Milano, il candidato sindaco (promotore dei comitati per Vannacci) si raffigura con la pelle nera: “Sono l’Obama italiano”
Blackface? Più probabile che si tratti di altro. Altissima considerazione di sé, questo sì. Si è definito “l’Obama italiano” e, grazie all’intelligenza artificiale, si è raffigurato con la pelle nera. Sullo sfondo, le guglie del Duomo di Milano. Lui è Salvatore Varano, commercialista calabrese, ras delle tessere di Futuro nazionale. Che, però, da quanto dichiarato da lui stesso, ha fondato un progetto civico, chiamato Orgoglio Milano, e si è candidato a sindaco del capoluogo lombardo. Evidentemente, abbandonando il partito di Roberto Vannacci. O forse no.
“Ho voluto scherzare sulla mia immagine” ha scritto, rappresentandosi “come un candidato sindaco di colore (sic). Una provocazione simpatica, naturalmente, ma anche uno spunto di riflessione su come cambiano le nostre città, la società e la politica”. E ancora: “Gli Stati Uniti hanno avuto Barack Obama come presidente. Perché non immaginare che un giorno anche l’Italia possa avere un presidente del Consiglio di colore (sic)? La storia cambia, le società si evolvono e il futuro non si può fermare”. Per Varano le società si evolvono, vero, ma il suo linguaggio è rimasto piuttosto antiquato. Sia come sia, il commercialista tiene a precisare che “per il momento mi candido soltanto a diventare l’Obama milanese della vignetta. Per il resto, vedremo cosa ci riserverà il futuro”.
Varano, classe ’71, si è fatto promotore, nei mesi scorsi, di circa 30 comitati di Futuro nazionale dalla Calabria alla Lombardia. Sentito da il Fatto Quotidiano, aveva dichiarato di voler fare il ministro dell’Economia, ritenendosi all’altezza del compito e, in subordine, di voler fare il sindaco di Milano. A giugno è stato condannato a cinque anni di reclusione, in primo grado, per fatturazioni false, in un’inchiesta che ipotizza un giro illecito di 85 milioni di euro girati in Cina. Lui, in tutta risposta, ha diffuso il suo casellario giudiziale, che risulta immacolato (le condanne vi compaiono solo quando definitive). Nel 2021 si candidò a Palazzo Marino con una propria lista civica e finì indagato per scambio elettorale politico-mafioso per aver avuto rapporti con un uomo vicino al clan romano del boss Michele Senese e con un altro uomo “probabilmente collegato ad associazioni criminali di tipo mafioso”, come si legge nell’informativa dei carabinieri. Iscrizione che, da quanto risulta, è stata poi archiviata.
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