventare, senza che ti faccia male". A quel punto, ho trovato la risposta alla mia domanda: tutte le volte che ho fatto fallire l'amore è stata per la paura di viverlo o di ritrovarmi a perderlo, perché se io lo uccido non potrà mai abbandonarmi lui.
In realtà, non pensavo di includere Alma. Tutto è nato da un episodio. Per quattro mesi, ci siamo ritrovati a vivere nel mio laboratorio, perché abbiamo cambiato casa e stavano ristrutturando la nuova. Il laboratorio è un posto molto accogliente ma anche molto piccolo, dove ci siamo inventate qualsiasi cosa per passare le serate. Un giorno - ho fortunatamente la testimonianza video di questo momento -, Alma mi disse: "Mamma, inventiamoci una canzone". Io allora mi misi alla tastiera, intonando qualche nota per accompagnarla, ma lei anziché cantare parlò, sembrava che stesse recitando e qualcuno le stesse suggerendo le parole. Disse: "Io dentro di te non voglio fare un caos di monellerie, ma quando siamo insieme tutto riprocede da capo". Pazzesco. Io sono sbiancata e mi sono detta: "Ha praticamente riassunto il senso delle storie che non sono mai nate". E l'unico amore eterno è quello che non nasce mai, cioè quelle storie che rimangono nel nostro immaginario, perché per uno sliding doors di qualsiasi tipo non sono mai veramente iniziate e quelle sono eterne, perché uno per tutta la vita dirà: "Chissà come sarebbe andata se". E lei con quella frase dice "quando io e te ci rivediamo, quando io e te per caso ci incontriamo, ci scontriamo in metro, nel pub che frequentiamo entrambi, tutto riprende esattamente da dove eravamo rimasti". Ho quindi pensato dovesse stare nel disco e la traccia dedicata spezza la scaletta in due.
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