Antisemitismo, il padre della definizione dell’Ihra: “Il mio lavoro è stato strumentalizzato e usato contro la libertà d’espressione”
Il governo italiano vuole adottare, con il ddl 1004 già approvato al Senato, la definizione di antisemitismo data dall’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) e in vigore in diversi paesi, tra cui Usa e in Germania. Ma è lo stesso Kenneth Stern, ebreo sionista convinto e principale estensore nel 2004 della definizione in questione, che ne sconsiglia l’adozione in una legge ritenendola “pericolosa”. In una lunga e interessante intervista trasmessa su X del canale Officine Shaysu e riportata su Kritica.it, Stern, 73 anni, avvocato e attuale direttore del Bard Center for the Study of Hate, è molto chiaro: “Alimenterà un nuovo maccartismo”. Il maccartismo è la caccia alle streghe anticomunista, avvenuta negli Usa durante gli anni della Guerra fredda.
Nel 2004 Stern è stato il principale redattore del testo contenente la definizione operativa di antisemitismo. “Purtroppo – racconta – a partire dal 2010 circa, è stata utilizzata per cercare di reprimere la libertà di espressione. In origine era stata concepita per aiutare a monitorare il livello di antisemitismo in Europa in particolare, che a volte è legato a questioni riguardanti Israele. È stata utilizzata per affermare che se qualcuno viola ciò che la definizione stabilisce, in particolare riguardo a Israele, sta esprimendo antisemitismo. Non è mai stato inteso per stabilire se, quando qualcuno dice qualcosa su Israele che le persone percepiscono come contrario alla definizione di antisemitismo, tale affermazione sia antisemita o debba essere soppressa”.
“In Germania– racconta – dove la definizione dell’IHRA è stata adottata dal governo, l’hanno applicata agli ebrei che protestavano contro la guerra a Gaza, etichettandoli come antisemiti. Nel Regno Unito la usano per reprimere manifestazioni in cui si definisce Israele uno Stato di apartheid. Negli Stati Uniti è stata utilizzata in uno degli accordi dell’amministrazione Trump”. Nessuna definizione di antisemitismo “dovrebbe essere utilizzata da uno Stato per stabilire cosa sia lecito dire su questioni politiche e cosa no. Questo è maccartismo, ed è davvero problematico” sottolinea.
Intervistato dalla direttrice della rivista online Federica D’Alessio, Stern sostiene che non modificherebbe in alcun modo la definizione “rispetto a quanto previsto nel 2004”. Il problema, dice, “è l’uso della definizione contenuta nella legge per cercare di limitare la libertà di espressione politica. Sì, c’è la definizione di Gerusalemme, ci sono altre definizioni come quella proposta nel Progetto Nexus. Non credo che nessuna di queste dovrebbe essere utilizzata da uno Stato per stabilire cosa sia lecito dire su questioni politiche e cosa no. Questo è maccartismo, ed è davvero problematico. Non avrei mai pensato – conclude – che [il mio lavoro] sarebbe stato strumentalizzato in questo modo per colpire nuovamente la libertà di espressione. E ciò che mi preoccupa di più in tutto questo non è solo l’abuso della definizione, è l’abuso della legge e l’abuso della libertà di espressione”. Ed è proprio questo “che è davvero pericoloso”.
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