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Thursday, October 15, 2026

Fatherland, 5 cose da sapere sul film di Pawel Pawlikowski

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Da venerdì 16 ottobre arriva nelle sale italiane il film biografico "Fatherland" diretto dal regista polacco Pawel Pawlikowski, vincitore del premio alla regia all'ultimo Festival di Cannes. Protagonisti Hans Zischler e Sandra Hüller nei panni, rispettivamente, dello scrittore Thomas Mann e della figlia Erika, che affrontano insieme un viaggio attraverso la Germania post-bellica nel 1949

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Venerdì 16 ottobre arriva nei cinema italiani Fatherland, film diretto da Pawel Pawlikowski e sceneggiato insieme a Hendrik Handloegten. L'uscita nelle sale arriva a cinque mesi dalla presentazione, in anteprima, al 79esimo Festival di Cannes dove il regista polacco ha vinto il premio per la Migliore regia. Protagonisti della pellicola, girata in bianco e nero, sono Hans Zischler e Sandra Hüller nei panni, rispettivamente, dello scrittore in esilio Thomas Mann e di sua figlia Erika mentre intraprendono un viaggio attraverso la Germania nel 1949, negli anni successivi al secondo dopoguerra. Il film mette in luce il rapporto familiare tra i due, tanto profondo quanto complesso, e la difficoltà di un intero Paese a fare i conti con il proprio recente passato.  

Il cast e la trama

Per Pawlikowski la pellicola in uscita rappresenta il terzo capitolo della trilogia di film storici in bianco e nero iniziata nel 2013 con Ida, premio Oscar per il Migliore film straniero, e proseguita cinque anni dopo con Cold War, entrambi ambientati in Polonia. Fatherland si colloca agli albori della Guerra Fredda, quando Mann e sua figlia Erika viaggiano a bordo di una Buick nera tra le rovine di una Germania uscita devastata dal conflitto e divisa tra i due blocchi. Da Francoforte, dominata dagli Stati Uniti, fino a Weimar, nella Repubblica Democratica Tedesca filo-sovietica: lo scrittore Premio Nobel per la Letteratura torna in patria dopo sedici anni di esilio volontario oltreoceano per una serie di incontri pubblici incentrati sull'ottenimento del prestigioso Premio Goethe, ma deve fare i conti con fratture profonde non solo nel suo Paese d'origine ma anche nella sua stessa famiglia. Nel cast, insieme a Zischler e Hüller, c'è August Diehl nel ruolo dello scrittore Klaus Mann, fratello di Erika che segue le orme del padre ma è gravato da fragilità personali. David Striesow interpreta invece Johannes Becher, poeta legato alla Germania orientale che rappresenta il cambiamento politico e culturale nel Paese causato dalla contrapposizione bipolare.

Le riprese

Tra le curiosità legate al film spiccano le riprese, effettuate non in Germania ma quasi interamente in Polonia, da Legnica a Cieszyn fino a Bielsko-Biała e Varsavia. Fanno eccezione le scene ambientate nella casa natale di Goethe a Weimar e frammenti da casa Mann a Los Angeles. A far propendere regista e produzione per questa scelta è stata soprattutto la necessità di ricreare la scenografia restando il più fedele possibile al clima post-bellico che caratterizzava la Germania a fine anni Quaranta.

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Il vero viaggio di Mann

Fatherland è ispirato ad una storia vera. Thomas Mann, insignito nel Nobel nel 1929, lascia la Germania non appena Adolf Hitler sale al potere e vi fa ritorno solo a guerra finita, nell'estate del 1949, in occasione del bicentenario dalla nascita di Johann Wolfgang von Goethe. A differenza del film, a essere seduto accanto a lui sulla Buick Super Sedan nera da Francoforte a Weimar non fu però la figlia, ma la moglie Katia. Nella realtà, Erika Mann aveva deciso di boicottare la visita in patria del padre.

Il plauso della critica

Oltre al premio di categoria ricevuto nell'edizione della kermesse conclusa con la Palma d'Oro a Fjord di Cristian Mungiu, Fartherland ha raccolto un ampio plauso della critica che ha apprezzato in particolare la fotografia e l'interpretazione. La pellicola è stata selezionata per rappresentare la Polonia ai 99esimi Academy Awards del prossimo 14 marzo, dove è in corsa per l'Oscar come Miglior film straniero.

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Attesa per regia e fotografia

Dietro la macchina da presa torna il direttore della fotografia Łukasz Żal, già candidato all'Oscar e autore dell'inconfondibile estetica di Ida e Cold War. Con Fatherland, Pawlikowski sembra riprendere e approfondire i temi che hanno caratterizzato gran parte della sua filmografia: identità, memoria, senso di colpa, famiglia e appartenenza. A distanza di otto anni dal trionfo di Cold War, premio alla Migliore regia al 71esimo Festival di Cannes, il cineasta polacco è tornato lo scorso maggio sulla Croisette dove ha conquistato nuovamente la giuria con un'opera che, a giudicare dal trailer, unisce rigore formale, intensità emotiva e riflessione storica.

Il trailer

Le immagini diffuse da MUBI mostrano una Germania sospesa tra macerie e ricostruzione, attraversata da paesaggi invernali, strade deserte e tensioni politiche sotterranee. Al centro c'è il rapporto complesso tra padre e figlia, due personalità forti costrette a confrontarsi non solo con la storia, ma anche con le proprie ferite. Un viaggio fisico e morale che promette di trasformarsi in una riflessione profonda sull'Europa del Novecento e sulle sue eredità ancora vive nel presente.

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Un film che racconta anche il presente

Il bicentenario della nascita di Goethe fu celebrato sia nella Germania Ovest che nella zona sovietica, e Mann forse accettò entrambe le visite. Un gesto che non piacque a nessuna delle due parti. Mann, come si vede nel film di Pawlikowski, cercò infatti di mantenere sempre una posizione ambigua e autonoma: non era comunista, ma criticava anche l’Occidente ed era comunque contro il capitalismo aggressivo e il riarmo tedesco. Per Pawlikowski il film "ha evidenti risonanze  contemporanee", non riguarda solo il 1949, ma anche il presente. E questo soprattutto per il modo in cui le ideologie oggi  polarizzano il discorso pubblico: "Ci sono narrative che  appiattiscono tutto… ti costringono a scegliere da che parte  stare". 

Il senso di colpa 

Erika Mann, pur essendo sempre stata antinazista, sentiva il senso di colpa per ciò che aveva compiuto la Germania: "Ho anch’io quel senso di colpa - ha detto l'attrice Sandra Hüller, che la interpreta - Lo provo ogni giorno e non mi annoio mai nel sentirlo, perché è necessario per poter agire nella maniera giusta". Hüller non sapeva molto di Erika Mann prima che le offrissero il ruolo "e non conosco nessuno vicino alla famiglia Mann - ha detto l’attrice a Cannes - Ho avuto la fortuna di lavorare con Hanns Sichler, che è stata una fonte di informazioni molto generosa, ogni volta che ne ho avuto  bisogno. Quando avevo una domanda qualsiasi sul loro legame di solito chiedevo a lui. Il fatto che Erika scrivesse, recitasse e corresse in auto, erano cose molto importanti per me, come le lingue che parlava, il fatto che fosse davvero una cittadina del mondo. Aveva un legame molto profondo con suo padre, era capace di amare e dopo la morte del fratello ha lasciato tutto per stargli vicino e aiutarlo, mostrando il suo forte senso del dovere. Tutto questo è stato abbastanza per poter lavorare su di lei. Il resto, lo abbiamo costruito insieme a Pawel, in un rapporto di grande collaborazione". 

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