Ex Ilva, Federacciai e “cordata italiana” verso il ritiro. Il ministero del Lavoro convoca i sindacati per il 6 novembre
La Federazione delle imprese siderurgiche italiane sarebbe pronta al passo indietro. Ferderacciai e la cordata degli industriali italiani del settore avrebbero, infatti, deciso di non presentare l’offerta per l’acquisizione dell’ex Ilva. La notizia trapela da fonti a conoscenza della vicenda. L’ufficializzazione della decisione dovrebbe arrivare, a meno di ripensamenti, nelle prossime ore. Alla base del ripensamento vi sarebbero problemi emersi in sede di due diligenze dell’ex Ilva effettuata negli ultimi due mesi. L’operazione sarebbe stata ritenuta “fuori portata“.
La Federacciai aveva presentato la manifestazione di interesse per gli stabilimenti a metà agosto. Se si dovesse concretizzare lo stop all’offerta, resterebbe in campo Jindal, il gruppo indiano interessato a costruire una mini-Ilva senza ciclo integrale, imperniata sulla laminazione dell’acciaio con massimo 3-4mila occupati, cioè meno della metà degli attuali novemila. Lo stop all’area a caldo – dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la sospensione delle attività produttive – potrebbe trasformarsi in un assist per Jindal che però non ha ancora formalizzato un’offerta vincolante. Le carte verranno scoperte l’8 novembre, data entro la quale bisognerà imbustare eventuali proposte d’acquisto.
Intanto il ministero del Lavoro ha convocato i sindacati per il 6 novembre, alle ore 10,30: al centro dell’incontro ci sarà l’espletamento dell’esame congiunto della richiesta di cassa integrazione per un massimo di 8.622 lavoratori ex Ilva, comunicata dall’azienda lo scorso 17 ottobre. Riguarderebbe 9 lavoratori su 10.
Il tutto questo i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno inviato una segnalazione al Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl, chiedendo una valutazione da parte dell’organo di vigilanza: denunciano che la progressiva fermata delle aree a caldo dell’ex Ilva e le modifiche dell’assetto produttivo e organizzativo dello stabilimento potrebbero comportare nuove criticità per la salute e la sicurezza dei lavoratori. È quanto denunciano i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), che hanno inviato una segnalazione allo Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’Asl, chiedendo una valutazione da parte dell’organo di vigilanza.
La situazione, scrivono, assume particolare rilevanza per i cambiamenti che interesseranno “le condizioni operative, l’organizzazione del lavoro, le attività svolte nei reparti, la presenza del personale e le modalità di gestione e presidio degli impianti”. Nella segnalazione sottolineano inoltre la necessità di conoscere “quali siano le misure concretamente predisposte dall’Azienda per garantire la sicurezza dei lavoratori” prima dell’attuazione delle ulteriori modifiche. Allo Spesal chiedono di esaminare la documentazione e valutare “le eventuali iniziative ritenute opportune“, prestando particolare attenzione alle ricadute sulla sicurezza del personale durante la progressiva fermata degli impianti.
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