Chi ha paura di Virginia Libero? A Giorgio Gori serve un ripasso di Storia contemporanea
Giorgio Gori, già dipendente di Silvio Berlusconi, già braccetto di Matteo Renzi e attualmente europarlamentare ha preso la bacchetta e ha deciso di impartire una lezioncina di storia e di diritto costituzionale a Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici che avuto la balzana idea di dire delle cose anche abbastanza ovvie per chi ha la ventura di parlare con la gente e – nel caso di Libero – con i giovani. Insomma, con chi ha a che fare con il Paese reale. La giovane dirigente ha detto in buona sostanza che i soldi delle tasse degli italiani vanno usati per la sanità, il wellfare e non per comprare armi e che nessuno, a parte qualche mentecatto, è disposto a farsi ammazzare andando a combattere le guerre volute da questa destra: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre a ha scandito la segretaria dei GD – Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori” apriti cielo.
L’ex mezzobusto di Mediaset è corso subito a piazzare a suo supporto le sagome di cartone dei giovani partigiani e dei giovani americani sbarcati nel nostro Paese per cacciare i nazifascisti. Gori ha dei debiti formativi importanti in Storia contemporanea. Vediamo di dargli una mano.
I giovani americani, fino alle 7.10 di domenica 7 dicembre 1941 non avevano alcuna intenzione di impugnare un fucile e cacciarsi in una guerra dall’altra parte del Mondo. Poi ci fu Pearl Harbour e lo scenario cambiò radicalmente. I Partigiani scelsero giustamente la lotta armata per liberare il loto Paese invaso dai nazisti e per liberarsi da una dittatura nella quale erano stati immersi sin dalla nascita. Oggi – lo chiedo a Gori e alle vestali violate dell’ala riformista e atlantista che pesano come stivali di piombo sul Pd – quale dittatura sta opprimendo il Paese? Quale potenza straniera ci ha invaso, o minaccia di farlo? Da chi dobbiamo difenderci, a parte la propaganda della signora Von der Leyen e il revanscismo di un paio di staterelli baltici, che tutti insieme non arrivano alle dimensioni della Toscana, ma pensano pensano che sia giunto il momento di regolare – con il sangue e i soldi degli altri – i loro conti atavici con la Russia?
L’Italia non ha subito atti ostili da nessun Paese europeo e dunque ha fatto benissimo Virginia Libero a richiamare uno dei valori fondanti della Costituzione, ovvero che l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e questo ovviamente vale anche per le controversie tra Russia e Ucraina che vanno risolte fermando il massacro e aprendo la strada per le trattative e mi spiace tanto per i fanatici di “slava Ukraina”.
Ma la Costituzione la impugnano malamente anche i detrattori di Libero che sventolano l’articolo 52, che ribadisce come la difesa della Patria sia dovere di ogni cittadino. La “difesa” appunto, non altro. Un dovere che viene ricordato però solo quando fa comodo. Dov’era la difesa della Patria, invocata da Gori e dai “riformisti”, quando sotto il naso di una nave da battaglia della nostra Marina Miliare è stato consentito l’attacco militare di Israele in acque internazionali contro imbarcazioni che battevano bandiera italiana (dunque a tutti gli effetti territorio della Repubblica) e il rapimento di cittadini italiani. Gori quel giorno aveva disertato.
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