Dopo l’aeroporto intitolato, per Berlusconi manca solo la beatificazione!
Se vogliamo esprimere simbolicamente la parabola definitiva dell’Italia, verrebbe da dire dell’italietta, nel contrasto anche simbolico alle mafie e alla criminalità organizzata, è sufficiente vedere che cosa è accaduto allo scalo di Milano Malpensa qualche giorno fa: l’intestazione dell’aeroporto internazionale a Silvio Berlusconi. Siamo il paese che, in attesa del ponte sullo Stretto, che per ora negli anni con il fiume di denaro per progettazioni e consulenze ha meglio unito cosa nostra e ‘ndrangheta, per andare in aereo da Palermo a Milano o viceversa, si parte dall’aeroporto intestato ai due principali magistrati antimafia della storia d’Italia trucidati barbaramente da cosa nostra e dai poteri occulti del nostro paese con un vero e proprio colpo di Stato, e si atterra, o si decolla, in un aeroporto intestato ad un imprenditore, politico ed uomo delle istituzioni che ha avuto alle sue dipendenze un noto mafioso, che ha avuto relazioni dirette e indirette con esponenti della criminalità organizzata e che ha anche fondato il suo partito personale, dopo le stragi del 1992 e del 1993, con una persona poi condannata per concorso esterno in associazione mafiosa, il senatore Marcello Dell’Utri al quale ha lasciato in eredità una somma pari a circa trenta milioni di euro.
Un aeroporto intestato ad un pregiudicato che nella vita non ha certo brillato per essere un esempio di interprete della più rigorosa questione morale, mi riferisco all’etica pubblica, tale da essere ricordato, come memoria imperitura, al punto tale da dedicargli l’aeroporto di quella che una volta si definiva la capitale morale del nostro paese.
Non sono bastati più giorni di lutto nazionale al momento della morte, i funerali di stato con la presenza delle più alte cariche istituzionali, le strade, le piazze e gli uffici da intestare, addirittura un francobollo. A nessuno, nemmeno alle più belle storie che hanno fatto grande il nostro paese, è stato riconosciuto un tale tributo e peso formale e simbolico così importante. Nel nostro paese conta evidentemente per i poteri e ha quindi un valore formale e istituzionale più rilevante chi ha rappresentato nella vita il contrario dei valori della Costituzione, della legalità e della giustizia.
Il paese che ha anche così definitivamente certificato simbolicamente la sua normale devianza, gli onesti sono poveri fessi, o se va bene idealisti e visionari, uno invece come Berlusconi l’esempio da immortalare ed idolatrare. Manca solo un processo di beatificazione, che come si fa a questo punto da escludere, così anche il Vangelo, dopo la Costituzione, viene orribilmente calpestato. E non ne faccio certo una questione personale, l’uomo ha avuto anche, come ogni essere umano, le sue qualità, oltre i suoi dimostrati vizi nella vita pubblica.
A noi, idealisti, sognatori, romantici della vita pubblica e sociale, visionari e combattenti per la giustizia, non resta che non smettere mai di lottare e finanche di accrescere le azioni di disubbidienza etica: per quanto mi riguarda non potrò mai decollare dall’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo ed atterrare, o viceversa, all’aeroporto di Milano-Berlusconi. E con orgoglio rivendico che da sindaco di Napoli le intestazioni di luoghi della nostra città sono andate alle vittime delle mafie e che tra i cittadini onorari napoletani, nella prima città d’Italia a liberarsi dall’occupazione nazifascista nelle quattro giornate di Napoli del 1943, annovera Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia e da pezzi di stato, la cui strage è stata coperta dal più grave depistaggio di stato.
Essere partigiani anche oggi significa schierarsi, quindi fuori la mafia e la corruzione dallo stato, in modo da smetterla di sporcare la storia del nostro paese che merita ben altri simboli e testimonianze, che debbono essere di credibilità costituzionale, non certo di opacità e tradimenti.
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