L'Iran: "Gli Stati Uniti sono disperati, Hormuz resta chiuso". Usa: "Siamo al D-day economico"

Pezeshkian partecipa a una conferenza stampa nella capitale, Teheran
Teheran annuncia sanzioni per le navi che violano le restrizioni a Hormuz
''Alla luce delle violazioni commesse da alcune navi delle disposizioni iraniane relative al transito attraverso lo Stretto di Hormuz, tali navi saranno soggette a restrizioni nei loro futuri transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, quali multe, sequestro o confisca''. Lo si legge in una dichiarazione pubblicata su X dall'Autorità iraniana dello Stretto del Golfo Persico (Pgsa). L'Autorità ha affermato inoltre che le navi che collaborano con quelle soggette a restrizioni saranno aggiunte a un elenco di trasgressori.
Gli USA: "Siamo al D-day economico contro l'Iran, chi vuole la pace con Teheran è un paria"
"Siamo ormai giunti alla fase decisiva. Siamo al D-Day economico, la più grande offensiva finanziaria mai scatenata contro un avversario", l'Iran. Lo afferma il segretario al Tesoro americano Scott Bessent al Financial Times.
"I paesi che ritengono la politica di pacificazione nei confronti del regime una scelta più sicura dovrebbero riconsiderare la propria posizione", dice Bessent precisando che "per chi sceglie di legare il proprio destino a quello di Teheran, l'alternativa è la preclusione di tutte le vie verso una prosperità duratura. Diventare un rifugio per il terrorismo significa trasformarsi in un paria a livello globale".
"Il mondo deve comprendere che il nostro obiettivo è recidere ogni ancora di linfa economica che sostiene il regime tirannico, fino a lasciare Teheran completamente isolata", ha detto Bessent, che nelle prossime ore annuncerà nel dettaglio la stretta economica che gli Stati Uniti intendono imporre all'Iran.
"Coloro che interromperanno i restanti legami finanziari e commerciali con l'Iran ne trarranno beneficio, rafforzando al tempo stesso le proprie relazioni economiche: miglioreranno il loro accesso ai capitali globali, aumenteranno la fiducia nei propri mercati e conquisteranno la posizione che ambiscono a occupare nell'economia mondiale", spiega Bessent citando la Conferenza di Teheran del 1943 quando Franklin D. Roosevelt e Winston Churchill valutarono l'operazione che culminò nello sbarco in Normandia. Il segretario al Tesoro denuncia che per anni gli Stati Uniti si sono ritrovati "soli nella determinazione" di fermare Teheran. Donald Trump ha "decimato l'economia iraniana al punto che il rial non è mai stato così debole e l'inflazione raramente è stata così elevata. L'ultima ancora di salvezza del regime risiede nell'illusione di nazioni timorose, le quali credono ancora che assecondare l'aggressività possa garantire una pace duratura", osserva Bessent.
Israele uccide a Gaza 3 persone incluso un bambino, in Cisgiordania un 14enne
Kaja Kallas: "Gli insediamenti di Israele in Cisgiordania sono illegali"
"La pubblicazione da parte del governo israeliano di un bando di gara per la costruzione di oltre 1.200 unità abitative nell'ambito del progetto di insediamento E1 compromette seriamente la prospettiva di una soluzione a due Stati. L'attuazione del piano E1 dividerebbe in due la Cisgiordania, isolando Gerusalemme Est e compromettendo ulteriormente la fattibilità di una soluzione a due Stati. Questi sviluppi si verificano in un contesto di crescente instabilità e livelli record di violenza da parte dei coloni in Cisgiordania. In tale contesto, segnaliamo le recenti accuse mosse dai procuratori israeliani contro alcuni responsabili di tali violenze. La posizione dell'UE è chiara: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, compresa l'area E1, sono illegali secondo il diritto internazionale". Lo scrive l'Alta rappresentante per la politica estera della Ue, Kaja Kallas.
E prosegue: "Esortiamo il governo israeliano a ritirare la gara d'appalto, a interrompere i suoi piani E1 e tutti gli altri progetti di espansione degli insediamenti, e a garantire che i responsabili delle violenze perpetrate dai coloni siano chiamati a risponderne. L'UE ribadisce il suo impegno incrollabile per una pace globale, giusta e duratura, basata sulla soluzione dei due Stati, in conformità con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui due Stati democratici, Israele e Palestina, vivono fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri e riconosciuti".
