Ex Ilva, Taranto divisa tra lavoro e salute

Taranto si trova di fronte a una storica spaccatura dopo la decisione della Corte d'Appello di Milano, che ha stabilito che la tutela della salute pubblica prevale sulla libertà d'impresa. I giudici hanno imposto lo spegnimento e il blocco definitivo dell'area a caldo dello stabilimento entro il 28 ottobre 2026, giudicando gli altiforni ormai obsoleti e incompatibili con l'ambiente circostante. La sentenza ha innescato un'immediata emergenza occupazionale, con le aziende dell'indotto che hanno avviato procedure di licenziamento collettivo per oltre 2.500 lavoratori. Domani, mercoledì 16, il Governo riceverà i sindacati a Palazzo Chigi per cercare una mediazione e disinnescare quella che le parti sociali definiscono una vera e propria "bomba sociale". La città resta divisa a metà: da un lato i lavoratori che difendono il proprio futuro economico, dall'altro i movimenti ambientalisti che chiedono la fine delle emissioni inquinanti e l'avvio immediato delle bonifiche. Ieri i sindacati hanno risposto con uno sciopero di 24 ore e duri blocchi stradali che hanno paralizzato la città ionica, revocati solo dopo la convocazione d'urgenza da parte dell'esecutivo.
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