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Monday, September 28, 2026

Acconto Irpef, riduzione trattenute sulla busta paga di novembre 2026: ecco come chiederla

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Chiusa ormai la finestra temporale per l’invio della dichiarazione dei redditi, novembre è, come ogni anno, il mese nel quale i contribuenti potrebbero vedere in busta paga un importo più basso. Sullo stipendio (o sul cedolino della pensione) il Fisco applica infatti le trattenute per il secondo acconto - o l'acconto unico - delle imposte sui redditi (Irpef) emerse dal modello 730/2026. Dipendenti e pensionati possono però richiedere, entro il 12 ottobre, la riduzione, parziale o totale, se si accorgono che l’acconto calcolato sulla base della dichiarazione risulti troppo alto.

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Quello che devi sapere

I casi da rispettare

Nel prospetto di liquidazione del 730 compaiono gli importi della seconda rata o della rata unica dell’acconto Irpef che il sostituto d’imposta dovrà trattenere dallo stipendio. Il calcolo dipende però dai dati disponibili al momento della dichiarazione: nel corso dell’anno potrebbero essere subentrate delle novità alla situazione del contribuente che non giustificano tali importi.

Per approfondire: Manovra 2027, dal taglio tasse agli stipendi: costi e coperture allo studio del governo

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Alcuni esempi

Nel 2026, per esempio, il reddito può risultare molto inferiore rispetto a quello dichiarato nell’anno precedente oppure il contribuente, a parità di mansione, potrebbe aver lavorato per meno mesi. Fattori esterni possono poi contribuire a ridurre in modo sensibile il reddito ma a cambiare possono essere anche le condizioni alla base dell’imposta.

Per approfondire: Irpef e redditi dichiarati, chi guadagna di più in Italia? Il confronto tra categorie

Cedolare secca

La richiesta di riduzione o l'eliminazione del secondo acconto può essere fatta anche nel caso della cedolare secca laddove nel corso dell’anno sia calato il reddito frutto di locazione o il contratto sia cessato del tutto.

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Le scadenze da rispettare

Stando al calendario ufficiale della dichiarazione precompilata stilato dall’Agenzia delle Entrate, c’è tempo fino a lunedì 12 ottobre per comunicare al proprio sostituto d’imposta l’intenzione di modificare il secondo o unico acconto Irpef rispetto a quanto indicato nel 730. Sabato 10 ottobre è invece la data da cerchiare in rosso sul calendario per chi ha l'Inps in qualità di sostituto d’imposta. 

Chi non può fare richiesta

Da questa procedura sono esclusi i contribuenti che hanno presentato un 730 senza sostituto d’imposta oppure hanno inviato una dichiarazione tramite il modello Redditi. In entrambi i casi, il versamento del secondo o unico acconto Irpef va fatto tramite F24 entro il 30 novembre.

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La procedura

La richiesta non equivale a palesare un rifiuto nel pagamento relativo all'acconto sull’imposta. Spetta al contribuente operare una stima sull’effettivo dovuto per l’intero anno 2026 e indicare quale acconto sia ragionevole corrispondere. Un esempio pratico aiuta meglio a chiarire: se dal 730 emerge un secondo acconto da 2mila euro ma il contribuente ritiene che l’Irpef 2026 sia molto più basso e ipotizza un acconto "corretto" di mille euro dovrà chiedere al sostituto di imposta di trattenere quella somma. Nei casi estremi, esiste la possibilità di fare domanda per l’azzeramento di parte del tributo.

Come presentare domanda

In base al tipo di sostituto d’imposta cambia anche la procedura per la richiesta. Per chi ha l’Inps, l’istituto mette a disposizione sul sito il servizio telematico “Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino”. Dipendenti e pensionati possono provvedere all’invio diretto, accedendo con la propria identità digitale (SPID, CIE, CNS o eIDAS) nel sito o nell’app per smartphone e tablet Inps Mobile. L’Inps precisa che la scelta di versare meno di quanto indicato nel prospetto di liquidazione avviene sotto la responsabilità del contribuente. Mentre per chi ha il datore di lavoro come sostituto d’imposta andrà fatta una comunicazione specifica nel quale si dichiara di voler modificare il secondo acconto.

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Cosa succede in caso di errori

Come detto, la procedura non apre la strada alla cancellazione dell’imposta. Ipotizzando, dalle verifiche, un dovuto a fine 2026 superiore a quello versato, l'Agenzia delle Entrate comunicherà al contribuente la differenza da pagare. Di riflesso, la procedura potrebbe sgravare del tutto o in parte le trattenute fiscali nell’immediato sulla busta paga di novembre ma, se la stima non fosse corretta, c’è il rischio di dover versare la quota restante in un secondo momento.

Per approfondire: Pensioni, acconto Irpef ridotto o annullato. Come fare richiesta e le scadenze

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