I Paesi europei tagliano il bilancio dell’Unione e si dimenticano delle priorità

Il prossimo bilancio dell’Unione Europea nasce già bloccato. La proposta originaria della Commissione per il periodo 2028-2034 è stata pesantemente ridimensionata dalla presidenza irlandese del Consiglio che ha proposto un taglio drastico di circa 159 miliardi di euro ed abbassare la dotazione complessiva a 1.826 miliardi. Si tratta di una riduzione vicina all'8%, introdotta per assecondare la linea del rigore fiscale pretesa dai governi del Nord, Germania in testa. La geografia di questi risparmi mostra però squilibri netti: alcuni capitoli di spesa escono gravemente mutilati dal negoziato, mentre altri restano di fatto intatti.
La scure si abbatte sul Fondo per la competitività, che perde 75 miliardi. Gli aiuti esterni calano di 38 miliardi e le spese per l'amministrazione di 10 miliardi. Tagliare in questo modo su ricerca, innovazione e proiezione internazionale crea un corto circuito politico con le promesse di Bruxelles sull'autonomia strategica e industriale dell'Europa. Viene inoltre cancellata del tutto la riserva finanziaria per le emergenze impreviste, esponendo l'Unione a forti rischi futuri in caso di nuove crisi politiche o economiche.
La politica agricola comune (PAC) e i fondi di coesione, che insieme erodono circa la metà delle risorse comunitarie, non sono stati toccati. Il comparto agroindustriale continua ad assorbire una quota sproporzionata delle risorse europee se confrontata con il contributo effettivo del settore al PIL dell'Unione.
Il nodo critico risiede nei meccanismi di distribuzione dei sussidi. Oggi una parte cospicua dei fondi PAC finisce nelle casse delle grandi aziende agroindustriali, mentre restano sottofinanziate le piccole realtà produttive, l'innovazione tecnologica e i progetti legati alla transizione ambientale.
Il documento di compromesso non soddisfa nemmeno i rigoristi della spesa. I paesi frugali criticano la proposta perché ritengono che il tetto globale resti troppo alto e che il prezzo dei tagli venga pagato interamente dalle nuove priorità europee: difesa, competitività e cooperazione allo sviluppo. Un diplomatico europeo citato da Politico.eu ha bocciato il testo, aggiungendo che la proposta non costituisce una base credibile per un accordo, poiché privilegia vecchie politiche del Novecento e non prepara l'Unione alle sfide del secolo attuale.
Anche il Parlamento Europeo è pronto a fare muro. Siegfried Mureșan, negoziatore sul bilancio per il Partito popolare europeo, ha attaccato la presidenza irlandese sottolineando l'assenza di progressi reali o soluzioni innovative. La sua posizione è netta: l'Eurocamera non darà il via libera a un bilancio impostato in questo modo. Il Consiglio si trova così in una situazione di stallo, stretto tra i governi che esigono ulteriori risparmi e gli eurodeputati che si oppongono al ridimensionamento delle ambizioni comuni.
Da un lato i governi nazionali invocano a gran voce un'Europa competitiva, forte nella tecnologia, nella difesa e nella sicurezza economica. Dall'altro, al momento di negoziare i tagli, scelgono di non intaccare le rendite di posizione e i vecchi equilibri politici. Il bilancio si riduce a una fotografia dei rapporti di forza interni, perdendo la sua funzione di piano strategico comunitario.
A questo si somma lo stallo sulle nuove entrate. Le cinque risorse proprie proposte dalla Commissione rimangono congelate a causa dei veti incrociati degli Stati membri. Senza canali di finanziamento autonomi e stabili, la trattativa sul quadro finanziario si trasforma in una mera disputa contabile per difendere i rispettivi interessi nazionali.
Il fattore tempo peggiora lo scenario. Il prossimo anno sarà segnato da scadenze elettorali pesanti in Francia, Polonia e Italia. La vicinanza del voto irrigidirà inevitabilmente le posizioni dei capi di Stato e di governo, spinti a blindare i consensi interni e le corporazioni organizzate a discapito di una visione di lungo periodo.
Il dibattito non riguarda solo l'entità dei fondi, ma la qualità della spesa e i suoi obiettivi reali. Finanziare la competitività a parole tagliando i fondi nei negoziati svuota di significato l'agenda strategica dell'Unione.
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