Il Parlamento Teheran approva la "tariffa di servizio" per Hormuz
Il Parlamento di Teheran ha approvato l'introduzione di una 'tariffa di servizio' da applicare alle navi che transitano per lo Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, Hassan Ghashghavi citato dall'agenzia IRNA. Ghashghavi, riferisce l'IRNA, ha annunciato l'approvazione dell'articolo 3 del "Piano d'azione strategico per la sicurezza e lo sviluppo dello Stretto di Hormuz" in base al quale "le navi provenienti dai paesi autorizzati che transitano nello Stretto di Hormuz saranno tenute a pagare delle tariffe per i servizi forniti dall'Iran".In particolare, ha spiegato, "ai sensi dell'articolo 3, saranno applicate tariffe per servizi che includono quelli marittimi, ambientali, di fornitura di carburante in condizioni speciali, assicurativi, di sicurezza e altri servizi forniti nello Stretto di Hormuz".Le tariffe, ha sottolineato Ghashghavi, "saranno riscosse dalle navi dei paesi autorizzati in rial iraniani o in qualsiasi altra valuta ritenuta appropriata dalla Repubblica Islamica dell'Iran"
Araghchi: guerra economica all'Iran è il solito bullismo Usa, sono disperati, film già visto
Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato che la campagna di pressione economica di Trump contro l'Iran fa parte di quella che ha definito la tattica di "bullismo" di lunga data di Washington: "La guerra economica è uno scenario ricorrente e la solita vecchia tattica di bullismo nella politica americana", ha affermato citato da Al Jazeera. "È un film che abbiamo già visto molte volte e sappiamo come affrontarlo". Secondo il ministro, le minacce Usa dimostrano la loro "disperazione di fronte alla nazione iraniana" e la mancanza di "nuove soluzioni".
Reuters: due raid Idf nella Striscia di Gaza fanno due morti, uno è un bimbo di 4 anni
Due raid aerei israeliani nella Striscia di Gaza domenica hanno ucciso almeno due persone, tra cui un bambino di 4 anni, e ne hanno ferite altre sette, hanno detto funzionari sanitari palestinesi. Uno dei raid ha colpito un edificio nella città di Zawayda, nel centro dell'enclave, ed è seguito a un avvertimento dell'esercito israeliano ai proprietari dell'immobile di lasciare la zona, hanno detto i residenti.
Medici hanno riferito di detriti volanti e di schegge che si sono sparsi per decine di metri che hanno ferito almeno sei persone, tra cui il bambino di 4 anni, Mohammad Abdel-Salam Taha, che è stato poi dichiarato morto in ospedale. "Non c'è cessate il fuoco, non c'è niente", ha detto Abu Ahmed, un palestinese sfollato che si era rifugiato vicino all'edificio, che il raid aereo ha ridotto a un mucchio di acciaio e cemento contorti. "Vogliamo soluzioni, vogliamo vivere in pace", ha detto. Il secondo raid aereo ha avuto luogo nel vicino campo profughi di Nuseirat. L'esercito israeliano ha affermato di star indagando su entrambi gli attacchi.
Wafa: 14enne ucciso da colpi dell'Idf durante un raid a Nablus
Un quattordicenne palestinese, Islam Ahmad Ajjouri, è morto durante un raid militare israeliano nel campo profughi di Askar Al-Jadid, a est di Nablus. Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa.
Ajjouri è stato colpito al petto durante il raid ed è stato trasportato in ospedale in condizioni critiche.
Zuppi al meeting di Rimini: "Inaccettabile quanto accade in Cisgiordania, calpestati i diritti"
Quanto sta avvenendo in Cisgiordania "è inaccettabile". Lo ha rimarcato il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, a margine dei lavori dei Meeting di Rimini. "Bisogna difendere la convivenza e i diritti, non è pensabile che vengano calpestati e umiliati i diritti di tutti, in particolare degli arabi", ha sottolineato Zuppi. "Noi continuiamo con gli aiuti. Dobbiamo vedere cio' che e' possibile fare, a seconda della situazione, in collaborazione con il Patriarcato", ha aggiunto.
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Pezeshkian ammette: "Il Paese sta affrontando “molte difficoltà” ma non siamo come il Venezuela
"I nostri nemici avevano previsto che l'Iran sarebbe crollato fino a diventare come il Venezuela", ha sottolineato Pezeshkian. "Questo non solo non e' accaduto, ma il mondo intero e' rimasto sbalordito dalla nostra resistenza, solidarieta' e coesione". "Abbiamo firmato l'intesa perche' crediamo che nulla si possa ottenere con la guerra. Non chineremo la testa davanti al nemico; risolveremo i problemi con la forza, ma guidati dalla logica" ha aggiunto. Pezeshkian ha quindi di nuovo lanciato l'appello a porre fine alle ostilita' con Washington partendo da una posizione di vantaggio negoziale: "E' meglio concludere la guerra oggi, mentre siamo al potere e l'America e' isolata e odiata a livello internazionale per i suoi attacchi".
