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Monday, September 28, 2026

Petrolio, dove sono le raffinerie in Italia e qual è la loro capacità

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Sul territorio italiano ci sono diversi impianti di trasformazione del petrolio grezzo in prodotti industriali (come benzina, gasolio, GPL e asfalto). La maggior parte di queste strutture sono al Nord o in Sicilia, ma negli ultimi trent’anni ne sono state chiuse la metà con una capacità di produzione ridotta del 17%.

Con la crisi internazionale delle importazioni, si stanno cercando soluzioni per rendere l’Italia più autonoma e per colmare il gap tra prodotti importati ed esportati. Il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, a una domanda sulla possibilità di aumentare la produzione di carburanti, ha risposto di ritenerla un’opzione ipotizzabile "tanto più che in questi anni abbiamo preservato le raffinerie italiane, mentre altri in Europa continuavano a chiuderle". 

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Quello che devi sapere

Quante sono le raffinerie in Italia

Le raffinerie tradizionali italiane ancora attive sono 10 con una produzione di 63,7 milioni di tonnellate di prodotti raffinati e una capacità di raffinazione di 83,3 milioni di tonnellate. Il problema è che l'Italia continua a produrre ed esportare carburanti, ma importa anche oltre 16 milioni di tonnellate di prodotti raffinati, contro più di 25,7 milioni esportati. 

Per approfondire: Carburanti, diesel vicino a 2,5 euro. Da domani il tetto Eni. "Rischio concorrenza sleale"

Si può produrre ancora di più?

Secondo quanto riporta Il Messaggero, il tasso medio nazionale di utilizzo delle raffinerie è il 77%. La media però riguarda l'intero sistema e non indica quanto lavora ciascun impianto. Il 23% non utilizzato non può quindi essere considerato automaticamente produzione aggiuntiva, perché ogni impianto ha caratteristiche e lavorazioni differenti, con la percentuale di utilizzo che dipende da diversi motivi tecnici. 

Per approfondire: Carburanti, Eni fissa un tetto massimo al prezzo. Come funziona e cosa sappiamo

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Dove si trovano le raffinerie in Italia

Le 10 raffinerie italiane si trovano a: Priolo, Sarroch, Sannazzaro de' Burgondi, Taranto, Milazzo, Augusta, Trecate, Falconara, Ravenna e Busalla. A queste si aggiungono Marghera e Gela, trasformate in bioraffinerie, mentre quella di Livorno è in conversione.

Per approfondire: Carburanti, quanti distributori Eni ci sono in Italia e dove si trovano: la mappa

Cosa è successo in oltre 30 anni

Le raffinerie attive nel 1990-1991 erano circa 20 e la capacità era intorno ai 100 milioni di tonnellate. Nel 2025 questo dato è sceso a 83,3 milioni (-16,7%) , anche per la trasformazione dell'impianto di Livorno. La produzione effettiva è stata invece di 63,7 milioni di tonnellate. Ma gli impianti italiani hanno capacità produttive differenti. Per esempio Priolo può produrre circa 19,4 milioni di tonnellate l'anno, Sarroch 15 milioni, Milazzo 10,6, Sannazzaro 10, Trecate 9, Augusta 8,1, Taranto 5,2, Falconara 3,9 e Busalla 1,85 milioni.

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Gli impianti gestiti da Eni

A Taranto Eni dispone di una capacità primaria di 104 mila barili al giorno e immette sul mercato circa 5 milioni di tonnellate di prodotti l'anno. La società gestisce anche le strutture di Sannazzaro, Livorno e Taranto e ha il 50% di Milazzo. Il consumo interno complessivo è di circa 62 milioni di tonnellate l'anno, ma l'Italia non è autosufficiente per tutte le categorie. Il 64% delle importazioni riguarda diesel, carburante per aerei e Gpl e circa un terzo arriva da Medio Oriente e Asia. Sul diesel l'Italia è però anche esportatrice netta, mentre l'Europa dipende maggiormente dall'estero. Gli Stati Uniti forniscono circa metà del diesel importato dall’Europa.

Il problema della materia prima

Per le raffinerie italiane la materia prima resta in larga parte straniera. Il fabbisogno nazionale di greggio è di circa 55 milioni di tonnellate l'anno, contro una produzione interna di circa 4 milioni. Secondo Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, con gli investimenti si potrebbe arrivare ad almeno 8 milioni di tonnellate.

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Dove si può estrarre petrolio in Italia

In Italia le principali aree estrattive in Sicilia si trovano nei giacimenti di Ragusa (a 1.500 metri di profondità), Gela (scoperto nel 1956, si trova a 3.500 metri di profondità) e di Gagliano Castelferrato (scoperto nel 1960, produce gas ed è situato a circa 2.000 metri di profondità). Altri poli di rilievo sono presenti in Basilicata, con la Val d’Agri (50-70mila barili al giorno) e Tema Rossa (con 30-50mila barili al giorno). In Emilia-Romagna i quattro pozzi del Cavone, tra Novi, San Possidonio e Mirandola, producono circa 2 milioni di chilogrammi, oltre 14 mila barili l'anno, pari allo 0,5% della produzione nazionale. In Piemonte restano i pozzi tra Galliate, Trecate e Romentino; Villafortuna, considerato il più abbondante d'Italia, ha cessato l'attività nel 2016. Dopo il picco della fine degli anni Novanta, l'estrazione petrolifera italiana ha seguito una traiettoria discendente, con un progressivo esaurimento delle risorse stimato intorno al 3% annuo. La produzione nazionale resta così molto distante dal fabbisogno delle raffinerie, che continuano a dipendere in larga misura dal greggio acquistato sui mercati internazionali.

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