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Saturday, November 7, 2026

Torino torna in piazza contro il carovita. Cortei anche a Milano, Cremona, Genova e Bologna

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Un fine settimana di forte mobilitazione sociale ha attraversato il Nord Italia, portando in piazza studenti, lavoratori, comitati per la casa e reti civiche uniti dalla denuncia contro l'erosione del potere d'acquisto, l'impennata dei costi energetici e le spese destinate alla difesa. Alle manifestazioni del sabato fa però da contraltare la dura polemica politica innescata dai gravi disordini avvenuti venerdì sera a Trieste.

A Torino la chiamati a raccolta è stata fatta dal movimento Torino in Piazza, coordinamento locale di Italia in Piazza.

La mobilitazione ha preso il via intorno alle 16 da piazza Castello, con alcune migliaia di manifestanti tra studenti, lavoratori, docenti e agricoltori. Ad aprire il corteo, diretto verso via Po e piazza Vittorio Veneto, è stato un trattore degli Agricoltori Autonomi Italiani, posizionato subito davanti allo striscione “No al carovita, vogliamo dignità. Cacciate fuori i soldi”. 

Fin dalla partenza è stata ribadita la volontà di unire le forze: “Oggi lavoratori e studenti, scendiamo in piazza insieme”, è stato annunciato al microfono. L'obiettivo della mobilitazione è stato illustrato da Simone, docente e portavoce di "Torino in Piazza", che ha spiegato: “Non siamo un movimento, vogliamo essere una rete di tutte le piccole voci che ci sono in Italia perché noi abbiamo un grande sistema che ormai è consolidato, che gestisce il potere, gestisce la nazione e le nazioni. E invece poi nelle varie realtà locali le piccole sigle hanno deciso di separarsi. Naturalmente però queste piccole sigle non sono coordinate. Noi vogliamo proprio essere rete e unione di tutte queste piccole realtà locali e territoriali. Il nostro vuole essere non un movimento nazionale, ma un movimento unificante di piccole realtà territoriali e regionali. Solamente così possiamo risvegliare il popolo e fare politica dal basso, essere protagonisti e sconfiggere il sistema economico e politico che sta conducendo l'umanità al collasso”.

Torino - Corteo studentesco "contro il carovita e le guerre" in P.za Castello

Torino - Corteo studentesco "contro il carovita e le guerre" in P.za Castello (lapresse)

Lungo il percorso nel capoluogo piemontese sono stati scanditi cori contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro Matteo Salvini, oltre al ritornello "J'ai deux passions, La fanfare, la révolution", canto di lotta reso celebre dalle mobilitazioni francesi. Il momento più simbolico della protesta si è registrato lungo corso San Maurizio, dove il corteo si è fermato per dare alle fiamme decine di fotocopie di bollette contro il caro energia. Prima del rogo, dal microfono sono partite dure accuse all'esecutivo, culminate nella richiesta di dimissioni della premier: “Non sono stati capaci di prendere provvedimenti perché i soldi in Italia non ci sono più. Sono andati al governo, ci hanno illusi che ci avrebbero dato più dignità. I soldi oramai li hanno le grandi multinazionali. In Italia soldi non ne abbiamo più. Quindi noi vogliamo dire che queste bollette, questi aumenti, non li accettiamo. E allora noi diamo fuoco a queste bollette tutti insieme. Le distruggiamo. Dimissioni Meloni! Dimissioni Meloni!”.

Corteo 'Dalla Palestina all'Italia. Contro guerra, repressione e riarmo' a Milano, 7 novembre 2026

Corteo 'Dalla Palestina all'Italia. Contro guerra, repressione e riarmo' a Milano, 7 novembre 2026 (ansa)

A Bologna la mobilitazione contro il carovita e le spese militari si è svolta sotto stretta osservazione delle forze dell'ordine, dopo le preoccupazioni della vigilia e gli appelli alla non violenza, tra cui quello del cardinale Matteo Zuppi. Il corteo, ridisegnato nel percorso concordato con la Questura per prevenire criticità di ordine pubblico, ha visto la partecipazione di studenti, precari e attivisti del movimento "Bologna in Piazza", decisi a riportare al centro dell'agenda politica l'emergenza salari, il diritto allo studio e la crisi abitativa che colpisce la popolazione universitaria e i lavoratori.

Anche Genova ha risposto alla chiamata del coordinamento di "Italia in Piazza" con un corteo contro il riarmo e l'aumento del costo della vita. La manifestazione ha attraversato il cuore della città partendo dal centro storico, toccando via San Lorenzo e piazza Caricamento fino all'area della stazione Principe, con la partecipazione di collettivi studenteschi, realtà del lavoro portuale e movimenti pacifisti schierati contro l'economia di guerra e i rincari di beni primari e trasporti.

A Cremona, oltre trenta realtà associative si sono unite sotto lo slogan dialettale "Adèss Baasta", sfilando dall'ex Foro Boario per chiedere lo stanziamento immediato di risorse a favore di stipendi, sanità territoriale e welfare pubblico anziché per la spesa bellica. 

A Milano, invece, la contestazione ha fatto perno sull'emergenza abitativa con il "Tax the Rich Party", chiedendo un prelievo straordinario sui grandi patrimoni per finanziare l'edilizia residenziale pubblica e il trasporto locale a fronte di affitti ormai proibitivi.

Manifestazione in piazza contro il carovita da parte di varie sigle e movimenti studenteschi

Manifestazione in piazza contro il carovita da parte di varie sigle e movimenti studenteschi (lapresse)

Sul quadro delle proteste si sono tuttavia innestate le violente polemiche legate a quanto accaduto a Trieste durante il presidio e corteo di venerdì sera, nato dopo la tragica morte di due persone nel rogo di un magazzino al Porto Vecchio e sfociato in forti tensioni tra piazza Libertà e via Flavio Gioia. 

La protesta è degenerata in scontri diretti con le forze dell'ordine, con lancio di pietre, fumogeni e l'esplosione di una bomba carta che ha colpito alla testa il vicario del questore, poi dimesso dall'ospedale. Il bilancio finale di tre agenti feriti e il fermo di una manifestante, seguito da un ulteriore presidio di contestazione sotto la Questura, hanno innescato un durissimo scontro istituzionale.

I sindacati di polizia, tra cui Coisp, Siap ed Fsp, hanno condannato all'unisono le violenze parlando di tragedia sfiorata, denunciando un clima in cui chi indossa una divisa diventa un bersaglio costante e chiedendo al Governo e alla magistratura una risposta implacabile unita a maggiori tutele giuridiche e operative. 

Piena solidarietà agli operatori feriti è arrivata anche dal presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha rinnovato l'appello a forze politiche e associazioni a fermare continue tensioni che alimentano la violenza, mentre dalla maggioranza parlamentare e dalla Presidenza del Consiglio è giunta la condanna netta degli atti di piazza, con l'accusa alle opposizioni di non prendere le distanze in modo risoluto dai gruppi oltranzisti e la promessa di nuove misure di protezione per le forze dell'ordine nella legge di bilancio. 

Dal canto loro, i collettivi e i movimenti hanno respinto le accuse, puntando il dito contro la gestione ritenuta repressiva della piazza, denunciando le condizioni di marginalità estrema alla radice della tragedia del Porto Vecchio e chiedendo il rilascio immediato della manifestante fermata.

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