Missile su Dnipro e bombe su Zaporizhzhia: un quartiere raso al suolo, una strage al rifugio

Un missile balistico ha raso al suolo un quartiere di Dnipro alle 6:15 del mattino, dopo una notte di bombardamenti sulla città. Le ruspe demoliscono i muri pericolanti a poca distanza dalla centrale termoelettrica. Valentina, residente rimasta senza casa, osserva le macerie: “Non ce la faccio più”.
Il crollo sulle abitazioni e il monito all'Europa
L'esplosione ha sorpreso le famiglie nel sonno. Anastasia si è salvata lanciandosi dalla finestra mentre il palazzo cedeva sulla sua stanza da letto. Tra i detriti e le auto distrutte c'era l'abitazione di Rostislav, svegliato dal boato insieme alla figlia di cinque anni. L'uomo indica la centrale oltre gli alberi e avverte: “È questo che aspetta l'Europa se non farà nulla: morti, case distrutte”.
La strage per il cibo a Komyshuvakha
Poche ore prima del raid su Dnipro, un attacco ha colpito Komyshuvakha, a sud di Zaporizhzhia. Nove bombe plananti, una da tre tonnellate, sono cadute sulla fila dei civili in attesa dei pacchi alimentari. Sono morti tutti nel rifugio. I soccorritori estraggono i corpi dalle voragini e cercano decine di dispersi.
I superstiti e i corpi nel parco giochi
A Dnipro chi è sopravvissuto raduna i bagagli sul marciapiede. Yulia resta in pigiama davanti ai resti del condominio, sfollata per la seconda volta. «Non ho più niente, ho due figli», dice. Accanto alle altalene dove siedono i bambini, il parco giochi ridotto a cimitero accoglie i sacchi neri con i cadaveri recuperati tra i crolli.
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