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Sunday, November 8, 2026

Ho visto nascere le autostrade siciliane e dico che siamo seduti su una polveriera

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Ho visto nascere le autostrade siciliane e dico che siamo seduti su una polveriera

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di Gaetano Failla

Alla mia età si passa molto tempo a osservare. E a me, che ho visto nascere le autostrade siciliane, oggi viene solo da pensare a quanto siamo seduti su una polveriera. Quando sento parlare di cantieri di “somma urgenza” e del surreale limite di 60 km/h sulla A20 Messina-Palermo fino a dicembre 2026, non vedo un’emergenza improvvisa. Vedo il crollo annunciato di una gestione fallimentare, che oggi cerca di mettere una toppa dove per cinquant’anni si è solo fatto finta di non vedere.

È mia opinione che il legame tra la fragilità strutturale delle nostre strade siciliane e l’attività tettonica nel Tirreno sia l’aspetto più inquietante. Mi viene in mente lo sciame sismico ancora attivo nella zona di Alicudi, con la scossa di magnitudo 5.5. Che effetto hanno avuto queste onde sismiche fino a oggi? Certo, non ci sono stati crolli immediati, ma le micro-sollecitazioni costanti agiscono su piloni e calcestruzzi già ammalorati da decenni di mancata manutenzione ordinaria. Lo scontro millenario e lo sbriciolamento della Placca Africana contro quella Euroasiatica è in corso sotto i nostri piedi, eppure le nostre autostrade hanno guardrail vecchi degli anni 70 e gallerie al buio.

Sopra la “somma urgenza” amministrativa esiste solo lo Stato di Emergenza Nazionale, ma qui si aspetta sempre che scappi il morto prima di muovere un dito. I controlli visivi dell’Anas e del CAS dopo le scosse dicono che tutto è percorribile, ma la verità è che i viadotti sospesi tra Villafranca Tirrena e Patti assorbono vibrazioni che accelerano il degrado interno dei materiali.

Da vecchio osservatore, però, lo sguardo mi cade anche altrove. Penso alla Siracusa-Gela, quell’autostrada promessa per il “futuro” e mai finita. Mi viene da pensare ai giunti del Cavalcavia di Cassibile. Strutture nuove, eppure già sgangherate e deteriorate prematuramente. Forse per scarsa qualità dei materiali? O forse per la fretta? Fatto sta che la Regione Siciliana è dovuta intervenire di recente, finanziando con altre “somme urgenti” di euro la riparazione di un’opera appena inaugurata.

A pensar male si fa peccato, diceva qualcuno, ma a me viene il forte sospetto che tutta questa improvvisa pioggia di milioni per “somme urgenze” caschi a fagiolo. Guarda caso, serve a farsi belli in vista delle prossime elezioni regionali del 2027, magari da affrontare con l’ennesima legge elettorale modificata a uso e consumo dei palazzi palermitani. I soldi che noi Siciliani abbiamo pagato, sono dispersi come l’acqua nella distribuzione idrica, finiti nei buchi neri dei contenziosi legali, nei debiti d’imposta del CAS e persino nelle truffe dei passaggi intascati ai caselli, come dicono le inchieste. E ora che il Ministero minaccia la revoca della concessione, si usano i fondi d’emergenza come spot elettorale sulla pelle di chi viaggia.

Io non voglio più stare a guardare in silenzio. È immorale chiedere un dazio per percorrere strade insicure e ridotte a perenni percorsi di guerra. Sostengo chi chiede di sospendere i pedaggi sulla A18 e sulla A20. Chiedo, da cittadino e pensionato, trasparenza totale sui cantieri aperti fino al 2026 e la fine di questa vergognosa politica delle toppe d’urgenza. Meritiamo sicurezza, non promesse elettorali da viadotti sgangherati. Se la Sicilia vuole arrivare ad essere parte dell’Europa tramite l’Italia occorre trovare la Strada dell’Onesta’.

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