“Sinner, perché tutti questi silenzi? Non c’è niente di male a dire le cose. Capisco la privacy, ma poi la gente finisce per speculare”: così Corrado Barazzutti
Il forfait al Masters 1000 di Shanghai, dopo la rinuncia a Pechino, era quasi scontato. Il problema però è capire perché Jannik Sinner non possa ancora giocare e soprattutto quali siano davvero le condizioni del suo ginocchio e del suo fisico. È la domanda che ormai accompagna da settimane il recupero del numero 1 al mondo, senza che ci siano spiegazioni ufficiali. cCorrado Barazzutti, ex numero 7 Atp ed ex capitano di Coppa Davis, per questo punta il dito contro la comunicazione scelta dallo staff dell’altoatesino: “Un po’ più di trasparenza nella comunicazione, da parte del suo staff, sarebbe meglio”, dice intervistato da Repubblica.
“Dopo aver rinunciato a Pechino, era logico che Jannik facesse altrettanto con Shanghai. Tra i due tornei c’è di mezzo solo una settimana, se non sei a posto come fai a riprenderti in così poco tempo?”, osserva Barazzutti. E infatti il secondo forfait non lo sorprende: “Fosse stato davvero disponibile per Shanghai, avrebbe usato Pechino come tappa di avvicinamento”. A lasciare perplesso Barazzutti è tutto quello che sta intorno all’infortunio. Da Wimbledon, dove Sinner ha giocato l’ultima partita ufficiale lo scorso 12 luglio, le informazioni sono state poche e spesso arrivate attraverso indiscrezioni. Prima il problema al ginocchio emerso tra fine luglio e inizio agosto, poi le visite al JMedical, infine il viaggio a Lione nei pressi del polo ortopedico dove lavora Bertrand Sonnery-Cottet. Senza però che da Sinner o dal suo staff sia mai arrivata una spiegazione.
“Tutti questi silenzi: perché? Non c’è niente di male a dire le cose alla luce del sole”, sostiene Barazzutti. Secondo l’ex tennista “basterebbe un medico che spiegasse: ha questo problema fisico, dovrà curarsi così e colà, rientrerà ragionevolmente per una certa data”. Barazzutti comprende comunque la scelta fatta da Sinner e dal suo entourage: “Intendiamoci, capisco benissimo che sia una scelta precisa e non la discuto: vogliono proteggere la privacy del giocatore”. Un comportamento che non sarebbe nemmeno unico nel tennis: “Del resto, era successo un po’ anche con Alcaraz: nessuno sa esattamente cosa gli sia accaduto al polso destro”.
Nel caso di Sinner, però, il mistero è ancora maggiore. “Con Sinner sono stati ancora più criptici: niente di male, ma poi la gente finisce per speculare”, sottolinea Barazzutti. Ed è esattamente ciò che sta accadendo: in assenza di informazioni ufficiali, ogni spostamento, visita o indiscrezione diventa un possibile indizio per ricostruire le condizioni dell’altoatesino. “Sarebbe bello sapere quali siano le sue reali condizioni”, aggiunge Barazzutti. C’è anche chi sostiene che Sinner possa essere ormai guarito dal punto di vista clinico, ma non si senta ancora pronto per tornare in campo. Una lettura che l’ex tennista respinge: “Qualcuno sostiene sia clinicamente guarito, ma dentro di sé non si senta al 100% e allora preferisca rinviare: una questione mentale? Sciocchezze”.
Per Barazzutti la spiegazione è molto più semplice: “Sono convinto che si tratti di un problema fisico non ancora risolto”. Senza però attribuire responsabilità al giocatore o al suo staff: “Non so se sia una valutazione sua o del team, ma credo faccia bene a prendere tempo se non si sente ancora a posto”. Perché, conclude, “a volte è importante rallentare, ascoltare il proprio corpo”.
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