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Sunday, September 27, 2026

Pinocchio, il bambino del mondo: trailer esclusivo del documentario di Paolo Borraccetti

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Il burattino di Collodi rompe la quarta parete e si fa guida del proprio mito. Sky TG24 presenta in esclusiva il trailer di Pinocchio, il bambino del mondo, documentario di Paolo Borraccetti in anteprima mondiale il 24 ottobre al MAXXI, nella sezione Freestyle della 21ª Festa del Cinema di Roma. Con Guillermo del Toro, Francesca Comencini e Amalia Ruocco di Zaches Teatro, un viaggio tra materiali d'archivio e nuove incarnazioni del personaggio nell'anno del bicentenario della nascita di Carlo Collodi

«C'era una volta... — Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno». Tutto comincia così, con un lettore colto in fallo e un ciocco da catasta finito nella bottega sbagliata. Nessuno, nel luglio del 1881, quando le prime puntate della Storia di un burattino apparvero sul Giornale per i bambini, poteva immaginare che quel legno avrebbe girato il mondo più volte di Phileas Fogg. Tant'è che Collodi stesso, a un certo punto, pensò di chiudere la faccenda lasciando il burattino penzolare dalla Quercia grande (e furono proprio i piccoli lettori, reclamandone il ritorno, a resuscitarlo).

Centoquarantacinque anni dopo, quel pezzo di legno prende finalmente la parola in prima persona. Sky TG24 presenta in esclusiva il trailer di Pinocchio, il bambino del mondo, il nuovo documentario diretto da Paolo Borraccetti.

Dal MAXXI alla Festa del Cinema: l'anteprima mondiale

Il film sarà presentato in anteprima mondiale il 24 ottobre alle 21.30 al MAXXI, nella sezione Freestyle della 21ª Festa del Cinema di Roma. E il calendario, in questo caso, non è un dettaglio: il documentario arriva nell'anno delle celebrazioni per i duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi (1826-2026), con il proposito dichiarato di raccontare come una storia nata quasi per caso sulle pagine di una rivista per ragazzi sia diventata uno dei racconti italiani più universali.

Da Disney all'Iran, dalla Cina all'Unione Sovietica: i mille volti del burattino

Pochi personaggi hanno cambiato passaporto con la disinvoltura di Pinocchio. Ha indossato il cappellino tirolese della Disney nel 1940, si è fatto Burattino nell'Unione Sovietica di Aleksej Tolstoj, che negli anni Trenta ne riscrisse le avventure per i giovani lettori sovietici, ha attraversato la Cina e l'Iran, e ogni volta ha cambiato volto senza smarrire la propria identità. Parimenti, il film di Borraccetti ricostruisce questo viaggio attingendo a un ricco patrimonio di materiali d'archivio, in gran parte inediti: film, cartoni animati, libri illustrati, spettacoli teatrali, opere liriche, musical e danza contemporanea.

Tre archive producers hanno seguito le tracce del burattino nel mondo, dalla Cina alla Spagna, dal Burkina Faso alla Francia, dagli Stati Uniti al Messico, ricomponendo le sue diverse incarnazioni in un unico racconto. Un'impresa che ricorda da vicino quella del Geppetto collodiano, che il figlio lo cercò per mare fin dentro la pancia del Pesce-cane.

Pinocchio prende la parola (e ha il volto di una donna)

Questa volta, però, a raccontare la storia è Pinocchio stesso. Il burattino rompe la quarta parete e diventa la guida del film, muovendosi di notte negli spazi dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, fra statue, bozzetti, maschere e laboratori: un Paese dei balocchi rovesciato, dove al posto dei giocattoli ci sono i ferri del mestiere di chi le figure le inventa.

E il ribaltamento è anche fisico, giacché dietro la maschera di Pinocchio c'è una donna, Amalia Ruocco, performer della compagnia Zaches Teatro. Non più un burattino che cerca di diventare umano, dunque, ma un essere umano che dà corpo al burattino. Una scelta nata proprio all'interno dell'Accademia, dove il lavoro di studenti e docenti — scenografi, costumisti e illustratori — è entrato nella costruzione visiva del film.

