800 anni dalla morte di San Francesco d'Assisi

Mendicante predicatore itinerante. Profondamente ascetico, in dialogo con la natura chiamava l'acqua e il fuoco sorella e fratello. San Francesco non è ricordo, ma presente. Un presente che ha bisogno della sua via: pace e fraternità, da riscoprire, da curare. Negli ultimi momenti della sua vita volle tornare nel luogo da cui tutto era cominciato: la Porziuncola di Assisi.
Ed è proprio ad Assisi, a termine di un fitto calendario di eventi, domenica 4 ottobre, il culmine della festa del Santo Patrono d'Italia a 800 anni dalla sua morte: la messa solenne presieduta dal cardinal Zuppi. Presente il presidente della Repubblica Mattarella.
Una tappa fondamentale nell'Anno Giubilare Francescano proclamato da Papa Leone, dal 10 gennaio scorso al 10 gennaio prossimo. Un anno straordinario, con l'indulgenza plenaria ai fedeli, che ha visto la storica traslazione delle ossa del Poverello dalla tomba – nella cripta della Basilica di Assisi – alla teca ai piedi dell'altare papale della chiesa inferiore, per l'ostensione. Incessante il flusso dei pellegrini da tutto il mondo.
Poi ad agosto la visita di Papa Leone, e la messa in cui «tutto sussurra che la nostra vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo», le sue commosse parole... a memoria di chi fu strumento e testimone di unità e di una pace disarmata e disarmante. Come disarmato e disarmante si presentò Francesco al lupo, parlandogli come a un fratello. A ricordarci che il creato è dono da accogliere e non da violentare.
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