La popolazione mondiale è destinata al declino: stiamo entrando in una nuova era
Nel 1960 un gruppo di tre autori, von Foerster, Mora e Amiots, pubblicavano un articolo sulla prestigiosa rivista Science intitolato: “La Fine del Mondo: venerdì 13 novembre 2026”.
Avevano trovato che la popolazione umana cresceva secondo una funzione matematica che l’avrebbe portata all’infinito (il “Doomsday”) nel 2026. Ovviamente, sapevano benissimo che questo non era possibile. Avevano usato quel titolo per portare l’attenzione sul fatto che, a quell’epoca, la popolazione stava crescendo molto rapidamente e in modo preoccupante.
Oggi siamo arrivati alla data preconizzata tanti anni fa. Come ovvio, l’“esplosione” della popolazione non si è verificata; sta succedendo esattamente l’opposto. Siamo arrivati vicino al punto critico in cui la fertilità globale scende al punto da non essere più in grado di rimpiazzare gli anziani che se ne vanno. Forse lo abbiamo già superato. Non era mai successo nella storia umana: stiamo entrando in una nuova era.
Attenzione: questo non significa che la popolazione comincerà a diminuire da oggi! Però significa che il declino è ormai ingranato nella struttura della popolazione globale e potrebbe cominciare entro qualche decennio.
Vediamo di spiegare come stanno le cose. Quando si parla di “fertilità” ci si riferisce di solito al “Tasso di Fertilità Totale”, “TFR” dai termini in inglese. E’ il numero medio di figli per donna; una grandezza stimata che misura quanti figli, mediamente, una donna che vive oggi avrà nel corso della sua vita. Si legge normalmente che la fertilità necessaria per mantenere stabile una popolazione deve essere circa 2,1, un po’ più di due figli. Esattamente due non basterebbe sia perché alla nascita ci sono leggermente più maschi che femmine, sia perché una frazione dei nuovi nati muore prima di raggiungere l’età riproduttiva.
L’effetto del calo del TFR non è immediato. Il numero di donne che fanno figli oggi dipende dalle nascite di venti o trenta anni fa. Il calo di oggi avrà effetto fra una ventina di anni, quando non ci saranno abbastanza donne fertili per mantenere la popolazione stabile. Poi, ovviamente, ci sono altri fattori: la mortalità e l’immigrazione. Ma se il TFR si mantiene sotto il livello minimo, non c’è niente da fare: prima o poi la popolazione deve diminuire.
Sulla base di queste considerazioni, in un recente articolo, Fernandez-Villaverde e Patrick Norrick suggeriscono che siamo già sotto il punto critico della fertilità globale. Siamo sulla strada di un inevitabile declino della popolazione.
Quando potrebbe cominciare il declino? Secondo le estrapolazioni delle Nazioni Unite, non prima del 2080. Ma altri modelli basati sulla dinamica dei sistemi indicano che potrebbe cominciare molto prima, entro un paio di decenni, o forse anche nel decennio in corso.
C’è poi il fatto che il TFR non è lo stesso in tutti i paesi. Oggi, quasi tutti gli stati industrializzati hanno un TFR ben sotto 2,1, forse con la sola eccezione di Israele. In alcuni casi, come in Corea del Sud, il TFR è addirittura sotto il valore di 1. In Italia siamo a 1.2. La popolazione italiana si mantiene approssimativamente stabile solo grazie all’immigrazione, ma diminuisce comunque.
Al contrario, molti stati non industrializzati, in particolare in Africa, hanno TFR maggiori del punto critico, anche molto maggiori, quindi la loro popolazione continua a crescere. Ma la tendenza alla diminuzione c’è anche per loro. Tenete conto anche che la mortalità infantile in quelle regioni è più alta, per cui bisogna che nascano più bambini per sostenere la popolazione.
E’ una cattiva notizia? Direi di no: con una popolazione in calo avremo bisogno di meno spazio, meno energia e meno risorse. Potremo gestirci un po’ meglio questo povero pianeta inquinato. Però, c’è sempre il rischio di esagerare con una cosa buona. Un declino molto rapido non si chiama più declino; si chiama collasso. Come sempre, la cosa giusta si trova a mezza strada.
Di questa storia potete leggere i dettagli nel mio ultimo libro La Fine della Crescita della Popolazione (2026). In un prossimo post poi vedremo di discutere le ragioni del calo della fertilità.
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