Da Guillermo del Toro a Francesca Comencini: le voci del film

Il dialogo fra passato e presente passa anche attraverso le testimonianze di registi, artisti e studiosi di diversi Paesi. C'è Guillermo del Toro, che con il suo Pinocchio in stop-motion ha conquistato l'Oscar per il miglior film d'animazione nel 2023, trasportando il burattino nell'Italia fascista. C'è Francesca Comencini, che il burattino se l'è visto crescere in casa: suo padre Luigi firmò nel 1972 Le avventure di Pinocchio, con Nino Manfredi nei panni di Geppetto, e proprio quel legame lei ha raccontato in Il tempo che ci vuole.

Accanto a loro, Davide Iodice, Caroline Anthérieu-Yagbasan, Toby Olié, Francesca Tancini, Narjes Ghorbani, Gao Changxu, Anna Lushenkova Foscolo e Alida Baldari Calabria. Sguardi e prospettive diverse che raccontano le continue metamorfosi di un personaggio che ogni cultura ha adottato, reinterpretato e fatto proprio.

Cosa significa essere umani

Benedetto Croce, che di Pinocchio fu lettore tutt'altro che distratto, scrisse che il legno in cui è tagliato il burattino è l'umanità. A quasi un secolo e mezzo dalla sua nascita letteraria, Pinocchio continua infatti a porre la stessa domanda: cosa significa essere umani? Il film la porta nel presente, facendo emergere temi come l'identità, la diversità, il vero e il falso — e con un naso che si allunga, il tema non poteva mancare — fino a confrontarsi con le nuove frontiere dell'intelligenza artificiale. Sicché la creatura artificiale per eccellenza della letteratura italiana si ritrova, oggi, a interrogare le creature artificiali di silicio.

«Pinocchio, il bambino del mondo non è un tradizionale documentario d'archivio, ma piuttosto un viaggio nel tempo, nell'immaginazione e nei mille volti che il burattino ha assunto», racconta il regista. «Perché alla fine, ognuno ritrova un pezzo di sé in Pinocchio: il legno di cui è intagliato è fatto della stessa materia di cui siamo fatti noi, esseri umani». Una frase in cui risuonano, insieme, Croce e La tempesta di Shakespeare, dove Prospero ci ricorda che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.

Pinocchio, il bambino del mondo è prodotto da Simona Garibaldi e Alessandro Sansoni per Lilium Distribution, Enrica Capra per Tag Film e Lidia Cudemo per D-Hub Studios, in collaborazione con Rai Documentari, ARTE G.E.I.E., Multimedia San Paolo - Milano e Accademia di Belle Arti di Firenze, con il contributo e il patrocinio della Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura, con il patrocinio della Fondazione Nazionale Carlo Collodi e del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, e con Unipol come Main Partner.

Del resto, alla fine del romanzo, guardando il burattino ormai inerte appoggiato a una seggiola, il ragazzino in carne e ossa esclama: «Com'ero buffo, quand'ero un burattino!». Il documentario di Borraccetti sembra suggerire il contrario: che buffi, semmai, siamo noi, ogni volta che crediamo di aver smesso di esserlo. C'era una volta un pezzo di legno. C'è ancora.

Se fosse un cocktail

Se Pinocchio, il bambino del mondo fosse un cocktail, sarebbe un Mastro Ciliegia, in omaggio al falegname che per primo trovò il ciocco parlante e, spaventato, se ne liberò in fretta. Un drink di legno e di frutto, toscano d'origine e cosmopolita per vocazione.

Ingredienti: 4 cl di brandy italiano invecchiato in botte, 2 cl di Vin Santo del Chianti, 1 cl di liquore maraschino, 2 dash di Angostura bitters, una scorza di limone.

Preparazione: versare tutti gli ingredienti in un mixing glass colmo di ghiaccio, mescolare per una ventina di secondi e filtrare in una coppetta raffreddata. Spremere la scorza di limone sulla superficie e decorare con un'amarena infilzata su uno stecchino lungo e sottile, appoggiato di traverso sul bordo del bicchiere. Più la serata si allunga, più il naso cresce.

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