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Wednesday, September 16, 2026

Kosovo, l’ex presidente Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra. A Pristina folla tenta di assaltare la sede dell’Ue, il governo: “Sentenza terribile”

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Kosovo, l’ex presidente Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra. Proteste in piazza a Pristina, il governo: “Sentenza terribile”

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Le Camere specializzate per il Kosovo (Ksc), tribunale speciale con sede all’Aia e sostenuto dall’Unione Europea, hanno condannato Hashim Thaçi a 25 anni di carcere per quattro capi d’accusa relativi a crimini di guerra (omicidio, tortura, trattamento crudele e detenzione arbitraria) e lo hanno assolto dall’accusa di crimini contro l’umanità. L’ex presidente, che lasciò la carica quasi sei anni fa proprio per affrontare il processo, era in aula ed è apparso impassibile durante la lettura della sentenza. Insieme a lui sono stati condannati altri tre ex capi dello Stato maggiore dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck): Jakup Krasniqi (25 anni), Kadri Veseli (18 anni) e Rexhem Selimi (13 anni).

I crimini contestati sono stati commessi durante la guerra per l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia tra il 1998 e il 2000. Secondo l’accusa, i 4 imputati facevano parte dello Stato maggiore dell’Uck e agivano con intenzione, consapevolezza e un controllo effettivo sul terreno. Il loro obiettivo comune era prendere il controllo dell’intero Kosovo attraverso arresti arbitrari, maltrattamenti, violenze, torture e omicidi. Secondo il giudice Robert Smith III, Thaçi “era a conoscenza” delle torture e delle atrocità inflitte dai miliziani dell’Uck contro “oppositori” e albanesi considerati “collaborazionisti”, e avrebbe partecipato personalmente ad alcuni di questi crimini.

Thaci deve inoltre affrontare un processo separato per accuse di intimidazione dei testimoni, che inizierà alla fine di questo mese. Da studente, Thaci era rientrato da quello che aveva definito un esilio politico in Svizzera per unirsi alla lotta del Kosovo per l’indipendenza. Durante il conflitto aveva ricevuto il soprannome di “Serpente” per la sua capacità di sfuggire alle forze serbe. Era stato accolto favorevolmente dai leader occidentali, che lo avevano invitato ai negoziati di pace del 1999 in Francia in qualità di direttore politico dell’Uck, e veniva considerato un leader in grado di guidare il Paese verso l’indipendenza.

In Kosovo i quattro imputati sono considerati da molti come eroi nazionali. Nel fine settimana migliaia di persone hanno riempito una piazza centrale di Pristina esponendo bandiere albanesi rosse e nere. Uno striscione recitava la scritta: “Nel nome del popolo, dichiarateli innocenti“. I ritratti dei quattro ex combattenti sono stati affissi in tutta la capitale accanto a un grande orologio digitale che scandiva il conto alla rovescia per la sentenza.

Centinaia di giovani si sono radunati nelle piazze di Pristina e nella centralissima Piazza Scanderbeg per seguire la lettura del verdetto in diretta su un maxischermo. Subito dopo l’annuncio delle condanne, la folla ha reagito sventolando bandiere dell’Uck e indossando magliette con lo slogan “La libertà ha un nome“. I manifestanti hanno intonato cori a favore di Thaçi e dell’Uck, cantando la canzone patriottica “Besa besë, për Kosovën jetën du me dhënë” (“Una promessa è una promessa, per il Kosovo do la mia vita”).

Il ministro degli Esteri del Kosovo, Glauk Konjufca, ha affermato che la decisione costituisce “una sentenza terribile per il Kosovo, per la nostra guerra di liberazione. Il Kosovo ha vissuto la guerra in prima persona, sappiamo cos’è la guerra dell’Uck e sappiamo che non c’era alcuna cospirazione criminale per danneggiare la popolazione. È una decisione triste, ingiusta e immeritata. È qualcosa che danneggerà gravemente sia la nostra narrazione (sulla guerra) che lo stato del Kosovo. Quando penso che la Serbia ha emesso l’atto d’accusa, che sono stati condannati a 15 anni in contumacia e che questo tribunale, presumibilmente in nome del popolo, ha emesso queste sentenze draconiane”, ha detto Konjfuca dopo aver lasciato l’aula del tribunale dell’Aia.

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