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Monday, September 28, 2026

Figc commissariata? Il futuro di Malagò passa dal parere di quattro giuristi: ecco chi sono e perché possono “orientare” il voto del Coni

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Figc commissariata? Il futuro di Malagò passa dal parere di quattro giuristi: ecco chi sono e perché possono “orientare” il voto del Coni

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Il futuro di Giovanni Malagò e del calcio italiano è appeso all’ormai famoso caso del mancato tesseramento. E ad un parere, anzi quattro: tanti sono infatti gli eminenti “giuristi riconosciuti nel mondo sportivo” – come li ha definiti il presidente Buonfiglio – a cui il Coni si è rivolto per avere basi giuridiche su cui decidere se commissariare o meno la Figc. Il loro nome fin qui è rimasto avvolto in un alone di mistero: sono Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno, Alberto Angeletti.

Il primo non ha bisogno di presentazioni: Scoca è un mostro sacro, uno dei maggiori esponenti italiani del diritto amministrativo del Novecento. Classe 1935, il nome da solo è una garanzia e proprio a ciò probabilmente serve la sua presenza. Coccia, che ha insegnato a Viterbo e adesso si dedica all’attività privata, si è costruito una carriera importante nel diritto sportivo, diventando uno degli arbitri più noti e rigorosi del Tas, il massimo tribunale sportivo internazionale. Conosce già il mondo della FederCalcio, di cui è stato vicecommissario dopo Calciopoli, nel 2006 con Pancalli, con delega alle riforme normative e alle questioni giuridiche. Gli altri invece sono due avvocati di “palazzo”: Medugno è uno degli storici legali di riferimento della Figc, patrocinandola in numerosi e complessi contenziosi sportivi e amministrativi, dunque uno dei più titolati a pronunciarsi sulla questione; discorso simile, soltanto in ambito Coni, per Angeletti. Si tratta insomma di quattro professionisti di storia e caratura differenti, ma di chiara esperienza.

Ciò che scriveranno nel loro parere sarà determinante per orientare le decisioni della Giunta. La materia è molto delicata: come raccontato più volte, Malagò non era tesserato per la Figc al momento della sua candidatura e questo è un requisito obbligatorio per ricoprire qualsiasi carica. Si tratta quasi di un cavillo, però il tesseramento è anche uno dei principi fondamentali su cui si regge l’intero ordinamento sportivo. La questione è emersa a seguito del ricorso dell’avvocato Miele (che aveva provato a candidarsi senza averne i requisiti), ed è stata poi investigata dalla Procura generale, che ha respinto la difesa d’ufficio della FederCalcio trasmettendo gli atti al Coni per le opportune valutazioni. La giunta dovrà decidere se il mancato tesseramento costituisce una “grave violazione amministrativa” sufficiente al commissariamento, per cui spinge forte la politica e anche una parte dello stesso mondo del calcio che ha già rigettato Malagò.

La responsabilità che incombe sulla giunta è pesante. Anche per questo il presidente Buonfiglio si è mosso con la massima prudenza possibile, chiedendo un parere legale di indiscutibile spessore (anche se forse soltanto quello del Collegio di garanzia avrebbe avuto il sigillo della incontestabilità, visto che lì finirebbe il contenzioso, ma non è stato possibile proprio perché l’organo deve già pronunciarsi sul ricorso di Miele). Nelle intenzioni, il documento firmato dai giuristi dovrebbe servire a sgombrare i dubbi: se Coni e governo non sembrano averne più (la strada del commissariamento è tracciata), un po’ diverso è per i vari membri di giunta, dove la conta è già cominciata.

Qui Malagò può contare soltanto su tre fedelissimi: il vicepresidente Massimo Di Paola (n.1 dell’equitazione) e Laura Lunetta (danza), che a loro volta rischiano il commissariamento per gli scandali che hanno travolto le loro Federazioni e che Malagò ha difeso più volte; e ovviamente la pupilla Federica Pellegrini (anche se da membro Cio deve stare attenta ai comportamenti istituzionali). Poi ci sarebbe l’altra vicepresidente Diana Bianchedi, che però non si sa ancora se potrà votare o anche solo presenziare, essendo fresca di nomina a capodelegazione proprio della FederCalcio (sarebbe un conflitto di interessi clamoroso, ancora si attende il parere dell’Anac).

Lo stesso problema potrebbe porsi però anche per Elisabet Spina, rappresentante dei tecnici, che è tesserata del Milan (è responsabile del settore femminile), società calcistica indirettamente toccata dalla questione. Sembrano scontati invece i voti pro-commissariamento di Juri Morico (presidente Opes, ente legato a Fratelli d’Italia), del rappresentante territoriale Marco Riva (vicino al ministro Giorgetti), e di Tania Cagnotto (il nuoto del “nemico” Barelli); gli altri si possono facilmente pescare tra dirigenti e atleti. Qualcuno potrebbe rifugiarsi nell’astensione, tentazione che serpeggia fra gli indecisi: pur non essendo necessariamente a favore di Malagò, temono di finire impelagati in un contenzioso (il ricorso è scontato, si finirà al Tar e al Consiglio di Stato), e di dover rispondere della loro decisione. Ma lo stesso rischio potrebbe porsi anche al contrario, se l’ente pubblico non si assumesse una responsabilità che è tenuto a prendersi. È stato agitato lo spauracchio del possibile commissariamento del Coni, in caso di mancato commissariamento della Figc, ma lo scenario appare poco probabile: per il governo sarebbe un provvedimento troppo invasivo e impopolare, a maggior ragione sotto elezioni. Servono 7 sì per commissariare la Figc. Anche per questo i pareri dei saggi saranno decisivi.

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