Imane Khelif torna sul ring: “Sono stata vittima di un’agenda politica”. La pugile oro olimpico passa al professionismo
Da Parigi a Parigi. Imane Khelif torna sul ring e lo fa proprio nella capitale francese. La pugile algerina oro olimpico alle Olimpiadi 2024 ha scelto di indossare ancora i guantoni da boxe per una nuova sfida: il debutto nel professionismo. La sua vittoria ai Giochi fu segnata dalla violenta polemica della destra mondiale, guidata da Donald Trump, che la accusò – ingiustamente e senza prove – di essere un uomo. Dopo un periodo lontano dai riflettori e l’ipotesi di lasciare il pugilato, Khelif ha avuto la grande occasione del rientro grazie a una licenza della Federazione francese. L’algerina farà il suo debutto nel professionismo il prossimo 15 dicembre, proprio a Parigi appunto, contro l’olandese Clarida Sarabia nella categoria superwelter.
” Per quanto riguarda ciò che è successo ai Giochi Olimpici, si è trattato di una polemica a livello mondiale: io sono stata, innanzitutto, vittima di un’agenda politica. Ho lasciato riposare un po’ la mente e ora ho deciso di intraprendere la carriera professionistica”, ha spiegato Khelif in conferenza stampa. La partecipazione di Khelif ai Giochi era stata accompagnata da polemiche e attacchi a causa della sua intersessualità: l’atleta è infatti iperandrogina, cioè presenta un’eccessiva produzione di testosterone che le conferisce caratteri estetici mascolini.
Il caso era deflagrato in occasione dell’ottavo di finale dei Giochi, quando Khelif si era trovata di fronte alla pugile azzurra Angela Carini. Nei giorni precedenti all’incontro, la destra di governo italiana si era scagliata contro l’algerina – definita impropriamente “trans” – ventilando rischi per l’incolumità dell’azzurra. Una volta sul ring, poi, Carini si era ritirata dopo appena 47 secondi: un esito che aveva rinfocolato la polemica contro Khelif, cavalcata anche dalla premier Giorgia Meloni e dal presidente del Senato Ignazio La Russa. L’accusa di essere un trans che combatte contro le donne ha continuato a perseguitare Khelif anche dopo i Giochi, venendo rilanciata più volte dal presidente americano Trump.
Tutto nasce da quanto accaduto un anno prima delle Olimpiadi di Parigi, quando, con motivazioni mai del tutto chiarite, la Federazione internazionale della boxe (Iba) aveva escluso l’algerina dai Mondiali di Eindhoven 2023. Il Comitato olimpico internazionale (Cio) però non ha mai rivelato alcuna irregolarità nei suoi parametri. mentre i test effettuati dall’Iba sono stati fortemente contestati perché basati su parametri che sono cambiati in corsa. L’anno scorso l’Iba, l’organizzazione con a capo il russo Umar Kremlev, ha nuovamente escluso Khelif dai Mondiali 2025. Polemiche che ora Khelif vuole lasciarsi alle spalle: “Il ring e la boxe mi sono mancati davvero molto“, ha dichiarato la pugile algerina. Che poi con orgoglio ha sottolineato: “Sono una campionessa olimpica, con una splendida medaglia d’oro al collo, ed è arrivato il momento di passare al professionismo”.
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