"Sono consapevole che la nostra societa' sta attualmente affrontando molte difficolta'. Stiamo facendo tutto il possibile per impedire che la situazione peggiori", ha affermato Pezeshkian in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato.
Queste dichiarazioni giungono mentre gli Stati Uniti hanno promesso giovedi' di "abbattere" il regime iraniano con la campagna di sanzioni annunciata, quasi sei mesi dopo l'inizio della guerra. Pezeshkian ha risposto al piano americano nel suo discorso: "Siamo impegnati in una guerra totale sul fronte economico, militare e della sicurezza. Trump afferma inequivocabilmente che sta imponendo le sanzioni più schiaccianti o formidabili all'Iran", ha dichiarato.
Negli ultimi anni, il governo iraniano ha dovuto affrontare diverse ondate di proteste, spesso scatenate dal deterioramento della situazione economica, dall'inflazione e dal calo del potere d'acquisto. Alla fine di dicembre, un movimento di protesta, inizialmente innescato dall'aumento del costo della vita, si è rapidamente trasformato in manifestazioni diffuse contro il governo.
Le autorità hanno riportato oltre 3.000 morti, attribuendo le violenze ad "atti terroristici" orchestrati da Stati Uniti e Israele. Le ONG straniere, tuttavia, hanno denunciato una repressione che ha causato invece oltre 10 mila morti. "Ci impegniamo con tutto il cuore per superare l'inflazione, i problemi di sussistenza e la disoccupazione, e per garantire un futuro al popolo affinche' possa vivere con dignita' e orgoglio", ha aggiunto Pezeshkian.
Libano, media: nella notte nuovi raid israeliani nel sud del Paese
Aerei da guerra israeliani hanno effettuato una serie di raid nella notte sulle alture di Ali al-Taher, alla periferia di Nabatieh al-Fawqa e nella zona di Doha Kfar Remman, nel Libano meridionale. Lo scrive l'agenzia libanese Nna, secondo la quale gli attacchi hanno coinciso con bombardamenti di artiglieria intermittenti nei pressi di Doha, Kfar Rumman e Tallat Al-Dabsha, che sono proseguiti fino all’alba.
Cisgiordania: coloni vandalizzano villaggio palestinese vicino a Nablus
I media palestinesi riportano immagini di vandalizzazione, presumibilmente da parte di coloni israeliani, nel villaggio palestinese Usarin, a sud di Nablus, in Cisgiordania, in cui un veicolo e un abitazione in costruzione sono stati dati alle fiamme durante la notte. Su un muro inoltre sono presenti graffiti in ebraico con la scritta 'Vendetta, 30 per Benayahu', apparentemente in riferimento ai 30 giorni trascorsi dalla morte di Benayahu Mellet, agente di sicurezza dell'insediamento Gilad Farm, ucciso durante uno scontro armato tra coloni e palestinesi nell'adiacente villaggio di Tell il mese scorso. Non si segnalano feriti.
Lettera di 100 ex diplomatici francesi e britannici: “Israele accetti uno Stato palestinese”
Oltre 100 ex diplomatici francesi e britannici hanno affermato che la Palestina viene cancellata sotto gli occhi del mondo e hanno chiesto un intervento urgente, compreso un divieto commerciale e di vendita di armi, per spingere Israele ad accettare uno Stato palestinese.
La denuncia e' contenuta in una lettera congiunta senza precedenti, indirizzata al presidente francese Emmanuel Macron e al primo ministro britannico Andy Burham, che abbandona il linguaggio diplomatico accusando Israele di pulizia etnica e avvertendo che il mondo non considera più Israele una vera democrazia. Sostenendo che Gran Bretagna e Francia abbiano svolto un ruolo chiave nella formazione del Medio Oriente moderno e ricordando che entrambi i paesi hanno riconosciuto la Palestina come Stato nel 2025, i diplomatici affermano che i loro paesi hanno ora la responsabilita' di "fare fronte comune sulla linea di faglia fondamentale della regione: la parita' dei diritti per israeliani e palestinesi". La lettera è stata firmata da 52 ex diplomatici francesi e 50 ex ambasciatori britannici, molti dei quali hanno prestato servizio in Medio Oriente, ricoprendo incarichi di alto livello in Egitto, Iran, Bahrein, Israele, Siria, Turchia, Kuwait, Arabia Saudita e Qatar.
Tra i diplomatici britannici figurano due ex inviati alle Nazioni Unite, Jeremy Greenstock ed Emyr Jones Parry, e un ex direttore del ministero degli Esteri per il Medio Oriente, Edward Chaplin. Tra i firmatari francesi figurano Patrice Paoli, ex direttore per il Medio Oriente presso il Ministero degli Esteri francese, e Stanislas de Laboulaye, ex console generale a Gerusalemme. La lettera, consegnata al Guardian e a Le Monde, viene pubblicata due giorni dopo che il Regno Unito e la Francia, insieme ad altri nove Paesi, hanno condannato la pubblicazione da parte del governo israeliano dei bandi di gara per il progetto di insediamento E1, affermando che le abitazioni proposte "allontaneranno ulteriormente Israele dalla pace e mineranno la sua reputazione internazionale". Tale dichiarazione non conteneva alcuna minaccia esplicita di conseguenze, a parte un avvertimento alle imprese presenti nei rispettivi Paesi affinche' non partecipassero alle gare d'appalto, poiche' investire nella costruzione di un insediamento illegale potrebbe comportare ripercussioni legali e reputazionali. Il ministro degli Esteri britannico, Ed Miliband, ha descritto i bandi di gara per 1.200 abitazioni che divideranno la Cisgiordania come una minaccia distruttiva alla fattibilita' di una soluzione a due Stati e ha convocato la piu' alta diplomatica israeliana attualmente nel Regno Unito, l'incaricata d'affari Daniela Grudsky Ekstein.
In risposta, il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, ha promesso che Israele non rimarrà passivo, affermando che "il popolo ebraico ha il diritto di vivere in tutto Israele, così come il popolo britannico ha il diritto di vivere in tutto il Regno Unito". I diplomatici sperano che la loro lettera eserciti pressione su Macron e Burnham affinché impongano sanzioni specifiche a Israele, nel tentativo di mantenere viva la soluzione dei due Stati.
Tra i diplomatici e' in corso un acceso dibattito sulla possibilità che il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, attraverso provocazioni militari e politiche, stia cercando di spingere i Paesi a ritorsioni che possano favorire le sue possibilità di vittoria alle elezioni del 27 ottobre. Gli ex diplomatici sostengono che il riconoscimento della Palestina, ormai atteso da tempo, "deve concretizzarsi con azioni urgenti a tutela del diritto all'autodeterminazione dei palestinesi, poiché il governo israeliano cerca di distruggere ogni prospettiva di uno Stato palestinese indipendente, dimostrando disprezzo per la legge, le sentenze della Corte internazionale di giustizia e innumerevoli risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". "I nostri governi - si legge - hanno a cuore la sicurezza del popolo israeliano, cosi' come sono inorriditi dalla sofferenza del popolo palestinese sotto occupazione. Hamas ha commesso crimini efferati il 7 ottobre 2023, ma nulla giustifica la politica sistematica di Israele di distruzione di Gaza e della sua popolazione. L'affermazione di Netanyahu secondo cui Israele deve vivere di spada e' moralmente sbagliata e controproducente. Mette in pericolo la sicurezza di Israele e non lascia spazio alla negoziazione. Di conseguenza, il mondo non vede piu' Israele come una vera democrazia: non c'e' nulla di democratico nel privare gli altri dei loro diritti e della loro terra. "A Gaza, Un milione di palestinesi sono confinati nel 30% del loro territorio devastato, affamati, privi di medicine e di alloggi. Oltre 1.200 palestinesi sono stati uccisi dal cosiddetto "cessate il fuoco". A Gerusalemme Est e nel resto della Cisgiordania, le demolizioni di case palestinesi e la dilagante violenza dei coloni - con la complicita' dell'esercito e della polizia israeliani - equivalgono a una pulizia etnica. La Palestina viene cancellata sotto i nostri occhi. Questa politica di occupazione e distruzione si estende al Libano - dove molti villaggi sono stati rasi al suolo - e alla Siria. E' una macchia sulla coscienza dell'umanita', che richiede un intervento da parte del Regno Unito e della Francia".
Iran: “Hormuz resta chiuso, non riaprirà se gli Usa non cambiano atteggiamento”
Lo stretto di Hormuz "è chiuso e non riaprirà fino a quando gli Usa non cambieranno atteggiamento e rispetteranno i loro impegni": è quanto dichiarato da Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, ripreso dall'Irna. "Devono prima compiere azioni concrete", ha aggiunto in riferimento agli Usa.
Iran: "I Paesi che aderiscano alle sanzioni Usa saranno ritenuti nemici"
L'Iran afferma di considerare "nemico" qualsiasi Paese che partecipi alla "guerra economica" di Washington. "Qualsiasi Paese che partecipi all'imposizione di restrizioni economiche" contro l'Iran è "considerato un nemico", ha dichiarato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. "Dichiariamo a tutti i Paesi che ci circondano e a tutti i Paesi del mondo: non unitevi alla guerra economica condotta dagli Stati Uniti", ha affermato Rezaei alla televisione di Stato, dopo che Washington ha annunciato l'intensificazione delle sanzioni economiche volte ad aumentare la pressione su Teheran.
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